Puoi leggerlo in circa 6 minuti :::

La signora Iulia Derse ci ha segnalato una notizia riguardante l’installazione di pale eoliche a San Bartolomeo in Galdo. Il progetto è stato proposto dalla società: Irpinia vento s.r.l.

Non è un progetto ex novo, ma un adeguamento in minus di un progetto del 2015 che prevedeva 16 aerogeneratori su un crinale attualmente scevro di pale eoliche, da località Poggio della Faiola a Monte Taglianaso.

Il progetto iniziale prevedeva 16 pale eoliche di queste dimensioni: 162 metri di diametro al rotore e altezza al mozzo di metri 119. Per rendere l’idea, immaginate il nostro campanile, alto circa 35 metri, e aggiungetene altri tre uno sopra l’altro.

La società Irpinia Vento s.r.l. durante l’iter approvativo ha acquisito parere favorevole, o comunque che nulla ostasse da tutti gli enti interessati alla realizzazione, quasi tutti.

L’Aeronautica Militare Comando Scuole A.M. / 3^ Regione Aerea rilascia un nulla osta con prescrizioni; l’Autorità di Bacino dei Fiumi Trigno Biferno e Minori, Saccione e Fortore esprime parere positivo con prescrizioni; il Comando Militare Esercito “Campania” esprime nulla osta alla realizzazione delle opere; il Comune di Foiano di Val Fortore con protocollo 2010/5658 del 02/08/2010, esprime parere favorevole all’attraversamento dell’elettrodotto nel territorio del medesimo comune; poi ci sono i pareri favorevoli dell’ENAC, della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, del Ministero delle Infrastrutture e i Trasporti, della Giunta Regionale della Campania, dell’Anas s.p.a., del Ministero dello Sviluppo Economico e di Terna.

L’unico ente che espressamente si è opposto alla costruzione dell’eolico a poche centinaia di metri dal centro abitato è anche l’unico realmente interessato dall’impatto degli aerogeneratori, il Comune di San Bartolomeo in Galdo, che con nota acquisita in Conferenza dei Servizi dell’11/4/2013, Amministrazione Sangregorio, esprimeva parere contrario.

Il 10 luglio 2020 la società Irpinia Vento s.r.l. presentava una revisione del progetto da realizzarsi in sostituzione del precedente, le pale eoliche diminuivano da 16 a 4.

Questa volta il progetto riceveva osservazioni non propriamente positive dal comune di Foiano Valfortore, il responsabile dell’area tecnica ing. Antonio Pacifico in modo alquanto conciso rispondeva così: Con riferimento alla vs nota del 05/08/2020 vs prot. 2020.0370391, acquisita da questo Ente in data 07/08/2020 al prot. 6494 si segnala quanto segue: -Le opere di connessione che attraversano il comune di Foiano di Val Fortore ricadono in aree dove sono presenti i seguenti vincoli:

vincolo idrogeologico;

SIC- Alta Valle del Fortore;

Fascia di rispetto fluviale.

Dal Ministero per i Beni culturali e per il Turismo, veniva contestata l’incompletezza dell’istanza, e soprattutto esprimevano parere decisamente negativo sia il Circolo Legambiente della Valfortore, che il gruppo consiliare di minoranza del comune di San Bartolomeo in Galdo “Alleanza Popolare”.

In estrema sintesi riportiamo le osservazioni del circolo di Legambiente, invitando però, chi sia interessato, a leggere anche le più articolate osservazioni del gruppo di minoranza.

Il link per accedere al parere è questo: https://cloud.regione.campania.it/index.php/s/QTqsFpqfTC48SN4?dir=undefined&openfile=8005921

Legambiente della Valfortore rilevava che l’adeguamento tecnico in realtà è un nuovo progetto con torri molto più alte ed impattanti rispetto al progetto precedente, che non tiene conto dei mutamenti avvenuti nel frattempo. La zona di interesse, ove dovrebbe sorgere l’impianto ospita già il metanodotto TAP che trasporta il gas dal mar Caspio all’Europa.

Le torri da installare sono alte, pale comprese, circa 200 metri, quasi 7 volte il nostro campanile. Verrebbero costruite a ridosso del centro abitato su un crinale attualmente scevro da installazioni eoliche creando un devastante impatto visivo sul paesaggio.

La costruzione delle torri è a ridosso della zona IBA 126 – Monti Dauni e non garantirebbe una congrua fascia di rispetto (area buffer) e ciò costituirebbe un grave danno per le specie di avifauna stanziale (nibbi, gheppi, lodolai…), nonché per l’avifauna migratoria.

La distanza dal centro abitato delle torri è davvero minima, inoltre vi sono delle case rurali abitate nelle vicinanze e si produrrebbe una notevole alterazione del clima acustico, anche considerando la circostanza che le torri si verrebbero a trovare nella direzione dei venti prevalenti provenienti da sud est che investono direttamente il centro abitato.

Infine la distanza dalla strada per Taglianaso e dalle abitazioni rurali è talmente limitata che in caso di rottura delle enormi pale eoliche, ricordiamo circa metri 200, vi sarebbe un grave pericolo sia per i residenti che per gli automobilisti di passaggio.

Il 22 dicembre 2020 la società Irpinia Vento s.r.l. presentava nuovamente istanza per un adeguamento del progetto, questa volta gli aerogeneratori erano diventati tre.

Anche in questo caso, per chi avesse voglia di visualizzare il progetto, può farlo al link: http://viavas.regione.campania.it/opencms/opencms/VIAVAS/VIA_files_new/Progetti/prg_8874_prot_2020.612338_del_22-12-2020.via

L’istanza è articolata in capitoli, vertenti sulla storia dei luoghi, la descrizione del progetto, l’analisi dei venti, l’impatto sull’ambiente, la ricaduta occupazionale etc. etc.

