Una componente del Coro Polifonico di S. Bartolomeo Apostolo riferisce la sua esperienza… Il Coro Polifonico diretto da Gianna D’Onofrio è stato invitato ad animare la messa di Pietrelcina in onore della santificazione di P. Pio il 16 giugno del 2002. Si dice che l’intera creazione fu accompagnata da un suono, o da una parola pronunciata ad alta voce, o sussurrata o sospirata. Chi l’ha pronunciata forse ne sapeva e ne comprendeva il significato, o forse no. Il canto proviene da una fonte misteriosa, che riguarda la creazione tutta, gli animali e gli esseri umani, gli alberi, le piante e tutto quanto può udirla. Tutto ciò che ha linfa canta. Il canto è un linguaggio speciale che compie tutto ciò in un modo impossibile per la voce parlante. La canzone crea una consapevolezza non ordinaria, uno stato di trance, una preghiera. Certi suoni, come un rubinetto che sgocciola o la tromba di una macchina, possono metterci in ansia, e anche in collera. Altri suoni come il mugghiare dell’oceano o il vento tra gli alberi, ci colmano di buon sentimento. Ed è così che mi sento ora travolta dalle onde della commozione sospesa in un canto di preghiera. Il suono di un violino non mi procurerebbe fastidio, perché è lo strumento del direttore del mio coro Gianna D’Onofrio. Il Coro Polifonico di S.Bartolomeo Apostolo nasce circa quindici anni fa, io ho avuto l’occasione di farne parte nel dicembre del 1999, per il sacerdozio di Padre Salvatore Reino. Gli anni sono trascorsi scanditi da vari impegni: messe, matrimoni, rassegne corali. Nel coro ho trovato una famiglia, persone di tutte l’età e diverse tra loro, ma tutti disponibili a dare un po’ di se per cantare. La nostra insegnante ci rimprovera spesso per la puntualità e perché non sempre cogliamo le piccole sfumature musicali. Mercoledì scorso nella sala dove proviamo si respirava un clima di euforia, di esaltazione. La prima parola che ho sentito è stata ‘mondo visione’, così ho sorriso pensando ad uno scherzo. Ho realizzato in un secondo tempo che ciò che per me era impensabile era realtà. Il nostro coro è stato invitato per cantare la messa di Pietralcina in onore della santificazione di P.Pio il 16 giugno del 2002. Le nostre corali urla di gioia le sento ancora oggi, mentre le parole scorrono sul foglio ed io stento a crederci. Spesso dimentichiamo di essere uomini e come tali di avere dei limiti siamo malati di infinito e crediamo di essere eterni. A volte succede il contrario, pensiamo di essere incapaci di affrontare le sfide della vita. Il mio coro negli ultimi tempi stava attraversando quest’ultima fase. P.Pio ci ha ridato la gioia, la speranza e le nostre voci si sono unite all’unisono in un canto di lode. Avevo sentito parlare del Beato di Pietrelcina pregavo, ma ero scettica. Il 6 agosto del 1999 mio fratello cade da un muro di 4 metri ricoverato in rianimazione all’ospedale di Messina gli viene diagnosticato un ematoma cerebrale. I suoi mal di testa erano lancinanti e i dottori non davano mai buone notizie. Dopo un mese e mezzo nella sua stanza arriva Matteo un barista ferito alla testa, ma che ogni giorno recita a mio fratello il rosario di P.Pio. Passano pochi giorni l’ematoma di mio fratello si assorbe ed egli torna alla normalità. Sono stata a S.Giovanni Rotondo, a Pietralcina, sarà suggestione, ma la pace che ho respirato in quei luoghi è indescrivibile. Oggi ritrovo la sua immagine che veglia sul mio coro e ricordo una frase ‘Ogni nuovo giorno è un giorno in più per amare, un giorno in più per sognare, un giorno in più per vivere’.