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“”Addentrarsi nel centro storico di San Bartolomeo in Galdo e prolungando di pochi passi, fino all’imbocco di via Leonardo Bianchi, il consueto percorso della <stituzionale passeggiata> al Corso, ci si può fermare in corrispondenza dei prospetti principali della Chiesa Madre prima, e dell’Annunziata poi, per cogliere lo stato di consistente degrado che interessa gli antichi Portali delle due Chiese. Questi monumenti, forse gli unici testimoni superstiti della storia più remota del centro fortorino, e di un non trascurabile interesse artistico, risultano fortemente devalorizzati da una massiccia presenza di patatine nere superficiali; prodotti che nel tempo si sono via via depositati coprendo e mascherando i pregevoli elementi decorativi di tali opere. Incuriosito dal vistoso nerume, alcuni anni fa, analizzai, in uno studio sperimentale condotto sotto la direzione del prof M.Del Monte titolare della cattedra di Petrografia Applicata alla facoltà di Agraria presso l’Università di Bologna, i tipi e di prodotti di alterazione presenti sulle superfici di questi monumenti, giungendo ad una originale, e curiosa conclusione: <in contraddizione con quanto in primo luogo si poteva immaginare (per analogia per degradi apparentemente simili presenti su altri monumenti italiani), il degrado dei portali delle chiese di San Bartolomeo in Galdo, ironia della sorte, ritrova l’unico principale responsabile nella purezza e nell’ottima qualità dell’aria.>

Come si è giunti ad una simile affermazione?

Per stabilire la natura dei prodotti di degradazione dunque risalire alla causa principale del degrado, sia è primo luogo proceduto al prelievo di micro-campioni (frammenti di materiale litoide ed esili croste superficiali) con la premura ed il rispetto della necessità di intervenire il meno possibile sulle opere d’arte. Successivamente tali campioni sono stati sottoposti a scrupolose analisi di laboratorio, sfruttando sofisticate metodologie e potenti strumenti di indagine (diffrattometro a raggi X e microscopio a scansione elettronica), messi gentilmente a disposizione dal direttore del Dipartimento di Scienze della Terra e Geologiche-Ambientali dell’Ateneo bolognese. Le risultanze ottenute dalle analisi, hanno chiaramente evidenziato come le pietre dei portali a prevalente natura calcarea (calcareniti o calcari), sono interessate da una netta prevalenza del biodegrado rispetto all’azione assolutamente trascurabile di agenti inquinanti. Infatti le osservazioni al microscopio hanno permesso di individuare una forte abbondanza di licheni (simbiosi tra alghe e funghi) ancora viventi ed <in splendida forma>; sono proprio tali organismi principali responsabili della pellicola bruna dallo spessore di alcuni decimi di millimetri (100-200 mm) che ricopre le superfici dei monumenti. Semplificando si può dire che l’acqua di pioggia, scivolando sul tappeto lichenico, si arricchisce in acidi secreti dei funghi ed interagisce con le parti più superficiali dei manufatti, portando così ad una trasformazione chimico-fisica del materiale calcareo di cui sono costituite le pietre dei portali, e alla conseguente formazione di un nuovo minerale chiamato Weddellite (Ossalato biidrato di calcio) che costituisce oltre il 99% del materiale di cui sono formate le patine esaminate. 

Ma come si correla la qualità dell’aria con quanto detto sino a questo punto? Nelle atmosfere inquinate delle aree fortemente industrializzate, le patine di alterazione dei monumenti sono per la maggior parte costituite da gesso;  minerale che si forma per l’interazione con l’SO2, le superfici carbonatiche delle pietre le particelle carboniosa emesse in atmosfera dal traffico veicolare, dei bruciatori ad olio per riscaldamento, dalle industrie, ecc. Mentre nel caso specifico delle croste nere che interessano i portali delle chiese di San Bartolomeo, non è stata rilevata neanche in minima parte la presenza di gesso ma al contrario si è registrata una forte quantità di Weddellite, minerale legato alle funzioni vitali dei licheni, organismi indicatori di atmosfere pure in quanto molto sensibile anche a bassissimi tenori di SO2 in aria. Risulta dunque evidente che gesso e Weddellite sono da considerarsi antagonisti. A questo punto è intuitivo che la Weddellite, assieme alla presenza di licheni ancora viventi sulle superfici dei portali, indicano con certezza che la qualità dell’aria a San Bartolomeo in Galdo è ancora ottima, con valori di SO2 certamente molto bassi ed inquinamento decisamente scarso.

Articolo originale

Dott. Michele Barbato (geologo)