Consultavo i registri parrocchiali dei decessi a San Bartolomeo. Visionando il registro del 1918, mi accorgevo che mancavano le registrazioni dei decessi di settembre, ottobre e novembre, per poi riprendere normalmente nel mese di dicembre. Che a San Bartolomeo in quei mesi non fosse morto nessuno? Eppure fino ad agosto i decessi erano in linea con gli altri anni: 81 morti, 10 decessi al mese di media, una proiezione annuale di circa 120 morti. Confrontando i primi otto mesi, mi accorgevo che ad aprile 1918 c’era stato un piccolo aumento dei decessi, e mi veniva in mente che il 1918 è stato l’anno dell’ultima grande pandemia mondiale: l’influenza spagnola. Mai nome fu più errato, la Spagna in questa pandemia c’entra come i cavoli a merenda. All’inizio di giugno 1918 i parigini, ignari dell’impatto devastante dell’influenza nelle trincee delle Fiandre e delle Ardenne, appresero che i 2/3 dei madrileni si erano ammalati nel giro di tre giorni, inoltre si ammalò di influenza anche il loro re Alfonso, ignorando la situazione di gravità nel proprio paese, ed ignorando che la malattia era presente in Francia, Inghilterra ed America da molto più tempo e con la complicità dei loro governi cominciarono a chiamarla “influenza spagnola”.

La pandemia di “spagnola” ebbe tre ondate di recrudescenza: primavera 1918, l’autunno seguente e la primavera del 1919. La prima ondata infierì leggermente su San Bartolomeo, avemmo un picco di 16 morti ad aprile, la terza della primavera del 1919 ci lasciò sostanzialmente immuni, l’autunno del 1918 fu una vera e propria catastrofe.

I numeri dell’influenza spagnola nel mondo sono ancora lontani da una stima reale, e forse non si addiverrà mai ad una precisa conta dei morti per evidenti difficoltà di calcolo, si può però affermare che la pandemia durante le sue tre ondate abbia contagiato una persona su tre in tutto il pianeta, portandone a morte una su dieci ma, la stima, secondo molti scienziati e statistici, è per difetto. Per aver un paragone ricordiamo che le due guerre mondiali hanno lasciato sul campo 90 milioni di morti, l’influenza spagnola, in una stima per difetto, ha ucciso nel mondo circa 100.000.000 di persone. Un numero così grande va oltre ogni possibile idea di sofferenza umana; anzi non riesce proprio a coglierla. È impossibile immaginare tutto il dolore contenuto in quella fila di zeri. Il più grande carnefice dei tempi moderni Iosif Stalin diceva che una sola morte è una tragedia, un milione di morti è una statistica. Vista in questa sequela di freddi numeri, la pandemia spagnola è davvero una statistica, eppure dietro ogni morte c’è una storia. Una delle tante riguarda il barbiere tedesco Friedrich Drumpf, che emigrato negli Stati Uniti ad inizio secolo, con i soldi guadagnati pensò bene di stipulare una polizza sulla vita, quella vita che perdette a causa dell’influenza spagnola. Con i soldi della polizza, la giovane vedova ed il figlio investirono in proprietà immobiliari e oggi il nipote di Friedrich è un magnate della finanza con una ricchezza stimata in miliardi di dollari: il suo nome è Donald Trump oggi Presidente degli Stati Uniti.

San Bartolomeo restò quasi immune dalla prima ondata, ma subì fortemente la seconda, e ciò per due motivi: tra la pandemia della primavera del 1918 e l’autunno dello stesso anno il virus andò incontro ad un piccolo ma mortale mutamento. Si era adattato più agli esseri umani e meno agli uccelli; il contagio arrivò a San Bartolomeo mediante i soldati che tornavano dal fronte della prima guerra mondiale ed erano stati tutti contagiati dall’influenza.

