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Di valore storico sono la “Chiesa Madre”, consacrata l’8 luglio 1703 dal Cardinale Vincenzo Maria Orsini Arcivescovo di Benevento (poi papa Benedetto XIII) e dedicata a San Bartolomeo Apostolo, all’interno è a croce latina, ha uno splendido rosone in alto sulla facciata principale, due portali dei primi del secolo XV provenienti dalla Badia di Santa Maria del Gualdo in Mazzocca e la nuova “Porta in bronzo”, inaugurata il 1 febbraio 2009, che riporta in 24 formelle la storia dei grandi Protettori: S. Bartolomeo Apostolo e San Giovanni Eremita 2 ; la “Chiesa dell’Annunziata”, anch’essa ornata di un bel portale del 1498, attualmente chiusa al culto per i danni del terremoto del 1962; il Convento di Francescani e la Chiesa “Santa Maria degli Angeli” dei Frati Minori, architettura barocca di ispirazione spagnola, la cui costruzione risale al 1609 e consacrata il 6 ottobre 1630 dal Vescovo di Volturara Appula Mons. Tommaso Carafa.

Le altre chiese sono la chiesa dedicata all’ Immacolata Concezione detta comunemente “Chiesa Nuova” sorta nel 1742; la Chiesa di “Maria SS. del Carmine”, fuori Porta della Croce, edificata nel 1910 per opera dei fratelli sacerdoti Francesco e Matteo Catalano; la Chiesa del Calvario; la Chiesa di “Sant’Antonio Abate” (XVIII secolo); la “Cappella dell’Incoronata” su un’altura non lontano dal centro abitato e la Chiesa di “Santa Lucia”. E’ da visitare, nel cuore del paese, la Cripta della Cattedrale che ospitava delle sepolture che, recentemente riscoperte, hanno restituito un tesoro in ori e abiti che arricchivano le spoglie mortali dei Vescovi. Da vedere anche il vecchio Palazzo Vescovile, adibito ora ad abitazione privata, che si apre ad arco tra i due portali sacri della Cattedrale e dell’Annunziata, al cui ingresso è un’iscrizione latina: “Quis quis sive bonus, sive malus, tuto ingredere ad epum”. La cittadina è stata residenza di famiglie nobili, discendenti da antichi feudatari e lo dimostrano gli stemmi gentilizi che tutt’oggi restano sui portali di alcune abitazioni del centro storico. L’abitato, tra i palazzi antichi, annovera il rinascimentale palazzo del barone Martini o De Martino appartenuto all’Ordine dei Gesuiti e poi all’Abate Commendatario don Antonio Gurtler, le cui ampie e sontuose stanze erano decorate di begli affreschi. Il patrimonio storico-architettonico della cittadina si mostra abbastanza ricco. In San Bartolomeo in Galdo ebbe i natali Leonardo Bianchi (1848-1927), illustre scienziato che dedicò la sua esistenza al progresso della scienza e dell’umanità, partendo dalla scoperta della funzione del lobo frontale, sede dell’intelletto. Senatore del Regno, Ministro della Pubblica Istruzione e Magnifico Rettore dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli. A Leonardo Bianchi, illustre cittadino è stata intitolata la Scuola Media Statale, la Via Leonardo Bianchi (già Via Frentana) e il 10 luglio 2004 l’inaugurazione del “Monumento”, una scultura in bronzo, raffigurante lo scienziato, in piazza Municipio. La statua dell’illustre cittadino nel 2018 veniva rimossa e collocata lungo la via omonima, adiacente alla casa nativa, nella piazzetta a lui dedicata nel centro storico del paese. Il 14 maggio 2012, in omaggio a Leonardo Bianchi veniva intitolato l’Istituto Comprensivo di San Bartolomeo in Galdo che comprende i plessi della Scuola dell’Infanzia, della Scuola Primaria e della Scuola Secondaria di 1°  grado dei comuni di San Bartolomeo in Galdo e Baselice. San Bartolomeo in Galdo ha dato i natali anche allo scrittore Gianni Vergineo (1922-2003), storico e letterato, al quale il 27 dicembre 2009 è stato intitolato il Circolo Culturale “Gianni Vergineo” ed il 21 aprile 2012 la biblioteca comunale denominata “Gianni Vergineo”. Ai due illustri personaggi Leonardo Bianchi e Gianni Vergineo è stata posta anche una “Targa” alla casa natale, rispettivamente in via Leonardo Bianchi n. 134 ed in Largo Paradiso 10, nel borgo originario ora centro storico del paese. Altri figli illustri della nostra terra sono: Pasqualina Picciuto madre del pluricampione di boxe Rocky Marciano (1923-1969); il musicista Antonio Braca (1929-2009) maestro e compositore, accademico e giornalista; il Rev. P. Egidio Circelli dell’O.F.M. (1920-1989) organista, maestro e compositore di chiara fama; il Prof. Dr. Antonio Pacifico (1950-2005) cardiologo e scienziato di fama internazionale; il Col. Ernesto Boffa (1894 – 1989) Comandante del 185° Reggimento Artiglieria Folgore nell’epica battaglia di El-Alamein del 1942; Il Sergente dei Marines John Basilone (1916- 1945) “Distinguished Marines” 1943, eroe della seconda guerra mondiale e decorato con “Medal of Honor”, “Navy Cross” e “Purple heart”, con legami parentali ai Basilone della nostra cittadina. L’attuale assetto urbano di San Bartolomeo in Galdo ricorda certe fiorenti cittadine della provincia toscana, poiché il particolare impianto urbanistico della cittadina, con gli isolati divisi al loro interno, in senso longitudinale, da scoline (le cosiddette correnti) rimanda a modelli diffusi in Italia ed in Francia intorno alla seconda metà del XIII secolo. S. Bartolomeo in Galdo, del resto, già nel XIV secolo doveva avere una complessa organizzazione urbana se, come ricorda il Nardi, era riuscita a dotarsi di uno statuto Civico. Sicuramente il centro abitato ebbe una crescita considerevole tra XV e XVI secolo. Lo testimonia efficacemente il notevole numero di “case palazziate” realizzate in questo periodo, che posseggono in media ciascuna almeno 15 ambienti oltre ai sotterranei.

