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LE DUE OPERE INCOMPIUTE

Tanto tempo fa, un mio grande amico sindacalista, oggi scomparso, mi confidò: «Caro Paolo, nella mia lunga esistenza ho cullato due grandi sogni per il mio caro paesello: l’Ospedale e la “Fortorina”. Dell’ospedale meglio non parlarne: è stata la più cocente illusione e delusione della mia vita; della “Fortorina” se ne parla dagli anni Settanta. Se devo mettere in conto altri 20 anni, il mio sogno credo che rimarrà una chimera, considerando che i lavori per la sua definitiva realizzazione sono fermi a San Marco dei Cavoti». Non è facile commentare questa amara confidenza “di speranze tradite”. Meglio non soffermarsi su questo tabù, per non infierire ulteriormente sui politici locali. Siamo nel 2019 e, come al solito, nella nostra Valfortore, tutto tace, tutto è fermo, siamo allo stesso punto di sempre, fermi su un’oasi deserta. Che cosa fare, per un vero cambiamento? In che cosa possiamo sperare? Ai margini di queste riflessioni, mi pare opportuno a questo punto ricordare le vicende relative a due fondamentali opere realizzate in passato.

                     LA SUPER-STRADA: “’Ä’ VÄRIANTË”

L’attuale circonvallazione (che le cronache locali del tempo ci dicono costò più di un miliardo di lire, ndr) si presenta ampia e scorrevole a chi la percorre. È lunga quasi due chilometri e permette – a quanti percorrono la statale Appulo-Fortorina proveniente da Campobasso e Foggia – di evitare l’attraversamento del centro del nostro paese. Idem per quelli che provengono dalla direzione opposta, ovvero da Benevento. Da essa si gode un panorama mozzafiato: se da un lato la strada affianca buona parte dell’abitato, dall’altro si affaccia su uno dei più suggestivi scorci della vallata del Fortore. «Siamo principalmente grati all’on. Fiorentino Sullo, che per primo finanziò i lavori, allorché nelle vesti di Ministro dei LL.PP. onorò della sua visita il nostro Comune, e a tutte le altre autorità che si sono interessate perché San Bartolomeo disponesse di una si importante arteria stradale». Così si esprimeva Alfredo Del Re, in un articolo comparso sul quotidiano Il Mattino di Napoli del 7 agosto 1969. Lo scritto riferiva che, finalmente, era stata aperta al traffico la “variante panoramica” o “superstrada” che «costituisce quanto di meglio oggi può vantare il nostro paese in fatto di grandi opere di interesse generale».

Ma torniamo indietro. Nella primavera 1962, durante la III legislatura (1958-1963), ai tempi del quarto governo Fanfani, l’onorevole Fiorentino Sullo (nato a Paternopoli, in provincia di Avellino, il 29 marzo 1921 e scomparso il 3 luglio 2000), in qualità di ministro dei Lavori pubblici, fece visita al nostro paese, e in piazza Garibaldi fu accolto festosamente dall’allora sindaco Aldo Gabriele (rimasto in carica dal 9 gennaio 1961 al 22 dicembre 1964). Con la Giunta comunale al completo e con le altre autorità tutte, tra due ali di folla plaudente, sfilarono per corso Roma dirigendosi alla casa comunale. Si racconta che, lungo la strada, il ministro chiese ai presenti: «Che cosa volete che faccia per voi? Sono pronto a qualsiasi vostra richiesta». E gli fu risposto: «Vulimme a’ variante». E variante fu, possiamo dire. Infatti, dopo contatti telefonici con il Ministero dei lavori pubblici, l’ordine di stanziare subito 500 milioni di lire, per l’inizio dei lavori, partì. Un doveroso ringraziamento, quindi, anche all’allora sindaco Aldo Gabriele (discendente di Antonio Gabriele, una delle sette famiglie “agiate primarie” riportate nell’elenco dei contribuenti del nuovo catasto detto “onciario” del 1753), per il costante impegno e l’opera di convincimento svolta per la realizzazione di questo importante manufatto.

