Entro settembre il decreto commissariale: il piano mira a ridefinire ruoli e funzioni dei medici di Medicina generale, degli Specialisti e degli ambulatori e dei distretti pubblici e dei Pediatri di famiglia. I pilastri della rete saranno le Aft, Uccp, ospedali di Comunità e Strutture polifunzionali. IL PIANO

13 SET – Mentre il Piano ospedaliero, licenziato il 17 maggio scorso dalla struttura commissariale, è ancora a bagnomaria al ministero della Salute (tanto che gli atti aziendali degli ospedali messi a punto dai nuovi direttori generali sono già in vantaggio rispetto alla norma da cui promanano), i commissari ad acta per Sanità campana Polimeni e D’Amario, dopo alcuni mesi di lavoro affidato ad un apposito gruppo di esperti, confezionano l’annunciato Piano sanitario territoriale. Si tratta della seconda gamba su cui far camminare a passo spedito la Sanità campana e permetterle così di risalire la china del tortuoso sentiero che conduce dai piani bassi delle Regioni, cui oggi è confinata, alle vette auspicate dal presidente De Luca, sul fronte della qualità ed efficienza dei livelli di assistenza. Una strada che, tra l’altro, conduce fuori dal tunnel del piano di rientro.  Un piano territoriale alle battute finali, da integrare solo con l’ultimo tassello della medicina oncologica territoriale, prima di passare al vaglio degli organismi regionali e quindi tramutarsi in decreto commissariale.
Il piano, dunque, sarà operativo entro fine settembre e mira a ridefinire ruoli e funzioni dei medici di Medicina generale, degli Specialisti e degli ambulatori e dei distretti pubblici e dei Pediatri di famiglia individuando una rete i cui nodi saranno le aggregazioni funzionali territoriali (Aft), le Unità complesse di cure primarie, (Uccp), gli ospedali di Comunità e le Strutture polifunzionali per la salute (Sps) laddove queste due ultime articolazioni saranno vere e proprie nuove strutture da aprire sul territorio (sfruttando le dismissioni preventivate dal Piano ospedaliero) delle varie Asl e su cui ricadrà il primo livello assistenziale del servizio sanitario.
Per ora, fatte salve alcune sperimentazioni di Uccp nel beneventano (la cooperativa Samnium) l’unica cosa chiara resta la mission: ossia intercettare il fabbisogno di cure dei cittadini che oggi impropriamente si rivolgono agli ospedali, in particolare affollando i pronto soccorso (codici bianchi e verdi) e gli ambulatori di alta specializzazione dei grandi centri di eccellenza. Questi ultimi (come il Monaldi, il Pascale e i Policlinici), avrebbero il precipuo ruolo di accogliere pazienti solo in un secondo step, che definisce l’alta complessità, ovvero dopo che il quadro clinico sia già stato delineato e quando le cure primarie mediche e di piccola chirurgia non sono sufficienti a risolvere il problema di salute insorto.   

 

I temi
Assistenza primaria e continuità delle cure ma anche aderenza alle terapie, assistenza ai pazienti cronici e anziani e appropriatezza organizzativa del distretto: sono questi i temi affrontati dal Piano sanitario territoriale. Al territorio, dunque, spetterà rappresentare e svolgere appieno la funzione di filtro, presa in carico e cura delle cronicità e garantire percorsi diagnostico terapeutici assistenziali che garantiscano un approdo appropriato nei pronto soccorso cittadini oggi ingolfati per l’80 per cento da codici bianchi e verdi a nulla o bassa urgenza con il conseguente notevole dispendio di risorse e l’epifenomeno delle barelle.
Tutti nodi di cui si è occupato negli ultimi mesi e a più riprese il presidente della Regione Vincenzo De Luca in un momento in cui si profila il ruolo unico della Medicina generale e gli studi medici si avviano al funzionamento sulle 16 ore giornaliere mentre le diverse forme aggregative della medicina di base sono ormai pronte al salto di qualità per diventare il caposaldo di una riorganizzazione innovativa ed efficiente dell’assistenza primaria.