Al virus dell’influenza non occorre molto per mutare, bastano condizioni climatiche estreme, oppure la mano umana. Se accettiamo una delle ipotesi sulla formazione del virus mortale dell’influenza e cioè che la sua forma più grave si sia sviluppata in Francia sul campo di battaglia, dobbiamo ricordare che il fronte di guerra era inondato da sostanze chimiche, alcune delle quali l’iprite avevano effetti mutagenici, ossia erano in grado di indurre cambiamenti genetici negli organismi viventi, virus compresi. Ipotesi terribile se fosse confermata, fu la mano dell’uomo tramite l’irroramento di gas iprite a far mutare un “banale” virus influenzale nel virus mortale dell’influenza spagnola che ha determinato la più grande pandemia di tutti i tempi.

Uno dei sintomi dell’influenza spagnola era la formazione di macchie scure sulle guance e sugli zigomi che nel giro di poche ore si estendevano da un orecchio all’altro, ma la morte era dovuta a polmonite batterica. Il virus dell’influenza provocava lesioni all’apparato respiratorio e batteri opportunisti quali quelli che provocavano la polmonite aggredivano i malati, che sviluppavano in fretta difficoltà respiratorie che lì portavano al decesso.

Torniamo a San Bartolomeo. Nell’ottobre 1918 il nostro borgo era un mondo che conosceva i primi mezzi a motore, ma era molto più a suo agio con il mulo, che credeva contemporaneamente al medico e alle streghe. Se a New York gli emigranti avevano visto i grattacieli e il telefono, nelle casupole di SBiG si viveva come se fossimo ancora nel medioevo, senza energia elettrica, senza acqua corrente, senza bagno e in compagnia di animali di ogni genere. Era questo il mondo in cui esplose la pandemia.

Nel gennaio del 1918 i morti a San Bartolomeo furono 7, a febbraio 8, a marzo 9. Ad aprile mentre la pandemia aveva cominciato a mietere le prime vittime in Oriente, a SBiG le morti furono 16, erano i primi echi del contagio, il virus era più blando ed ancora non mutava pericolosamente. Nel mese di maggio le morti tornarono ad essere fisiologiche in rapporto alla popolazione, furono 9, a giugno si scese a 6, a luglio si risalì a 9. Agosto come tutti i mesi caldi fece registrare 17 morti, mentre i primi 20 giorni di settembre i morti furono 10.

Il 21 settembre morì una bambina Circelli Adelaide, un nome inconsueto per il borgo, e difatti questa bambina era nata 7 anni prima a New York ove i genitori erano emigrati e messo da parte un gruzzoletto di dollari, erano tornati a San Bartolomeo dopo aver acquistato un piccolo appezzamento di terreno, nello stesso giorno a distanza di poche ore morirono Benedetta Catullo di anni 80 ed una giovane nubile di 18 anni Circelli Maria Antonietta. L’influenza era arrivata anche da noi e imperversò per circa due mesi recando centinai di lutti.

Una caratteristica dell’influenza è che il periodo di maggior infettività precede l’insorgere dei sintomi, per almeno un paio di giorni le persone sembrano stare bene, anche se in realtà sono già malate. Nel 1918, chi avesse sentito un vicino o un congiunto tossire o lo avesse visto crollare a terra, poteva star sicuro che era già malato. Ed era già malato Michele Circelli di 16 anni, fratello minore di Maria Antonietta, che morì cinque giorni dopo la sorella il 26 settembre. Nella piccola casupola dei coniugi Antonio Circelli e Monaco Maria Carmela la morte sotto le spoglie dell’influenza spagnola s’era portata via due figli. Insieme con Michele quel giorno morirono anche due piccoli angioletti Donato La Vecchia di anni 6 e Concetta Del Buono di soli tre anni. La strage era cominciata.

Il secondo bambino che morì dopo Adelaide fu Fortunato Popolillo di soli tre anni, il 22 settembre.

