
Nel 1846 il sindaco di SBiG era Don Michele Catalano, e non avevamo un fuochista pirotecnico, la Premiata Ditta Colarusso sarebbe arrivata oltre un secolo dopo e allora Don Michele dovette rivolgersi ai fuochisti celenzani Michele Leone e Francesco Iaroccia per festeggiare degnamente il nostro Santo Patrono San Bartolomeo Apostolo. Se la festa religiosa era il 24 del mese, la festa civile era il giorno successivo e pertanto don Michele, Leone e Iaroccia stipularono l’8 luglio 1846 un contratto per sparare oltre 800 colpi nella festività che sarebbe arrivata di lì a poco più di un mese.
Don Michele ci teneva a fare bella figura con i suoi paesani per lo più semplici contadini e non lesinò sulla mercede dei fuochisti stipulando un contratto da ben 55 ducati, 10 per i fuochi mattutini e 45 per quelli serali, solo due anni dopo su pressione dell’Intendenza di Foggia che chiedeva lo spurgo di due pozzi d’acqua vicino al paese per alleviare la sete alla povera gente, lo stesso Don Michele e il Primo Eletto Don Bartolomeo Crialese comunicarono a Foggia che le casse del Comune non potevano permettersi tali lavori.
Non c’è da meravigliarsi da che mondo è mondo l’assunto Panem et Circenses è una garanzia di governo, è probabile che se Don Michele non avesse fatto sparare i fuochi il 25 agosto la gente avrebbe protestato, ma ripetere un calvario ogni santo giorno per attingere un po’ d’acqua a pozzi sempre più lontani dal paese quando con pochi ducati se ne sarebbero spurgati ben due non avrà comportato nessuna protesta.
C’è da dire però, che Don Michele ci teneva ai quattrini del popolo di SBiG e nel contratto con Michele Leone e Francesco Iaroccia farà inserire tale clausola, almeno per quanto riguarda i fuochi mattutini: “Se lo sparo non sarà di pubblica soddisfazione allora invece di ducati 10 debbo contentarmi di soli sette”.
Non sappiamo se furono soddisfatti i villani di SBiG, ma possiamo ipotizzare dalla descrizione dei fuochi nelle quattro pagine allegate al contratto che i sanbartolomeani tornarono a casa contenti in quella serata di fine estate e fine festività.
In mattinata vi furono piccoli colpi di mortaletta, una “cortina batteria”, una barriera di fumogeni e 6 “sbriuzzi”, piccoli fumogeni a terra per continuare con l’effetto fumo, ma fu la sera che il Leone e il Iaroccia diedero il meglio.
Si partì con 6 candele romane, seguite da 24 fontane e due “rote raggianti”, si continuò con altre 7 fontane che inondarono il paese di colore argento, oro, turchino e rosso.
Si procede con 8 “carcassole”, per intenderci quei fuochi che arrivano altissimi in cielo ed esplodono in una cascata di fuoco, poi 8 “folgoroni” ognuno di una libra, ed ancora 14 fontane, altre candele romane fino ad arrivare ad un altro effetto speciale, un “golobbo meccanico” (globo meccanico) adoranto da ben 24 lumini, quando i lumini termineranno di bruciare ne verrà fuori una cascata rossa, e dopo il golobbo meccanico, il golobbo trasparente con lumini e cascate d’argento e dopo il golobbo trasparente il golobbo colordirosso, con ben 25 lumini e 15 fontane a colorar di rosso il paese, ed infine il “golobbo terracqueo”, ora scopriamo che non è una locuzione usata solo dalla Prima Ministra Meloni, ma oltre un secolo fa il Fiore e il Iaroccia lo scrissero su un contratto. Ed ancora 8 folgoroni mezzani, 20 fontane viola, oro e turchesi, ed ancora la “rota colorata”, il cipresso con tre lumini di compagnia ed infine il gran finale con 80 castagnole, 60 lumini rosso fuoco, 12 folgori, 42 fontane 30 sbrizzi, 6 “carcassi” i quali “schioppano innaria” lasciando cadere pioggia d’oro, bianca e rossa. Ed infine gli ultimi 8 scoppi “innaria”.
Fuochi terminati gli 8000 abitanti di SBiG tornano alle loro case, la festa è finita, Don Michele non ha badato a spese, i Leone e Iaroccia hanno meritato i loro ducati, non importa se poi dobbiamo andare a prendere l’acqua in capo al mondo, oppure vi sarà la diminuzione del flusso idrico, ciò che conta è la festa ed anche quest’anno il Santo è stato onorato.
Ringraziamo come sempre Cristina Giuliani erede Catalano per averci fatto leggere l’archivio famigliare.
In attesa del programma delle festività, perché verrà pubblicato siamo certi, buon San Bartolomeo a tutti.




