Puoi leggerlo in circa 2 minuti :::

Un’altra tappa del viaggio nella storia dell’Istituto del Calvario e di mons.Pepe, questa seconda parte concerne la produzione culturale.

In una nota pubblicata sulla ‘Rivista di Filsofìa Neo- scolastica’ Pepe tenta di delineare il concetto di coscienza sulla base di una trattazione sistematica di un giovane professore, Oronzo Suma. Questi dimostra prima quel che non è coscienza (non è conoscenza, non è sentimento, non è attività) e poi ne definisce la natura.
Pepe parte dalla distinzione scolastica tra conoscenza sensitiva e conoscenza intellettiva, l’una pertinente ai fatti sensibili; l’altra all’ordine sopra sensibile. E a quest’ultima è riservato il nome di coscienza. È solo con Cartesio che i due ordini di fatti interni, sensibile e soprasensibile, vengono ridotti alla sola categoria del pensiero (cogito ergo sum). Da quel momento si parlò solo di stati di coscienza, colti dall’intuizione della coscienza stessa. Altri sostituiscono al pensiero, il sentimento, la volontà, l’impulso, l’intuizione; ma sempre sotto il segno dell’unificazione e confusione dei due ordini. Questa direzione punta a risolvere tutto, nella dinamica dell’Io che finisce col porsi al posto di Dio e del mondo (come nell’idealismo germanico). Pepe per evitare i possibili errori degli idealisti, cerca di determinare l’esatta natura della coscienza evidenziandone il tratto che le è proprio e che la distingue da ogni altra “funzione apprensiva dello spirito”. Il nostro autore sostiene che
“la coscienza è luce che per sé stessa risplende: essa non solo non presuppone nessuna altra luce, ma resta a traverso anche le altre luminose operazioni dello spirito, che ad essa potranno aggiungersi, portando anche maggiore chiarezza e distinzione (conoscenza, attenzione, riflessione), ma non mai sostituirsi” .
Pepe a conclusione della sua nota ammette che Suma con il suo lavoro ha arrecato un notevole contributo all’analisi psicologica della coscienza e riconosce inoltre che si è giunti ad una migliore precisazione del concetto di coscienza “come forma originaria e fondamentale di apprensione, distinta dalle molteplici altre determinazioni dello spirito”.