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La decisione è stata adottata nel corsoi della recente seduta straordinaria. Ritenuta più idonea l’acquisizione del Palazzo Bibbò: dodici i voti favorevoli, tre quelli contrari.

A distanza di 12 giorni dalla precedente Assise, lunedì sera si è riunito di nuovo il Consiglio comunale, in seduta straordinaria e presieduto dal sindaco Donato Agostinelli. Presenti i 12 Consiglieri di maggioranza e tre di minoranza (assenti Pizzi e Cifelli). Dopo il varo dell’assestamento di Bilancio con i soli voti di maggioranza, il voto contrario di Boffa e le astensioni di Longo e Di Ionno, e la richiesta alla SARI dell’apertura di uno sportello di riscossione tributi comunali ed erariali, è stato trattato il provvedimento relativo al Museo di Castelmagno. L’argomento è stato introdotto dall’assessore Antonio Pio Mandrone e poi illustrato dall’architetto Franco Bove, che ha ribadito più o meno quanto detto dal suo predecessore. Mandrone ha ricordato che nel 2000 il Consiglio aveva approvato un programma di valorizzazione dei beni culturali stilato da Bove, ai sensi della Legge Regionale 58/74, in cui si individuava il sito archeologico di Castelmagno come risorsa significativa da valorizzare ai fini dell’istituzione del Museo. Il Consiglio, poi, aveva dato incarico alla Giunta di individuare un edificio del centro storico come sede del Museo e fu dato mandato agli architetti Bove e Ignazio De Lucia per la redazione del progetto. I due, nel presentare il progetto, proposero di acquistare e di restaurare l’ex Palazzo vescovile, prevedendo un costo di circa 500 mila Euro per i lavori ed un valore di esproprio di 123 mila Euro. La bozza di convenzione con i due professionisti, però, non fu mai sottoscritta. Il 24/03/03 la Giunta dava un nuovo incarico di progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva per lo stesso edificio all’ing. Carlo Camilleri, all’arch. Patrizia De Blasio ed al geom. Vincenzo Caroscio, senza che nell’atto deliberativo venissero richiamati gli atti precedenti, precisando che dovevano esservi esposti i reperti dell’area di Castelmagno risalenti al IV e V secolo a.C., ma non richiamando i resti del municipium dei liguri corneliani di almeno due secoli successivi. Il commissario prefettizio, il dott. Boniello, il 19/09/03 approvò il progetto preliminare del Museo con un importo dei lavori stimato in 669.500 Euro e con somme a disposizione pari a 496.996 Euro. Il giorno successivo veniva avviato l’iter procedurale, due giorni dopo del varo del progetto preliminare ed un giorno dopo la comunicazione dell’avvio del procedimento, lo stesso Commissario varava il progetto definitivo “primo stralcio”, senza aver atteso le osservazioni dei privati, cui era stato dato tempo sino al 16/10/03, e senza aver approvato in precedenza il progetto definitivo generale che consentisse di ottenere un quadro complessivo della funzionalità delle opere, per un importo dei lavori pari a 105.479 Euro e con accantonamento delle somme destinate all’esproprio pari a 200 mila Euro, in netto aumento rispetto alle valutazioni precedenti. Nella stessa giornata veniva varato il secondo stralcio del progetto definitivo, anche questa volta redatto dai professionisti citati pari a 503.932 Euro, di cui 236.239 Euro riservate alle spese generali pari a 270.752 Euro, di cui 236.239 Euro riservate alle spese tecniche, in misura superiore a quanto indicato dalle delibere di Giunta regionale del 2/07/04 in riferimento ai PIT. Le tre delibere riportavano in calce una nota di Boniello, che escludeva ogni onere a carico del Bilancio comunale con il conseguente mancato inserimento dei costi in esubero nella programmazione triennale delle Opere Pubbliche, e subordinava la validità di questi tre atti alla mancata presentazione di osservazioni da parte dei proprietari dell’immobile da espropriare. I proprietari del Palazzo presentavano ricorso al TAR il 2/12/03 asserendo che le procedure utilizzate dal Comune erano imperfette. Il TAR accoglieva il ricorso e fissava al marzo scorso l’udienza che, per richiesta delle parti, veniva rinviata a data da precisarsi. La Soprintendenza alle Attività e ai Beni Culturali, cui era notificato il progetto senza le specificazioni necessarie alla soluzione precisa del problema intervenuto, non dava alcuna risposta. Considerato che la sovrapposizione degli incarichi professionali ha prodotto un fondato dubbio di legittimità circa le procedure seguite e che le risorse finanziarie del PIP sono insufficienti, ed anche per altri motivi, per rimuovere con urgenza ogni ostacolo, il Consiglio ha deliberato di sospendere ogni procedura riguardo l’acquisizione del Palazzo vescovile ed ha ritenuto più idonea l’acquisizione del Palazzo Bibbò, delegando la Giunta ad avviare tutte le procedure necessarie. E così il Consiglio, visto lo studio di fattibilità ed il progetto preliminare elaborato dell’arch. Bove per conto dell’U.T.C.; vista la bozza di avviso per il conferimento di incarico professionale e alla luce di quanto su esposto, per motivi di autotutela, ha deliberato in merito. L’atto ha avuto 12 “sì” e tre voti contrari. Nella relazione dell’arch. Bove, è risultato che il Palazzo Bibbò è dotato di strutture già consolidate, di superfici più ampie e di rispondenza ai requisiti di accessibilità e di sicurezza. Esso ha un giardino ed ha una superficie di 640 metri quadri. Inoltre, l’arch. Bove ha suggerito che il Palazzo vescovile potrebbe essere acquistato, partendo da una nuova contrattazione, per destinarlo, alla attigua Parrocchia, ad archivio storico della Chiesa.

di B.C. da”Il Sannio Quotidiano”