Dal 26 settembre la morte non abbandonò più il nostro borgo, i decessi furono quotidiani, il 27 c.m. morì Carmine Agostinelli di anni 7, il 28 morì Angelo Circelli di 2 anni. A questo punto gli argini erano rotti e il contagio sparso per tutti i rioni. I morti colpivano i più deboli, cioè quasi tutti a SBiG, in particolar modo i bambini. In realtà ad indebolire gli abitanti di SBiG erano la dieta inadeguata, il sovraffollamento e la difficoltà ad accedere alle cure mediche. Non dimentichiamo che l’Italia era in guerra da tre anni e che la miseria già di per sé cronica, si fece intollerabile. L’influenza spagnola infieriva su chi era già allo stremo. Le bare bianche per i bambini già erano un lusso in tempi normali che pochi potevano permettersi. Ora che il legno scarseggiava per tutti, le spoglie gonfie e annerite dei defunti erano condotte al luogo della sepoltura avvolte soltanto in un sudario. E qui fiorivano le leggende nere. Molte volte ho sentito mio padre raccontare di una signora trasportata in quattro assi di legno al cimitero perché era creduta morta e la mattina seguente quando si andò a seppellirla la si trovò con il volto graffiato, la signora era stata chiusa viva nella bara. Il 30 settembre i morti furono 3: Bimonte Concetta di 60 anni, Anna Colabelli di 36 e Rosa Catullo di 33. Il mese di ottobre fu il più devastante per numero di morti, il primo morirono due bambini entrambi di 8 mesi: Maria Delle Donne e Donato Del Buono. Il 2 morì Concetta Cantone di 28 anni, moglie del muratore Alfonso Catullo di anni 29 che la seguì il 13 di ottobre. La febbre spagnola dopo i fratelli Circelli aveva distrutto anche la famiglia Catullo. Di solito il contagio e la morte avvengono in tempi più rapidi. Il 3 ottobre muore il piccolo Antonio Masella di 9 mesi figlio del barbiere Salvatore e di Lucia Reino, il 5 muore l’altra figlia la piccola Mariannina Masella di 3 anni. Dal 4 ottobre fino al 5 novembre si conteranno più morti al giorno. Il 4 si porterà via altri due bambini: Rosina Latella di anni 13 e Maria Circelli di un anno. Il 5 ottobre i morti furono ben 4, oltre a Mariannina, l’influenza spagnola entrò nella casa del negoziante Ambrogio Parisi e si portò via il figlio Michele di 7 anni e il successivo 16 ottobre morì anche il fratello Giuseppe di anni 10. Il 5 morirono anche la bambina Filomena Ianiro di 5 anni e l’anziana signora Maria Giovanna Masella di 67 anni. Il 6 ed il 7 ottobre l’influenza risparmiò i bambini, anche se insieme a due persone anziane morì il giovane Pasquale Minicozzi di 30 anni, sposato con Diletta Autullo. Il peggio doveva ancora arrivare: l’8 ed il 9 ottobre i morti furono 6, ben 3 bambini: Maria Grazia Bibbò di anni 2, Umberto Sgambato di anni 2 e Filomena Picciuto di anni 4. In quest’ultimo caso la spagnola non lasciò subito la casa dei coniugi Picciuto, e l’11 ottobre morì anche l’altro figlio Salvatore di anni 2. Il 10 ottobre insieme a Maria Rosaria Stelluto di 20 anni morirono altri due bambini: Iolanda Parisi e Antonio Carmine Cifelli entrambi di anni 8. L’11 ottobre i morti furono ben 6, tra di loro altri due bambini: Matteo Circelli di 1 anno e il predetto Salvatore. Il 12 ancora due bambini: Maria Rosaria Iannantuono e Pasquale Pepe entrambi di 4 anni. Il 13 ottobre fu una delle giornate più nere, ci furono ben 10 morti, sembrò che fosse arrivata la fine del mondo. Se fino ad allora ad essere colpiti dall’influenza furono i più deboli non solo fisicamente, ma anche socialmente, la maggior parte dei morti apparteneva alla classe contadina, il 13 la morte riprese il suo aspetto di livella e colpì tutte le classi. Morì il piccolo Angelo Maria di 7 anni figlio del contadino Francesco, ma morì anche l’anziana signora Maria Ruggiero di anni 60 moglie del possidente Ernesto Boffa, morì la piccola Maria Lucia di anni 5 figlia del contadino Domenicantonio D’Andrea, ma lasciò questa terra anche Michelina Canfora di anni 20 figlia del fabbro ferraio Michelangelo, morirono le contadine Maria Concetta Cinicolo di anni 18 e Mariannina La Vecchia di anni 35, ma morì anche il proprietario Giuseppe Antonio Codirenzi di anni 32. La morte entrò in casa dei coniugi Tomaso La Vecchia e M. Donata Ianiro portandosi via ben 3 figli, prima Orsola di anni 23, e poi dopo 3 giorni il 16 l’altro figlio Michelino di anni 4 ed infine Marietta di anni 9. Riesco ancora a sentire la disperazione ed il senso d’impotenza di questa famiglia.