Il fattore che ha decisivamente determinato la progressiva crescita di San Bartolomeo in Galdo è costituito dalla rete tratturale che toccava il suo territorio. Ancora nella prima metà del XIX secolo si enumeravano ben 5 tratturi. L’insieme di questi antichi percorsi delle greggi determinava un sistema di scambi, di cui San Bartolomeo in Galdo occupava uno dei nodi fondamentali. Il paese aveva generato al suo intorno tracciati a raggiera che lo collegavano direttamente a tutto il sistema insediativo del Fortore, della Daunia e dell’Alto Tammaro. Il paesaggio, a sua volta, risentiva di una simile condizione economica e presentava boschi alternati a pascoli e aree coltivate. L’agglomerato urbano, dal dopoguerra ad oggi, si è andato sempre più espandendo soprattutto nella parte pianeggiante, che in direzione nord-est dopo alcuni chilometri è provincia di Foggia. Il paese, oggi, è circondato da fabbricati di recente costruzione, specialmente nella zona di nuova espansione “Ianziti”. Le occupazioni primarie degli abitanti sono l’agricoltura e l’allevamento , ma l’economia della cittadina ha avuto uno sviluppo in senso artigianale ed industriale, nonché del turismo. San Bartolomeo in Galdo è ben collegato con Puglia e con Molise, grazie alla superstrada Campobasso-Foggia. Una popolazione quasi dimezzata dall’emigrazione rispetto al periodo prebellico, allorché San Bartolomeo in Galdo contendeva ad altri il primato di comune più grosso e popoloso della Provincia. E’ possibile riscoprire la civiltà contadina grazie al museo della “Civiltà Rurale Sanbartolomeana”, in Vico II Supportico Chiesa. Una peculiarità di S. Bartolomeo in Galdo: ci sono diversi reperti che testimoniano l’evoluzione dell’orologeria pubblica a partire dal XV secolo. E’ di notevole importanza la Mostra (quadrante) dell’orologio meccanico a 24 ore sito sulla facciata del palazzo Rosa lungo Corso Roma. E’ possibile osservare un orologio detto “alla romana” con un’unica lancetta e numerazione a sei ore, quello della Chiesa dell’Annunziata, realizzato nel XVII secolo. Gli orologi solari presenti sul territorio (Convento dei Frati Minori e Corso Roma) sono andati distrutti. E’ sopravvissuta una meridiana rurale che si trova sulla torre di un casale in contrada Sant’Angelo ed è realizzata su pietra locale con numerazione araba. Manca l’indice delle ore. La cittadina ridente ed illustre è situata su una dolce collina, coperta di uliveti e frutteti e domina una verde vallata nella quale scorre il fiume Fortore, le cui acque in territorio pugliese formano la diga di Occhito. Soggiornare a S. Bartolomeo in Galdo è una evasione ecologica, una riscoperta della natura ed un rivivere sensazioni d’altri tempi.

Agosto 2010 (Aggiornamento Luglio 2019)

Prof. Salvatore Sgambato

Nota(2) Cfr. Fiorangelo Morrone “Culti Feste Religiosità popolare nell’Alta Valle del Fortore” – Arte Tipografica Napoli, MMII. Le feste dei Santi patroni. Con esclusione ovvia della celebrazione di Mazzocca del 24 giugno, due erano le feste patronali che si distinguevano maggiormente in Valfortore: quella di San Bartolomeo (24-26 agosto) e l’altra di Baselice (8-9 settembre). Verso il 1853 così Nicola Falcone descriveva qualche aspetto della Festa patronale di S. Bartolomeo in Galdo: “La festa che con maggior pompa si sollennizza è quella del protettore S. Bartolomeo…, in occasione della quale ha luogo una fiera che dura 3 giorni, accorrendovi molta gente de’ paesi convicini e lontani ancora; ciò che più magnifica rende la ricorrenza festiva…La sera della vigilia verso le due ore della notte un servente comunale accompagnato da tamburi e da pifferi dovea presentarsi alla porta di ogni casa, chiamarne ad alta voce il padrone ed augurargli felicissima la successiva festività. Il saluto veniva seguito da un applauso per mezzo degli indicati strumenti. Guai pel servente se avesse trascurato alcuno!”. Però già al tempo di Falcone l’usanza da alcuni anni era tramontata. Oggi la festa religiosa si celebra il giorno 26; nel pomeriggio vengono portati in processione per le vie del paese i due busti d’argento dei Santi protettori: l’Apostolo Bartolomeo e l’Eremita Giovanni da Tufara. E fino a pochi decenni orsono i due giorni precedenti erano riservati alla fiera-mercato.