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Si è riunito il consiglio generale della Comunità Montana del Fortore che, oltre all’assestamento del bilancio di previsione, ha finalmente eletto il presidente del Consiglio e integrato la giusta esecutiva.

Romeo Pisano, sindaco di S. Arcangelo Trimonte, sarà il presidente del consiglio mentre Bernarda Di Girolameo, Rosario Antonino, Camillo Giantomaso, Giovanni Caretti e Nicola Borrillo, andranno a far parte della giunta che da sette componenti passa a 13, presidente compreso. Era da tempo ormai che si attendeva questa svolta, ma che per ragioni, sembra, di accordi interni nella maggioranza, non si era mai giunti ad una decisione definitiva ed unanime. Attualmente la maggioranza in giunta resta dell’Udeur. I diessini, Donato Limongelli e Carlo Coduti, hanno manifestato il loro dissenso per come si erano gestite le nuove nomine, tanto da abbandonare l’aula consiliare in segno di protesta. Luigi Vella, sindaco di S.Giorgio la Molara, ha fatto notare la non rappresentatività del suo comune all’interno dell’organo esecutivo. Il presidente Bocchino dal canto suo si è limitato a spiegare che la rappresentanza in seno alla giunta è resa in virtù dei gruppi consiliari costituiti. Anche Vella a questo punto ha abbandonato l’aula. Accontentati dunque gli esponenti politici che miravano a queste cariche, anche se lo stesso consiglio generale, in modo sintomatico, ha rispecchiato lo stato di malessere che regna nell’ente e che non registra mai l’unanimità dei consiglieri presenti e concordi sia in seno all’assise che nella stessa giunta. Restano ora da scegliere quali consiglieri dovranno far parte delle commissioni, per cui evidentemente non essendoci stati accordi, si è deciso di rinviare questa discussione in assemblea. È passato invece il riequilibrio di bilancio e si è trattata anche l’annosa questione ex Castalda, la società che avrebbe dovuto realizzare l’impianto di riciclaggio rifiuti. Il fatto risale all’epoca in cui presiedeva il consiglio Casamassa, attraverso un accordo di programma tra Comunità del Fortore e Tammaro per la costruzione di un impianto che non è mai stato realizzato ma che ha fatto generare, pare, solo un lungo e costoso contenzioso ai danni delle stesse Comunità. «Con l’emanazione di nuove leggi – ha affermato Bocchino – non si è più realizzato l’impianto in quanto le comunità montane non avevano più competenza. La Fisia (ex Castalda) avrebbe chiesto ai due enti circa cinque miliardi, interessi compresi, pare relativi alla sola progettazione. Sembra invece che attraverso un accordo raggiunto tra società e comunità montane, la cifra sia stata ridotta a due miliardi e duecentomilioni da versarsi con anticipazione di cassa e successiva accensione di un mutuo nel prossimo 2004». Pare quindi che l’ente avrà una ulteriore rata da pagare annualmente, per alcuni anni a venire, rata pari a 40.000 euro. Michele Lombardo intanto sostituirà Giovanni Di Gennaro quale rappresentante del comune di Paduli in seno al consiglio della Comunità.

di C.A. da “Il Mattino”