Ora nella morte c’è una certa compostezza, ma qualche anno fa ricordo che nelle case del defunto oltre alla vedova c’erano altre donne vestite di nero che lo piangevano con alte grida e lamenti. Un rito ancestrale derivante dalle prefiche romane. Ricordo che a volte mi coprivo con le lenzuola il viso, ma le grida delle piangenti di qualche defunto vicino casa mi arrivavano comunque all’orecchio. Provate ad immaginare il 13 ottobre 1918 come poteva presentarsi il paese. Innanzi tutto c’erano diecimila persone stipate in 1/3 dello spazio attuale, l’aria in paese era già cupa per le notizie che arrivavano dal fronte durante la Grande Guerra, in molte case oltre alla spagnola, anche la Patria richiese un tributo di morte come la famiglia di Amato Passaro che nel giro di 13 giorni ricevette la notizia dal fronte della scomparsa del primogenito Peppino, che vide morire il figlio Salvatore di anni 10 il giorno 20 ottobre e il 3 novembre morì anche la moglie Maria Bambina Bibbò di anni 43 lasciandolo solo ad accudire agli altri 10 figli. Urla strazianti si innalzarono da ogni casa dove la spagnola aveva fatto visita, e il 13 ottobre in ben 10 case c’erano dei morti. Un unico immenso lamento che non cessò nemmeno il giorno successivo quando i morti furono altri cinque, tra di loro anche la bambina Ines Corleone di anni 4 figlia del pastaio Nunzio, qualche giorno dopo la febbre si portò via anche l’altro fratello Antonio di anni 7.

Dovettero essere terribili quei giorni di metà ottobre, la gente non sapeva più a che santo votarsi, ma vista l’impotenza dei medici di fronte alla pandemia, si riunivano in chiesa per pregare e chiedere il miracolo, ma la chiesa stracolma di gente fu un centro propulsore del contagio, il 15 ottobre i morti furono 4 tra di loro il piccolo Michele Catapano di anni 3 che raggiunse la madre Mariannina morte tre giorni prima, il 16 i morti furono 9 tra di loro anche Giovannina Catapano di anni tre che raggiunse il fratellino e la madre, la morte si accanì notevolmente verso il povero marito e padre Gennaro, il 17 morirono 4 persone tra cui tre bambini la già nominata Marietta La Vecchia, il piccolo Giacomino Ricci di anni 3 e il piccolissimo Antonio Minicozzi di anni 2. A distanza di poche ore, il giorno 18 morì anche la madre di Antonio Maria Bartolomea Moschillo di anni 26. I morti quel giorno furono ben 7. Quando la morte si accanisce contro qualcuno, in questo caso Michele Arcangelo Minicozzi marito di Maria Bartolomea e del piccolo Antonio, sembra non avere pietà, prima di lasciare la povera casa di Arcangelo si portò via anche l’altra figlioletta Maria Antonietta di anni 6. Il 19 i morti furono 8 tra di loro il piccolo Silvio Guercioli di 2 anni di padre e madre ignoti, la breve vita di Silvio non fu fortunata. Il giorno 20 i morti furono 5, la più “vecchia” Maria Leonarda Ricciardi di soli 17 anni. Il 21 fu un’altra giornata orribile altri 10 morti, la febbre entrò in casa dei coniugi Giacomo Franciosa e Anna Maria Curiale portandosi via il piccolo Michele di un anno e dopo quattro giorni la piccola Filomena di anni 6 e non risparmiò nemmeno la famiglia di Salvatore Masucci, portandosi via prima la figlia Carmela di 5 anni e dopo due giorni l’altro figlio Antonio di 8 mesi. Il 22 i morti furono 5, ben 3 bambini. Il 23 fu un’altra giornata di passione i morti furono 9, la piccola Antonietta Cifelli di mesi 4 appena affacciatasi alla vita, Maria Addolorata Vinciguerra di un anno. Il 24 i morti furono 5, tra di loro i piccoli Giuseppe e Carmine Pelosi di mesi 6 e due anni.