I nodi della rete

I nodi della rete saranno dunque costituiti dalle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), 1 ogni 30 mila abitanti, per un totale di 72 cui si aggiungono quelle pediatriche (1 per ogni distretto per un totale di 84). Entrambe funzionalmente collegate con le Uccp (Unità complesse di cure primarie) localizzate in ciascuna Asl (5 a Napoli) e che andranno a superare e sostituire tutte le forme associative della medicina convenzionata sinora realizzate in Campania. Obiettivo, assicurare un servizio h 24 che ingloba la medicina generale (ambulatoriale e domiciliare), la pediatria di famiglia, la guardia medica avviando il ruolo unico della Medicina generale per assicurare assistenza ambulatoriale specialistica,  infermieristica, ostetrica, tecnica, riabilitativa e sociale a rilevanza sanitaria. Qui saranno effettuate anche indagini diagnostiche di base con vari servizi di supporto. Ma partiamo dalle Aft: il loro compito è prendere per mano i pazienti e condurli nei percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali per le principali patologie croniche (diabete, scompenso cardiaco, ipertensione, bronco-pneumopatia cronica ostruttiva, nefropatie, sclerosi laterale amiotrofica, demenze ecc) con l’eventuale coinvolgimento delle strutture convenzionate. I pediatri saranno impegnati principalmente nell’attività di sostegno alla genitorialità in collegamento col Consultorio familiare, e nell’attività di prevenzione e gestione delle patologie croniche in età pediatrica. I finanziamenti? Deriveranno da indennità e incentivi attualmente erogati per l’associazionismo, collaboratori e infermieri di studio dei medici. Altre risorse saranno liberate dalla dismissione dei presidi ospedalieri di piccole dimensioni e utilizzate per acquisire beni necessari per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale.
La Uccp, di norma a sede unica (tranne nelle aree montuose o rurali e in quelle metropolitane), costituiscono uno dei nodi della rete dei servizi distrettuali, vera e propria Porta unica di accesso per prevenzione, screening, presa in carico globale del paziente fragile con un ruolo anche nei codici bianchi nei pronto soccorso. Ci saranno ambulatori dedicati per patologia tenuti dal medici di medicina generale e specialisti ambulatoriali che provvederanno anche alla integrazione con l’ospedale e alle ammissioni e dimissioni protette dando risposte al bisogno sociosanitario di natura complessa occupandosi anche di bambini e adolescenti con malattie croniche e rare in integrazione con i servizi ospedalieri.

Un altro tassello del puzzle assistenziale saranno gli Ospedali di comunità (una decina in tutto e solo a Teano già attivo), gestiti da medici di famiglia e infermieri dedicati a pazienti cronici e anziani. Infine le Strutture polifunzionali per la Salute (Sps) da ubicare in ospedali in dismissione (Bisaccia, San Bartolomeo in Galdo, Cerreto Sannita, Teano, ospedale San Gennaro, Procida, Pollena, Torre del Greco, Scafati, Agropoli e Sant’Arsenio) ospiteranno Uccp, postazioni del 118, punti di primo interevento, Psaut, Ospedali di Comunità, Rsa per anziani o disabili, Centri per le cure palliative, Hospice, Centri per il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare e altre strutture per cronici e rappresentano presidi strategici del Distretto sanitario, una forma organizzativa avanzata a complessità variabile e ad elevata flessibilità nell’ottica di intercettare i tanti accessi impropri al pronto soccorso e mettere la parola fine sul fenomeno delle barelle.

Un’assistenza territoriale capillare ed efficiente che alleggerisca gli ospedali e le strutture di pronto soccorso e consenta l’ottimizzazione e l’omogeneità assistenziale dei distretti sanitari campani dando ampio terreno alla medicina d’iniziativa e alla prevenzione da un lato e alla  fragilità e cronicità dall’altro, per una nuova logica dell’assistenza che sposti finalmente il proprio baricentro dall’ospedale al territorio.

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Fonte: Ettore Mautone – Quotidiano Sanità