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A volte i sogni si avverano.

Per noi ricordare Don Clemente Arricale significa ricordare parimenti Padre Salvatore Pacifico, senza dubbio i migliori sacerdoti di San Bartolomeo nell’ultimo mezzo secolo.

L’uno inscindibile dall’altro, fautori e dispensatori di bene in Italia ed in Sudan, Europa ed Africa.

Ed è singolare che due bellissime notizie che avrebbero reso felici entrambi siano state divulgate a distanza di pochi giorni.

Don Clemente ha sempre pensato che il forte bistrattamento della Valfortore sia dovuto ad una sua frammentazione regionale. Solo ora ci è apparso chiaramente manifesto come i confini regionali siano più divisivi del muro di Berlino. Ed un territorio diviso è preda di interessi famelici da parte di tutti.

Don Clemente l’aveva capito anni fa e da anni invocava l’unità della Valfortore mediante la proclamazione di San Giovanni Eremita quale suo Patrono.

L’ultima lettera del dicembre 2016 gliela battemmo al computer, dato il suo non saper usare le nuove tecnologie, anche se ne era affascinato. Nella lettera, inviata a tutti i vescovi nelle cui diocesi vi erano paesi della Valfortore: Benevento, Ariano Irpino, Campobasso e Lucera, egli chiedeva che San Giovanni Eremita venisse riconosciuto Patrono della Valfortore. In calce pubblichiamo la trascrizione della lettera.

Ebbene a sei anni dalla sua morte, il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha riconosciuto San Giovanni Eremita Patrono della Valfortore. I sogni a volte si avverano, siamo sicuri che da lassù il Rev. Arricale abbia continuato a lavorare e ora starà sorridendo soddisfatto.

Negli stessi giorni dell’annuncio su San Giovanni Eremita, il Papa nomina 21 nuovi cardinale, tra di loro l’Arcivescovo di Juba (Sud Sudan) Stephen Ameyu Martin Mulla. Padre Salvatore ha vissuto per oltre 40 anni in Sudan ed ha sempre applicato il principio l’Africa agli africani. Il suo sogno è sempre stato quello della formazione di un clero autoctono, che potesse aiutare lo sviluppo del paese, uno dei più poveri del mondo. Anche Padre Salvatore scomparso due anni fa, non è riuscito, in vita, a vedere realizzato il suo sogno, ma crediamo stia sorridendo a fianco del suo amico fraterno.

Ad Maiora Don Clemente et Padre Salvatore

A Sua Ecc. Rev. Felice Accrocca Arcivescovo di Benevento

e.p.c. A Sua Ecc. Rev. Sergio Melillo Vescovo di Ariano Irpino

e.p.c A Sua Ecc. Rev. Giancarlo Bregantini Arcivescovo di Campobasso – Boiano

e.p.c A Sua Ecc. Rev. Giuseppe Giuliano Vescovo di Lucera – Troia

Manifesto una mia convinzione già espressa durante gli esercizi spirituali svolti a Cassano Murge dal 24 al 28 ottobre 2016, che i vescovi della Valfortore con la collaborazione dei sacerdoti, dei sindaci ed amministratori e fedeli impegnati promuovano il progresso umano, morale e spirituale della zona. Sono convinto che l’arretratezza della Valfortore, formata da dieci comuni, circondata da montagne che raggiungono i mille metri, divisa in tre regioni (Campania, Puglia e Molise), guidata da quattro vescovi (Campobasso, Benevento, Lucera ed Ariano Irpino), favorisca la separazione ma non la collaborazione dei comuni:

  1. Tufara, diocesi di Campobasso;
  2. Castelvetere in Valfortore, legato nel passato alla zona pastorale del Tammaro, attualmente unita alla zona pastorale del Fortore da Mons. Serafino Sprovieri;
  3. Baselice, diocesi di Benevento;
  4. Foiano di Valfortore, diocesi di Benevento;
  5. San Bartolomeo in Galdo, nel passato diocesi di Lucera, dal 1983 diocesi di Benevento;
  6. Montefalcone di Valfortore, diocesi di Ariano Irpino (prov. Di Avellino);
  7. Roseto di Valfortore, diocesi di Lucera (prov. di Foggia);
  8. Celenza Valfortore, diocesi di Lucera (prov. di Foggia);
  9. San Marco la Catola diocesi di Lucera (prov. di Foggia);
  10. Volturara Appula, diocesi di Lucera (prov. di Foggia).

Da San Bartolomeo e dintorni, per raggiungere Benevento bisogna attraversare la strada provinciale più disastrata della zona fino a San Marco dei Cavoti.

La valle del Fortore ha bisogno di una superstrada sempre promessa, ma mai realizzata come l’ospedale civile, costruito dopo il terremoto del 1962 e mai aperto, mentre l’ospedale di Cerreto Sannita e Sant’Agata dei Goti, costruiti successivamente sono operativi. Quanti miliardi spesi inutilmente per San Bartolomeo, solo per arricchire tecnici e imprenditori, ma non per curare gli infermi.

Vi invio insieme con la presente, anche un mio appello datato 1965 che chiedeva la risoluzione di questi problemi. Dopo oltre mezzo secolo nulla è cambiato.

Molti uffici di San Bartolomeo: i vigili del fuoco, la Pretura, sono stati trasferiti altrove. La strada dell’Amborchia di km 2,3 costruita dal comune di San Bartolomeo in Galdo, ha agevolato il percorso stradale per raggiungere facilmente Foggia e Campobasso.

È auspicabile che San Giovanni Eremita, che risolse i problemi della povertà materiale mediante l’enfiteusi e la povertà morale e spirituale con l’evangelizzazione, sia proclamato patrono della zona della Valfortore per risolvere i problemi locali, senza farsi vincere dalla paura e dal disimpegno, come è stato affermato nell’incontro della Caritas nazionale svolto a Campobasso il 30 novembre 2016.

È augurabile che i Vescovi responsabili della zona, realizzino, come auspicato da Papa Francesco, un’opera a favore dei più bisognosi: che sia una casa di riposo per gli anziani, oppure accogliere i profughi che scappano dalle guerre.

Nella certezza che il Signore aiuti tutti a migliorare la vita,

auguro di cuore Santo Natale e fecondo Anno Nuovo

San Bartolomeo in Galdo, 21 dicembre 2016                          Don Clemente Arricale

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