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Cammino della Valfortore e dei Monti Dauni settentrionali; sulle tracce di San Pio da Pietrelcina e di San Michele Arcangelo.

In principio fu Roma – Gerusalemme. Nel 490 d.C. si aggiunse la divagazione alla grotta dell’Arcangelo Michele sul Gargano. Il primo pellegrino di rango ad arrivare al Gargano fu Papa Gelasio I nel 493, poi arrivarono svariati papi, tra cui Celestino V, Giovanni XXIII, Woytila; re come Carlo d’Angiò; Imperatori, tra cui Ottone III ed Enrico II; nobili come Matilde di Canossa; immensi santi come Francesco d’Assisi.

Nel 990 Sigerico fu eletto Arcivescovo di Canterbury e recandosi a Roma per ottenere il pallio, descrisse il suo viaggio. Anche se era una strada consolare, possiamo datare la nascita della via Francigena da Canterbury a Roma al 990. Arrivati a Roma si proseguiva per Santa Maria di Leuca o per il Gargano e Siponto. Da Leuca ci si imbarcava per San Giovanni d’Acri, l’odierna Acri e si raggiungeva Gerusalemme, oppure ci si imbarcava a Siponto, si attraversava l’Adriatico e percorrendo la via Egnazia si lambiva Costantinopoli e si arrivava via terra al Santo Sepolcro. Anche in questo caso il Gargano con la grotta dell’Arcangelo era centrale.

Nel 1075 arrivò il Cammino di Santiago. Più tardi rispetto agli altri santuari di pellegrinaggio poiché in Al Andalus comandavano gli arabi. Ma come sempre succede, gli “ultimi saranno i primi” e quando oggi si parla di pellegrinaggio non si prescinde dal Cammino di Santiago.

Per decenni il Cammino di Santiago l’ha fatta da padrone nell’attirare pellegrini a piedi, ma lo scorso anno c’è stata la svolta. Nel 2018 a fronte dei 27009 pellegrini italiani censiti sul Cammino di Santiago, ben 32338 sono stati censiti sui cammini nostrani: Vie Francigene (Canterbury, del Sud, di Sicilia), Via di Francesco, Cammino di San Benedetto, Via degli Dei, Via Romea Germanica.

Come è facile intuire, la maggior parte dei cammini italiani lambisce il Gargano. La Francigena prosegue a Sud passando per Monte Sant’Angelo, i cammini di Francesco si collegano a Monte Sant’Angelo attraverso il cammino tracciato da Angela Seracchioli “Con le ali ai piedi”, eppure chi si è mosso velocemente intuendo la potenzialità del turismo/pellegrinaggio lento e sostenibile è stata la regione Emilia Romagna.

Se i cammini meridionali sono dovuti in gran parte all’intuizione di Angela Seracchioli (Con le ali ai piedi da Poggio Bustone a Monte Sant’Angelo), Angelofabio Attolico (Cammini Materani), Davide Comunale (Vie Francigene di Sicilia) e solo successivamente per alcuni si sono aggiunte le istituzioni con piccoli oboli. L’Emilia Romagna, fiutando l’affare è partita alla grande e pur non potendo contare su nessun pellegrinaggio storico a parte il tratto piacentino della Francigena, ha creato sul suo territorio un reticolo di cammini da far invidia alla Spagna: oltre alla già citata Francigena, l’Emilia Romagna ha promosso la Via degli Dei da Bologna a Firenze; la via degli Abati da Pontremoli a Pavia; la via di Linari da Fidenza a Lucca; la via Romea Strata, tratto da Ferrara a Roma; la via Romea Nonantolana, da Nonantola, passando per Vignola direzione Roma; la Piccola Cassia da Nonantola, Sasso Marconi, Fanano; via di Sant’Antonio da Padova a San Benedetto in Alpe; via Romea Germanica dall’Austria a Venezia fino a Roma; Cammino di Dante, da Ravenna a Passo del Muraglione; Cammino di Assisi da Sogliano al Rubicone, fino a Passo Serra e via fino a Roma; Cammino di San Francesco da Rimini a La Verna; il Cammino di San Vinicio da Dovadola fino a Passo della Cava.

L’Emilia Romagna benché non abbia storia dietro ai pellegrinaggi, ha provveduto con i denari.

Da noi qualcosa si muove, ma ancora poco. Non si riesce a vedere la potenzialità ed il ritorno economico dei cammini e del turismo sostenibile.

L’idea è banale e facilmente realizzabile, tracciare un Cammino della Valfortore e dei Monti Dauni settentrionali, da Benevento a Monte Sant’Angelo, toccando i luoghi di Padre Pio.

Non sarà la panacea dei nostri mali, ma tante piccole iniziative, ci potrebbero aiutare a resistere meglio a quest’ondata di spopolamento che sembra inarrestabile.

Mappa sentiero E1 da Capo Nord a Capo Passero.