Nota dolente Peccato che, pochi mesi dopo, alle elezioni politiche del 28 aprile 1963 indette per eleggere i componenti della IV legislatura (1963-1968), nel nostro Comune il ministro Sullo raccolse poche preferenze. I cittadini di San Bartolomeo gli preferirono di gran lunga l’onorevole Mario Vetrone (nato a Benevento il 26 gennaio 1914, scomparso il 3 ottobre 1981), appoggiato dai coltivatori diretti, a quei tempi vero serbatoio di voti della Democrazia Cristiana. Per la cronaca nella circoscrizione Benevento, Avellino e Salerno, la DC ottenne 375.564 voti pari al 42,41 per cento. Primo degli eletti è comunque lui con 123.452 preferenze (Mario Vetrone fu il quinto degli eletti con 60.925 voti).

                   LA STRADA GALESSA: L’AMBORCHIA

Di tutte le opere realizzate nel nostro paese, a nostro modesto parere quella più significativa – calcolando l’importanza che essa oggi riveste per la nostra comunità e quella di paesi limitrofi – è stata la trasformazione di una vecchia mulattiera di pochi chilometri in una veloce ”bretella” di penetrazione che collega San Bartolomeo alla SS. 17 e che permette quindi di raggiungere in pochissimo tempo la Puglia e il Molise. Stiamo parlando della strada denominata ʻAmbórchië, al centro del dibattito pubblico come la tanto decantata “Fortorina”. «Z’ passë o n’z passë p’ambórchië?» non è uno scioglilingua, ma il tormentone che spesso assilla chi deve raggiungere San Bartolomeo in Galdo arrivando dalle due regioni limitrofe, o chi dal nostro paese deve partire. L’ultima chiusura, per urgenti intreventi di sistemazione del manto stradale e dei muri di spinta franati in più punti è avvenuta nel febbraio 2017. È una strada di grande importanza, ma anche soggetta a frequenti criticità. Ripercorriamone la storia – una storia moderna dal sapore molto antico – partendo dagli inizi.  

a) Le origini prima del “tormentone” Intorno agli anni Sessanta per raggiungere Lucera e quindi Foggia bisognava percorrere la strada statale 369 “Appulo Fortorina”; dopo la contrada Marano iniziava un percorso accidentato di circa 14 chilometri (bitumato per la prima volta nel 1969), in leggera discesa, con pericolose curve a gomito ogni cento/duecento metri. Le frane, a quei tempi, erano sempre in agguato tanto che al posto di essere segnalate con appositi cartelli stradali, si preferiva installare pannelli con la scritta “Lavori in corso”, e dato che gli smottamenti erano frequenti, queste segnalazioni rimanevano per sempre piantate lungo il percorso. Dopo Volturara Appula (536 metri s.l.m.) attraverso un percorso accidentato questa volta in salita, si raggiungeva Motta Montecorvino (662 metri s.l.m.), comune sito in prossimità del monte Sambuco (980 metri s.l.m.). Dopo una lunga e impervia discesa di circa 60 chilometri, si approdava finalmente nei pressi del famoso (a quei tempi) rettifilo di Lucera. Era la fine di novanta interminabili minuti di viaggio.

b) Nuovo tracciato sulla SS. 17 Campobasso-Foggia Le cose cambiarono con i lavori del nuovo collegamento tra Campobasso e Foggia: in prossimità dello svincolo di Volturara, ci si immetteva sull’arteria a scorrimento veloce: dopo una serie di ponti che scavalcavano il torrente La Catola, sfiorava la cima di Coppa San Pietro (869 metri s.l.m.) e, con un traforo della lunghezza di circa due chilometri (la galleria “Passo del Lupo” nel territorio di Volturino) permetteva di raggiungere velocemente, nel giro di venti, trenta minuti, il comune di Lucera.

c) Inaugurazione nuovo tracciato Siamo all’anno 1972, la strada “veloce” viene inaugurata. Ma per San Bartolomeo il problema rimane sempre lo stesso: quei maledetti 14 chilometri che ci separavano dallo svincolo di Volturara, lì dove era possibile immettersi sulla nuova arteria. Tra la popolazione incomincia a serpeggiare una “pazza idea”: approntare una bretella, un raccordo che conduca direttamente alla Statale 17, sfruttando il vecchio tratturo Galessa. 

