Comincia il viaggio nella storia “L’insediamento di San Bartolomeo nel Medioevo” con i ‘Liguri’ La cittadina di San Bartolomeo in Galdo sorge in un ampio bosco allungato sul crinale che domina la valle. Le origini di questa cittadina sono piuttosto remote e in tempi antichi fu una rocca dei Sanniti. Infatti, nel passato, il promontorio rappresentava un posto di osservazione a guardia della sottostante vallata. Più di duemila anni fa, l’alta Valfortore rappresentava una delle ultime propaggini del Sannio Pentro, ai confini con la Daunia. A nord-ovest dell’odierna San Bartolomeo in Galdo sorgeva, in tempi remoti, un agglomerato urbano già allora fiorente, destinato a raggiungere sotto i Romani maggiore importanza con l’immigrazione forzata di una colonia di Ligures e a diventare un municipio. A conferma di ciò Livio racconta che nel 180-179 a.C. ebbe luogo, ad opera dei consoli romani Publio Cornelio Cetego e M. Bebio Tanfilo, la deportazione nel Sannio di 40.000 Ligures, più donne e bambini.
Qualche anno dopo ne furono deportati, prima a Napoli, poi nel Sannio, altri 7.000, ad opera del console Quinto Flavio Flacco. Una parte di essi, i “ Ligures Bebiani”, fu distribuita nelle terre dell’alto Sannio beneventano, e precisamente dai campi di Circello all’altopiano di Castelmagno, in territorio di San Bartolomeo in Galdo. È proprio in questo territorio che sono stati ritrovati reperti archeologici di grande importanza – frammenti di ceramica di età preistorica, monete di ogni genere e di ogni epoca, resti di fondamenta e di mura perimetrali, statuette, epigrafi, lucerne – i quali stanno a testimoniare più fasi abitative succedutesi nel tempo sullo stesso sito, dall’era preistorica all’età romana, dall’epoca feudale fino al secolo XV.