La vita scolastica a San Bartolomeo mezzo secolo fa

È interessante ascoltare i vecchietti che descrivono a puntino le cose di mezzo secolo fa… i placidi paesaggi, i boschi con le martore, il silenzio della notte, le varietà dei fiori che crescevano lungo i corsi d’acqua, il bianco della neve, i canti e le danze nei casolari nei momenti della mietitura e della vendemmia. La cosa che ricordano fin troppo bene raccontando della loro infanzia, è che a scuola andavano sempre di mala voglia.
Per le viottole di campagna, sotto il sole ardente o nella densa nebbia che consentiva di vedere a stento ad un palmo dal naso, sulla candida neve delle giornate gelide e per le sinuose verdi colline, attraverso incantevoli boschi e corsi d’acqua pieni di letizia, soli o a gruppetti si vedevano bambini vestiti in mille modi diversi, ma egualmente sconci, che con la cartella sulle spalle o con l’abbecedario e il quaderno sotto il braccio, facevano tantissimo cammino per recarsi a scuola e poi per ritornare a casa.
Le viottole brulicavano di bambini che s’accalcavano davanti alla scuola dove venivano accolti dai rispettivi maestri e maestre. Alla scuola di paese in un secondo momento si aggiunsero le scuole di campagna, volte a rendere meno complicata la vita dei bambini che vivevano nei casolari. Le scuole di campagna si trovavano nelle contrade di Castelmagno, Solfatara, Sant’Angelo, Setteluci e Marano. Nelle piccole scuole di campagna, la maestra all’inizio delle lezioni, suonava la campana tirando una funicella, per richiamare i bambini che arrivavano dai più lontani casolari. Dato che era impossibile percorrere quotidianamente lunghi tragitti in bicicletta o a piedi, l’insegnante doveva abitare nella scuola se c’era qualche cantuccio disponibile, o farsi ospitare da qualche famiglia di contadini. Se le maestre erano sposate e avevano dei figli, dovevano stare via di casa ed affrontare tanti disagi, così spesso decidevano di non sposarsi per non farne risentire alla famiglia.
Non era una vita molto facile, anche se, rispetto a tanti altri lavoranti, la maestra aveva un compenso migliore ed era molto stimata dalla gente.
Le scuole di campagna solitamente erano vecchie, scrostate e con aule strette, il crocifisso era sempre presente. Nella scuola quando c’era eccessivamente freddo le maestre si riscaldavano con il braciere, i bambini contrariamente battevano continuamente i denti dal freddo. Gli scolari sedevano su lunghe panche di legno, tutti vicini e stretti, sui banchi c’erano tanti buchetti con infilati i calamai contenenti l’inchiostro, nei quali si intingevano i pennini per poter scrivere. Nella scuola in paese gli scolari erano numerosi e le classi non erano miste, per le classi femminili c’era una maestra e per quelle maschili un maestro. Invece in campagna, spesso c’era una sola classe, mista e che comprendeva gli alunni di tutte le classi (1°-2°-3°-4°-5° e anticamente anche la 6° classe). Gli insegnanti erano, eccessivamente severi e bocciavano con una certa frequenza. Le punizioni erano particolarmente dure: bacchettate sulle mani, ritti dietro la lavagna, in ginocchio di fronte alla classe con le braccia alzate e volte finanche con ceci e fagioli sotto le ginocchia.
Gli alunni indisciplinati o ‘somari’ venivano mandati all’ultimo banco ‘il banco dei somari’ o dovevano scrivere tante volte sul quaderno o alla lavagna ‘io sono un asino’. Gli alunni più svogliati e indisciplinati, quando prendevano brutti voti o combinavano qualche birbanteria, venivano svergognati dalla maestra, che infilava loro sulla testa due grosse orecchie d’asino di cartone e li faceva fare il giro delle aule fra le grandi risate degli altri scolari. Alcuni vecchietti mi hanno raccontato delle scenette che sono restate impresse in maniera indelebile nella loro mente, scenette che messe insieme rendono un po’ l’idea della scuola di oltre mezzo secolo fa:
“…c’era una sola maestra, molto severa, che insegnava tutte le materie e ci faceva stare zitti, battendo la bacchetta sulla cattedra”;
“…al mattino presto infilavo nei piedidei vecchi scarponi con la suola appesa, afferravo la cartella di cartone e, di corsa, mi avviavo a scuola percorrendo tantissima strada a piedi. Appena giungevo a scuola, aprivo la cartella di cartone legata con una funicella, prendevo l’astuccio di legno contenente la penna con il pennino e mi apprestavo a scrivere, dopo aver intinto il pennino nel calamaio”;
“…per delle piccole birichinate finivo in ginocchio sui ceci, o prendevo fischiettanti bacchettate sul palmo delle mani.”;
“…a metà mattinata la ricreazione, durante la quale si guastava la merenda: qualche castagna bollita o delle noci, una mela o anche un pezzo di pane, poi giocavamo tutti insieme o a gruppetti a ‘sei pezzi’, a ‘uno in punta alla luna’ con la trottola di legno o con le biglie ” ;
“…la maestra era mezza guercia, aveva anche la bocca storta e spesso quando parlava sputava. Aveva anche un po’ di gobba e veniva sempre con un bastone che usava per appoggiarsi e per dare le bacchettate”;
“…le maestre erano molto severe e tutte le mattine controllavano se le mani erano pulite, se le unghie curate e il grembiule senza macchie, altrimenti si ricorreva alle punizioni che consistevano in bacchettate sulle mani o anche in ginocchio dietro la lavagna sopra ai semi di granturco”;
“…c’era disciplina, era tutt’altra cosa, ci si accontentava di poco, s’andava parecchio a piedi, non c’era tutto quel benessere che c’è oggi, ma non ci si pensava e ci sembrava bello in quel modo”.
Certo che oggi le scuole sono cambiate un bel po’!