d) I primi passi Siamo quindi agli inizi degli Anni 70. A quei tempi, era in carica come sindaco Francesco Giuseppe D’Ariano. L’idea della bretella rimase nel cassetto fino al 1974, anno in cui venne eletto sindaco, per la prima volta, Raffaele Sepe. Il 10 dicembre 1974 viene riportata a mezzo stampa la seguente lettera: «Mi riferisco alla Sua del 8 settembre 1974 (n. 8457/AT/GL), per comunicarLe che questo Compartimento effettivamente sta provvedendo all’aggiornamento del progetto di massima e alla redazione del progetto esecutivo di una strada di collegamento della SS. N. 369 (San Bartolomeo in Galdo) con la SS. N. 17. La spesa prevista è di un miliardo. Sarà mia cura darLe appena possibile precise notizie sulle caratteristiche dell’opera». Questa lettera, scritta dal capo Compartimento ANAS di Bari, dott. ing. Giorgio Vicini, giunse nel dicembre del 1974 al senatore Cristoforo Ricci, che la rimise a sua volta al sindaco di San Bartolomeo, Raffaele Sepe… La “pazza idea” di cui sopra incomincia a prendere forma.

e) L’attesa dura un ventennio Passano gli anni, ma senza novità. Siamo rimasti fermi alla lettera dell’8 settembre 1974. Da quella data, nell’arco di un ventennio, si susseguirono sindaci eletti una sola volta come Nicola Latella, Antonio Mascia, Erminio Pacifico; altri eletti due volte come Francesco D’Ariano (1970 e 1980) e Giovanni Palumbo (1991 e 1993); chi addirittura tre volte come Raffaele Sepe (1974, 1977 e 1984). Quello della bretella, però, rimase un sogno. Di sogni e fantasie, ce ne furono tanti. C’era chi immaginava un tunnel che collegasse San Marco dei Cavoti a Foiano di Valfortore, e chi spese miliardi di lire per trasformare il progetto di una costruente piazza Bolivar (con giardini, panchine e fontana) nella costruzione di un… anfiteatro. Tutti inseguirono il sogno della “Fortorina”, ma a nessuno venne in mente di farla partire dal nostro paese e non da Benevento! Nessuno, però, si prese la briga di dare seguito a quella lettera del 1974 (o quel sogno venne accantonato di proposito?). Così, purtroppo, passarono 19 anni prima che la situazione si sbloccasse.

Piazza Simon Bolivar

f) La colletta e i comitati Come abbiamo già riferito, in zona Marano esisteva una vecchia strada denominata Galessa costruita a suo tempo su un tratturo intercomunale, denominato ʼambórchië, che permetteva in meno di tre chilometri di raggiungere il torrente La Catola, in prossimità della nuova superstrada Campobasso-Foggia. Una strada tra due regioni, di “confine” anche per quanto riguardava le competenze: i primi trecento metri a monte ricadevano sotto le cure della regione Campania, il resto, fino al menzionato torrente, sotto la giurisdizione della Puglia. Siamo nell’anno 1993, sindaco era Giovanni Palumbo (eletto, per la seconda volta, il 29 settembre 1991). Dopo aver pazientato per circa vent’anni, gli abitanti sono stufi delle continue promesse dei politici. Nacque spontaneo un comitato di volontari “Pro Amborchia” (con a capo il geologo Carmelo Cifelli e l’ingegner Antonio Pacifico) con lo scopo di vedere trasformato il vecchio tratturo in strada rotabile. In breve tempo, il comitato raccolse la cospicua somma di 50 milioni di lire, che servirono più che altro a ‘brecciare’ provvisoriamente il famigerato tratto, dopo aver provveduto al rifacimento di alcuni tratti di massicciata, con conseguente livellamento per incanalare l’acqua piovana, con il sostegno degli agricoltori confinanti con la strada. Alla fine dei lavori, i responsabili del comitato ebbero a precisare che tale iniziativa non rappresentava una sfida alle istituzioni, che non si trattava di voler realizzare privatamente quella che sarebbe dovuta essere un’opera pubblica: si era inteso andare incontro alle esigenze di tanti agricoltori che avevano difficoltà nel raggiungimento delle loro aziende agricole e nel trasporto dei loro prodotti. Nel maggiodel1994, il comitato organizzò un convegno introdotto e condotto da Giuseppe D’Andrea alla presenza di numerose autorità, tra cui il presidente della Comunità montana del Fortore Bruno Casamassa, quello della Comunità montana del Sub Appennino, Di Gioia, il presidente del comitato geologo Carmelo Cifelli, l’assessore della comunità del Fortore Latella e il sindaco di San Bartolomeo, Giovanni Palumbo. Fu stabilito che i succitati enti avrebbero finanziato i lavori per dare un assetto definitivo al tratto di strada, all’epoca – come già riferito – solo sbrecciato. Per la bretella “anti-isolamento”, era forse venuto il momento della verità. Ma bisognava attendere per scoprire se, anche in questo caso, i frutti di questo impegno sarebbero stati uguali a quelli raccolti in passato, ossia soltanto promesse.    

