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È presente nei nostri boschi, si riaccende un atavico conflitto. Conosciamolo meglio e capiremo che così cattivo non è…

Il fantasma dei boschi è amato e odiato con uguale forza. È dai boschi di Roseto Valfortore e Biccari che si spinge sino ai boschi e agli incolti di San Bartolomeo per lo più nei pressi del monte Taglianaso.
Ha enigmatici occhi colore dell’ambra, scivola tra i tronchi senza far rumore e si affaccia furtivo tra le querce. Compare e scompare protetto dalla notte, lasciando solo vaghi indizi: un’impronta nel fango, l’eco di un ululato lontano, un’escremento tra l’erba, a volte i resti di una pecora o di un cinghiale abbandonati. È un cacciatore di grande astuzia, il suo olfatto che ha un ruolo essenziale nella ricerca della preda è 100 volte maggiore del nostro, ha un eccellente visione notturna e può udire un ululato emesso a 16 km di distanza. In una notte percorre anche 200 Km al galoppo e tocca i 50 Km all’ora.
Fondamento della vita sociale del lupo è il branco, formato in genere da una coppia dominante che è la sola a riprodursi, dai suoi figli ed eventualmente da altri membri subordinati. I cuccioli sono il centro della vita del branco, tutti i suoi componenti se ne occupano e li nutrono con carne rigurgitata.
L’azione coordinata dei membri del branco permette al lupo di cacciare animali potenti come il cinghiale. La preda viene divisa rispettando la gerarchia che vige nel branco e consumata interamente, pelo e ossa compresi. La comunicazione è essenziale per la coesione del branco, si espleta sia in atti e comportamenti che in suoni, primo fra tutti il caratteristico ululato.
Il lupo sta pazientemente tornando nei boschi dai quali era stato estirpato, questa volta ha la legge dalla sua parte.