L’apice della mortalità fu toccato nei giorni 13 e 21 ottobre con 10 morti.

Il 25 i morti furono 4; il 26 furono 5 tra di loro 3 bambini, la più grande era Maria Concetta Stelluto di 5 anni. Il 27 ci furono altri 5 decessi. Il 28 l’influenza sembrò dare un segnale di regresso, i decessi furono solamente due. Sembrò un falso segnale poiché il 29 i morti tornarono ad essere 4. In realtà la fase peggiore era passata, il 30 e 31 ottobre si ebbero due morti al giorno. L’inizio del mese di novembre diede l’impressione di una recrudescenza, il 1 novembre i morti furono 5 tutti bambini la più grande Maria Concetta Gallo di 5 anni. Il 2 novembre altri 5 morti la più grande fu Maria Lucia Agostinelli di 19 anni. In due giorni morirono ben 10 giovanissimi. Il 3 novembre ancora 3 morti. Il 4 novembre forse per onorare la notizia della fine della Grande  Guerra la febbre spagnola diede una tregua a San Bartolomeo, ci fu un solo morto. Il 5 novembre i morti furono 2. Il 6 novembre per la prima volta dal 30 settembre ci fu un giorno senza decessi. Il peggio era passato, il 7 i decessi ripresero e si protrassero fino al 17, i morti furono 15. L’ultimo ad andarsene fu Pasquale D’Andrea di mesi 10, figlio di Giuseppe che raggiunse la madre Maria Agostinelli di anni 23 morta il 29 ottobre.

La pandemia era finita, per una settimana a San Bartolomeo non morì più nessuno. Il 24 novembre morì il piccolo Michele Paradiso di anni 3 ed il 29 la piccola Antonella Circelli di un anno. A dicembre i morti furono 12, il tasso fisiologico della nostra comunità in quegli anni.

L’influenza spagnola lasciò un paese devastato molto più della Grande Guerra, i morti in poco più di un mese e mezzo furono 195. Chi pagò il tributo maggiore furono i giovani sotto i 18 anni, ne perirono ben 108.

Il paese non fu più lo stesso.

Eminenti epidemiologi concordano che la domanda da porsi non è se ci sarà una nuova pandemia, ma quando ci sarà. Ed il numero dei morti dipenderà da come troverà il mondo.

Se escludo i pochi riferimenti di mio padre alla grande influenza del 1918, non ho mai ascoltato nessuno ricordare la pandemia, è come se SBiG avesse effettuato una rimozione del periodo più buio della sua storia recente. Credo sia necessario a distanza di 100 anni ricordare cosa avvenne a San Bartolomeo quel fatidico ottobre del 1918.

Ad Maiora Ariadeno

 

Questo breve scritto è stato possibile grazie all’Ufficio Anagrafe del Comune di San Bartolomeo in Galdo. Un ringraziamento speciale va alla Dott.ssa Amelia Stelluto per la grande disponibilità.