g) Anno 1995 Anno di svolta, grazie agli effetti della nuova legge elettorale. Per la carica di sindaco – di un Comune spesso ingovernabile – concorrono in quattro: Giandonato Colabelli-Gisoldi, Nicola Latella, Gianfranco Marcasciano ed Erminio Pacifico. L’elezione diretta porta al successo “l’homo novus” rispetto alle precedenti combinazioni: Gianfranco Marcasciano (voti 1.235, pari al 30,9 per cento) la spunta su Erminio Pacifico (voti 1.130, pari al 28,2 per cento) con uno scarto di 105 voti. «Il mio primo impegno è l’Amborchia», assicura il vincitore.  

h) 22 dicembre 1997, via libera ai cantieri Due anni dopo la sua elezione, il sindaco imprime una svolta nella vicenda della costruzione della nuova bretella. Con decreto, autorizza il geom. Donato Agostinelli (dell’ufficio tecnico comunale) e il geom. Nicola De Cristofaro (dipendente della Comunità Montana) a varare con procedure di somma urgenza i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria necessari a rendere transitabile il tratto stradale (chiuso con ordinanza sindacale) a partire dalla località Marano e sino al torrente La Catola. I lavori vengono appaltati dalla ditta Buccione per 300 milioni di lire; nessun onere a carico del Comune di Volturara Appula, che con nota del 27 novembre 1997 dà il necessario nulla osta per l’effettuazione dei lavori.

i) Anno 1998, il sogno si realizza La “pazza idea” di cui abbiamo parlato all’inizio, la fantasia che risale a quel ormai lontano 1973, dopo venticinque anni diventa realtà, grazie all’amministrazione comunale, in collaborazione con la Comunità del Fortore. I lavori ebbero un costo di circa tre miliardi di lire e consistettero, oltre che nella costruzione della massicciata e nella bitumazione, soprattutto in alcune palificazioni in cemento armato, nella posa in opera di varie centinaia di gabbionate e nella creazione di zanelle per lo scorrimento dell’acqua piovana. Nell’ultimo tratto si dovette superare anche l’ostacolo di un corso d’acqua tramite l’installazione al di sotto della massicciata di una tubatura in cemento. La strada, anche se percorribile, non fu aperta ufficialmente al traffico perché bisognava provvedere all’installazione della segnaletica e dei guardrail; soprattutto dovevano essere perfezionati i lavori per gli svincoli di entrata e di uscita nel tratto in cui la bretella andava a collegarsi con la superstrada Campobasso-Foggia. Ma gli automobilisti iniziarono a percorrerla ugualmente, senza badare alle potenziali infrazioni: la comodità e la lunga attesa avevano la meglio su tutto.  

