Quando un lucano e un calabrese andarono sulla luna.

Tutti conoscono Armstrong, Aldrin e Collins. Nessuno o quasi, sa chi siano il lucano Rocco Petrone, e il calabrese Dario Antonucci.

Se i tre americani ebbero la possibilità di calpestare il suolo lunare, lo dovettero in gran parte ai due meridionali appena citati.

Rocco Petrone era figlio di poveri lucani, che emigrarono da Sasso di Castalda (PZ) in cerca di fortuna prima in Olanda e poi in America. Ma quando le cose vanno male nel Vecchio Mondo, non è detto che nel Nuovo Mondo ti vadano meglio, ed infatti il padre di Rocco, operaio delle ferrovie, morì in un incidente sul lavoro, lasciando la giovane vedova ed il piccolo Rocco ancor più poveri di quando erano partiti. Rocco si dette da fare per aiutare la vedova, consegnando, bambino, ghiaccio a domicilio. Ma l’America è sempre la terra delle opportunità per chi ha capacità e cervello e Rocco ne aveva da vendere. Realizzò l’American Dream, genio della NASA, fu colui che coadiuvò da Terra a Houston la missione lunare.

Dario Antonucci veniva da una masseria, non sua, di San Marco Argentano in Calabria. I suoi emigrarono in America quando lui aveva tredici anni e una carriera avviata di guardiano di pecore.

Ma l’America ti dava e forse ti dà ancora possibilità che in Italia te le sogni. E grazie alla sua bravura lo troviamo capo progettista degli strumenti di bordo dell’Apollo 11.

Se l’uomo è andato sulla luna, un po’ lo deve anche ai figli di poveri emigranti meridionali.

In America non vale il detto Prima gli italiani.