l) Anno 1999 È l’anno del “Marcasciano bis”. La lotta è fra due liste civiche: quella denominata “Alleanza Popolare”, guidata dal sindaco uscente Gianfranco Marcasciano, e “Costruiamo il futuro”, patrocinata dal consigliere provinciale Donato Agostinelli. Sembrava una battaglia elettorale che doveva risolversi solo sul filo di lana, invece le elezioni del 13 giugno 1999 videro il netto successo del sindaco uscente Gianfranco Marcasciano, con uno scarto di oltre cinquecento voti (2.275 contro 1.763). «Il mio impegno continua. Priorità assoluta sarà il riassetto definitivo della nuova strada appena ultimata», annunciava il sindaco.

m) Gli ultimi lavori Eletto per la seconda volta, il sindaco Marcasciano, autorizza l’apertura del nuovo collegamento. Nel contempo, per dare all’opera un assetto definitivo (costruzione degli svincoli da e per Foggia e Campobasso, messa in opera dei guardrail, segnaletica stradale) e per far fronte alla spesa dei 600 milioni spettanti alla ditta vincitrice dell’appalto, con relativa delibera stipula con la Banca Popolare di Novara un mutuo di 500 milioni di lire rimborsabile in 10 anni, a partire dal primo gennaio 2001, con rate semestrali, con saggio al 6 per cento e facoltà di estinguere il debito anticipatamente. È il momento tanto desiderato, il sogno rimasto nel cassetto per quasi vent’anni si avvera. Onore e merito, quindi, all’amministrazione guidata dall’avvocato Gianfranco Marcasciano per aver soddisfatto le esigenze della popolazione tutta.

                           LE ALTRE AMMINISTRAZIONI

1) Elezioni del 14 giugno 2004 Con il 61,84 per cento vince la lista “Impegno per San Bartolomeo” che batte quella dei “Cristiani Popolari” (38,16 per cento). Nuovo sindaco è Donato Agostinelli, che rimane in carica fino al 2008. Anche sotto questa amministrazione, purtroppo, la Amborchia continua a essere protagonista: aveva bisogno di continui lavori di ripristino a causa delle numerose frane. La nuova amministrazione, intanto, continua a pagare le rate semestrali del mutuo lasciato in eredità da quella precedente. Viene rifatto completamente il manto bituminoso con la realizzazione di alcune paratie stagne; viene inoltre inaugurato lo svincolo per le auto che provenivano da Campobasso (ricordate le innumerevoli infrazioni al Codice della Strada per via di quella pericolosa svolta a sinistra?).

2) Elezioni dell’8 giugno 2009 Scarsa partecipazione: i votanti sono 3.767, ovvero soltanto il 52,74 per cento degli aventi diritto. Vince per un soffio la lista “Punto e a capo”, con 1.744 voti, seguita dalla lista “Alleanza Popolare”, 1.651 voti. Viene eletto sindaco, con una differenza di 93 voti, Vincenzo Sangregorio, di anni 36 è il più giovane sindaco eletto direttamente dalla popolazione. Si può dire che, nell’arco di tutto il mandato, l’amministrazione non ha operato nessun intervento urgente, tranne qualche piccolo riempimento di buche. I lavori più consistenti sono stati realizzati dal Comune di Volturara Appula: quelli citati all’inizio di questo racconto, con una spesa di circa di 300 mila euro. Sono comunque stati saldati fino alla fine del 2010 i pagamenti del famoso mutuo del 2001 contratto dell’amministrazione Marcasciano. È l’amministrazione che ha il merito di aver fondato il premio “Rocky Marciano” assegnato a persone originarie di San Bartolomeo che si sono distinte nell’esercizio delle loro attività e professioni, dando quindi lustro al paese.

3) L’anno del “Marcasciano ter” A volte ritornano, si potrebbe dire. Dopo la sconfitta subita nel 2009 a opera della lista “Punto e a capo”, guidata da Vincenzo Sangregorio, Gianfranco Marcasciano torna prepotentemente sullo scranno più alto del nostro municipio. Le elezioni che si svolgono il 25 maggio 2014 hanno i seguenti risultati:1.880 voti (il 57 per cento) la lista “Alleanza Popolare” batte quella di “Punto e a Capo” guidata da Matteo Garofalo, che si ferma a 1.420 voti di preferenze. Purtroppo la nuova avventura di Marcasciano nelle vesti di primo cittadino si interrompe prematuramente, come da comunicato della Prefettura di Benevento dell’8 agosto 2016: «A seguito delle dimissioni rassegnate da sette consiglieri comunali di San Bartolomeo in Galdo, il Prefetto Galeone ha avviato il procedimento per lo scioglimento del Consiglio comunale del predetto Ente. Nelle more dell’adozione del provvedimento di scioglimento, con proprio decreto il Prefetto ha sospeso il Consiglio e ha nominato Commissario prefettizio per la provvisoria gestione dell’Ente il dr. Vincenzo Lubrano, Viceprefetto in servizio presso la Prefettura Ufficio Territoriale del Governo di Caserta».

4) Elezioni dell’11 giugno 2017 La lista “San Bartolomeo 2.0 Si Riparte” ottiene 1.767 voti contro i 1.218 della lista “Alleanza Popolare” guidata da Giovanni Buccione. Viene eletto sindaco Carmine Agostinelli, figlio dell’ex sindaco Donato (eletto nel 2004). Il 41enne neo-eletto è il secondo più giovane eletto dopo l’ing. Vincenzo Sangregorio.

             UN SOGNO INFINITO CHE DURA DAL 1974

Dalla lista delle “infinite promesse” Tra le mie scartoffie ho ritrovato un comunicato stampa del 1974; ne riporto il testo: «Il direttivo sezionale della Democrazia Cristiana di San Bartolomeo in Galdo, riunitosi in seduta straordinaria, unitamente al gruppo consiliare D.C., ascoltata la relazione del segretario della Democrazia Cristiana di San Bartolomeo in Galdo, dott. Raffaele Sepe, sull’esito dell’incontro avuto al nucleo industriale di Benevento il giorno 7-4-74, con autorità politiche e amministratori dei Comuni del Fortore, relativamente alla costruzione della superstrada “Fortorina”, chiede che in forma esecutiva e definitiva, il tracciato della costruenda superstrada sia quello che da Benevento, attraversando a mezza costa la zona di Fragneto-Reino, raggiunga poi l’altro versante della montagna a mezzo di un tunnel, eliminando così la quota 1.000 di Casone Cocca e che conduca poi dal Ponte Sette Luci di San Bartolomeo alla superstrada Campobasso-Foggia all’altezza del Ponte Tredici Archi, per continuare verso la zona industriale di Termoli: impegna i propri uomini politici, l’on. Mario Vetrone, il sen. Cristoforo Ricci, l’assessore regionale Roberto Costanzo, il questore regionale Gennaro Melone, affinché tale opera venga realizzata, per lo sviluppo socio-economico della Valfortore e per ridare al cittadino sfiduciato la forza di ancora credere nelle istituzioni e nei propri uomini».

Sono quarantacinque anni che aspettiamo, e per il nostro paese è ancora notte fonda: i lavori sono fermi in quel di San Marco dei Cavoti, dopo l’inaugurazione dell’ultimo tratto del 14 novembre 2014. Lì i residenti possono dormire sonni tranquilli, visto che ora possono raggiungere Benevento in meno di 15 minuti! Tra poco dovrebbero riprendere i lavori: dicono che ora è possibile impiegare 103 milioni di euro, o forse addirittura 210 milioni.  Ma quale direzione prenderanno? Verso Foiano di Valfortore (tramite l’ormai famigerato “tunnel” a una “canna” o due “canne”, come affermava tanto tempo fa un sindaco locale) o verso altre località?

A tal proposito mi tornano in mente le belle parole dell’onorevole Costantino Boffa (nato a Colle Sannita il 20/3/1957), esponente del PD, quando nel lontano 2013 pronunciò quanto segue: «Il traguardo che dobbiamo porci è collegare San Marco a San Bartolomeo, fino alla SS 17 con l’obiettivo di mettere in connessione il Sannio con il Molise e la Puglia»; dichiarazioni seguite a ruota da quelle del sottosegretario Umberto Del Basso De Caro (nato a San Marco dei Cavoti il 29/9/1953, anche lui del PD) che nel 2014, sempre in merito alla Fortorina, tra le altre cose ebbe ad affermare: «L’arteria non verrà dirottata verso Riccia, ma intercetterà la SS 369 (direzione San Bartolomeo in Galdo, ndr) seguendo dunque il percorso originario per poi raggiungere Foiano di Valfortore», precisando altresì che  «il tratto già completato (fino a San Marco dei Cavoti, ndr) è costato circa 178 milioni di euro, e tanti ancora ne serviranno per il completamento definitivo», per poi concludere: «Già sono stati stanziati 65 milioni di euro, ma la vera notizia è l’ulteriore stanziamento di circa 103 milioni di euro, somma finanziata nel contratto di programma quinquennale ANAS 2015-2019».

On. Umberto Del Basso De Caro

Siamo sicuri che tutto questo avverrà? È una domanda che sorge spontanea. Sembra infatti che il famoso “progetto Ziccardi” (dal nome di un geologo di Foiano), che prevede un passante di valico “Passo Casone Cocca-ex SS. 369” di circa nove chilometri (a fronte dei 19 chilometri di strada di montagna attuali), una galleriadi 1.800 metri e un viadotto di 4mila metri con tre svincoli, sia stato di fatto accantonato perché, a dire dell’ANAS, troppo costoso (quasi 98 milioni di euro) per fermarsi a Foiano, località ponte Carbonera. A noi risulta che il Comune di San Bartolomeo in Galdo, unitamente a quelli di Foiano di Valfortore e Baselice, hanno ribadito al sottosegretario delle infrastrutture On. Umberto Del Basso De Caro e al Rup dell’Anas, ing. Paolo Nardocci, la seguente proposta:

  1. Collegamento SS17- San Bartolomeo in Galdo (area PIP) attraverso la realizzazione di un nuovo tracciato;
  2. Collegamento San Marco dei Cavoti con il Comune di Foiano attraverso galleria in località Casone Cocca con adeguamento della viabilità esistente e di quella verso Baselice;
  3. Nuova realizzazione del tratto ponte Tre Luci-ponte Sette Luci.

Tutto questo, a nostro modo di vedere, ha i contorni di un sogno irrealizzabile. Ci risulta altresì che, a dire sempre dall’Anas, per realizzare il tratto San Marco-Foiano-San Bartolomeo fino al collegamento con la SS 17, si dovrebbe prevedere un investimento di oltre 450 milioni di euro. Quanti ne sono stati stanziati definitivamente? Esistono questi milioni? A quando un progetto definitivo? Dobbiamo aspettare ancora 50 anni?

Ultimi comunicati stampa

Primo comunicato Di tutti questi milioni di euro, l’Anas, per ora, ne ha stanziato la bellezza di… 33,6, destinati al primo lotto di lavori di circa 3 chilometri verso il valico “Casone Cocca” direzione Foiano. Questa la comunicazione stampa, datata 31 maggio 2019: «L’Anas ha aggiudicato a “Rillo Costruzioni” lo stralcio della variante alla statale 212 della Val Fortore nel Beneventano, il cui importo a base d’asta è pari al 45,96 milioni di euro, è stata aggiudicata a un prezzo di 33,6 milioni di euro, pari a un ribasso di 28,679 per cento, superando 15 concorrenti. L’intervento è relativo alla sola esecuzione dei lavori di completamento alla statale SS. 212 della Val Fortore (la sospirata Fortorina, ndr) dallo svincolo di San Marco dei Cavoti a San Bartolomeo in Galdo, Primo tratto, variante San Marco, secondo stralcio».

Secondo comunicato In merito alla statale SS 212 della Val Fortore: «Partiranno, con tre anni di ritardo, nel 2022, gli ultimi lavori per completare lo svincolo tra San Marco dei Cavoti e San Bartolomeo in Galdo. La progettazione per un dossier di oltre 210mila euro necessita di più tempo». Questo è quanto ha affermato Mario Ferraro presidente di ANCE Benevento in data 14 luglio 2019.

Mi tornano in mente le affermazioni di Costantito Boffa e di Umberto De Caro del Basso, citate precedentemente… Da parte nostra, una semplice constatazione: non esiste, quindi, nessun progetto definitivo? Ma non c’era quello del senatore dell’Ordine dei Geologi Eliseo Ziccardi (nato a Foiano di Valfortore il 15/10/1936), da 98 milioni di euro? Per quale motivo è stato accantonato? Dove arriveranno i lavori già appaltati? Scommettiamo che si fermeranno dopo il cimitero di San Marco dei Cavoti, in prossimità del bivio per Decorata? Purtroppo, questa è la realtà dei fatti, cari sanbartolomeani: per cui, a nostro modo di vedere, il consiglio è quello di abbandonare, per ora, il sogno della “Fortorina” cullato sin dal lontano 1974 (di fatto si tratta di una variante della SS 212 della valle del Fortore). Gli abitanti dei comuni dell’alta Valfortore chiamano scherzosamente questa strada “Pescolina” o “Sammacchettina”, perché chi comanda, a loro modo di vedere, è stato e sempre sarà il Comune di San Marco dei Cavoti che, guarda caso, per il progetto di raggiungimento della regione Molise (SS 17) sta studiato altre alternative, per esempio il collegamento San Marco- Riccia, mediante la sistemazione, rettifica e ampliamento della Strada Provinciale 116 (denominata Franzese) in prossimità del bivio per Decorata (frazione di Colle Sannita), in zona Cimitero, che riprende il tracciato della citata  SS 212 nel territorio molisano (già da tempo sistemato) fino alla Statale 645 (Tappino-Foggia-Campobasso). A tal proposito – guarda caso – il consigliere comunale di Castelvetere di Valfortore, Salvatore Iarossi, ha affermato: «L’esecuzione di tale intervento, per circa 16 chilometri, utilizzando gran parte del tracciato esistente e senza opere d’arte impegnative, sicuramente senza gallerie, sarebbe certamente la soluzione che consentirebbe davvero quel collegamento veloce Tirreno-Adriatico che tutti auspicano e dal costo contenuto intorno ai 100 milioni di euro». Più chiaro di così! Quindi? Vuoi vedere che il cerchio è chiuso definitivamente? Ai posteri l’ardua sentenza.  Chi la spunterà tra il trio Baselice-Foiano-San Bartolomeo che auspica la costruzione del tunnel e quello tra Colle Sannita-Riccia-San Marco (con l’appoggio anche di Castelvetere) che propone altre alternative?

                                  Un’amara conclusione

Siamo convinti che anche questa volta i lavori si fermeranno al bivio per Decorata, dopo il cimitero di San Marco dei Cavoti, e che questa tanto sospirata “Fortorina” resterà soltanto un sogno, accarezzato per molti anni. Dipendiamo, purtroppo, dalle grazie dei protagonisti della politica (“marpioni”, all’occorrenza). Comunque: vorrei cogliere questa occasione per rivolgere un caloroso invito alle autorità competenti, affinché si proceda al rifacimento – dove necessario – e all’allargamento della “Amborchia”: c’è troppa incuria! Espropriare una piccola striscia di terreno non costerebbe tanto. Anche se disagevole in molti punti, stiamo parlando dell’unico tratto veloce che collega Puglia e Molise. Avere a disposizione una bretella curata e sicura ci ripagherebbe delle amarezze legate alla vicenda della “Fortorina”. Con l’auspicio di non fare la fine del mio amico sindacalista a cui ho accennato all’inizio di queste pagine dedicate alle opere stradali, e di vedere alcuni nostri sogni finalmente realizzati, condivido questo ultimo auspicio: teniamoci ben stretta questa benedetta “Amborchia” e, soprattutto, vogliamoci tanto bene… Anche con le regioni Puglia e Molise.