Lungi da noi analizzarli punto per punto, lo farà chi di dovere, si spera, nei rilievi che dovranno essere presentati entro un tempo stabilito, ci limitiamo a poche osservazioni.

La parte storica è raffazzonata ed improbabile, vi è citata una chiesa di pregio settecentesca, la chiesa di Sant’Antonio abate, che noi sappiamo abbattuta e ricostruita dopo il terremoto del 1980, uno sconosciuto abate “Gutheler”, la concessione degli Statuti nel 1360. Sed transeat è un progetto per pale eoliche, non un trattato del prof. Morrone.

La grandezza degli aerogeneratori è di metri 102,5 al mozzo e un diametro rotore di metri 155, di potenza pari a 6 megawatt, le piazzole per posizionare la struttura saranno di m.60 x m.50, esclusi sterri e riporti e poi piazzole di stoccaggio, cavi interrati, modifiche di strade esistenti per il trasporto eccezionale degli aerogeneratori etc etc.

Nel capitolo sull’impatto nel paesaggio, simpaticamente in neretto è scritto:Si precisa sin d’ora che comunque l’impatto indiretto correlato alla visibilità dell’opera risulta indubbiamente migliorativo per effetto del minor numero di turbine disposte su un’unica fila ad opportuna interdistanza, con conseguente riduzione dell’effetto selva”.

Noi ci chiediamo: “Migliorativo rispetto a cosa?” Se sul crinale non ci sono pale eoliche, e tu ne pianti tre, dov’è il miglioramento? Ovviamente se la tua intenzione era di piantarvene 16, ma per qualche opposizione, non puoi più farlo e ti vedi costretto a ridurre a tre il numero delle pale, sicuramente è migliorativo.

Nel capitolo dello studio preliminare ove si affrontano i problemi che tre aerogeneratori possono provocare alla fauna presente in loco vi sono elementi di comicità.

La conclusione cui si arriva è questa: “In definitiva si può affermare che gli impatti potenzialmente attesi per l’opera progettata non sono di entità e durata tali da pregiudicare lo stato di conservazione della fauna protetta dai siti di Rete Natura 2000”.

Come si arriva a questa conclusione?

Durante l’esecuzione dei lavori, il progettista ha previsto che gli animali dotati di maggiore mobilità, possano allontanarsi, per quelli dotati di minore mobilità si prevede la possibilità della perdita.

Per quanto riguarda l’avifauna c’è il rischio collisioni mentre si innalzano le pale, ma i lavori verranno fatti esclusivamente nei periodi ove gli uccelli non migrano, non nidificano, non si riproducono.

A noi sembra, ma possiamo sbagliarci, che nell’innalzamento delle pale eoliche, i signori dell’eolico non si sono riposati nemmeno il settimo giorno, figuriamoci se sospenderanno i lavori in attesa che un nibbio reale termini la covata.

Il nibbio reale che nidifica sui nostri crinali è considerato una specie particolarmente protetta dalla direttiva uccelli dell’Unione Europea del 1979 recepita dall’Italia mediante varie leggi, l’ultima la 157 del 1992.

Il nibbio reale è in pericolo d’estinzione, la sua posizione è simile a quella dell’uccello fratino che nidifica tra Termoli e Lesina e che per tal motivo ha bloccato la costruzione del raddoppio del binario adriatico delle ferrovie dello Stato.

La domanda sorge spontanea come diceva un illustre presentatore RAI del secolo scorso: il fratino cosa ha più del nibbio reale? Perché per costruire la ferrovia, che aspettiamo da quasi un secolo, ci sono progetti su progetti per rendere l’impatto ambientale minimo e il nostro nibbio reale può essere sfrattato senza riguardi da tre aerogeneratori.

Ma è davvero indispensabile piazzarli nel territorio di San Bartolomeo in Galdo? Tre pale in più nella selva di eolico che ormai deturpa le nostre colline, nemmeno si noterebbero. Non è effetto nimby, è solo buonsenso.

Il progettista rassicura tutti, dicendo: “C’è però da considerare che tutte le specie animali, comprese quelle considerate più sensibili, in tempi più o meno brevi, si adattano alle nuove situazioni deviando al più i loro spostamenti quel tanto che basta per evitare l’ostacolo”.

Il nibbio reale, la poiana, gli altri uccelli migratori devono sloggiare, o almeno spostarsi.

Nel capitolo dedicato al paesaggio, leggiamo quest’altra perla: “Sicuramente gli aerogeneratori sono gli elementi di una centrale di produzione di energia da fonte eolica che, per le loro dimensioni, generano maggiore impatto paesaggistico, soprattutto sotto il profilo percettivo. Ma non bisogna dimenticare che il paesaggio non è solo “quello che si vede” ma anche l’insieme delle forme, dei segni, delle funzionalità naturali dei luoghi.”.

Probabilmente il progettista avrà letto Mindscapes di Vittorio Lingiardi, il quale afferma che il paesaggio è nella nostra mente. Pertanto se la nostra mente elimina i tre mega aerogeneratori questi scompariranno, al massimo si accorgerà della loro esistenza il nibbio reale quando vi andrà ad impattare.

Il capitolo che desta maggiori perplessità, oppure un’amara risata, riguarda le ricadute occupazionali sul territorio.

I tre aerogeneratori, necessiteranno di esecuzione, esercizio e dismissione. Finora in realtà, ancora non vediamo la dismissione di una sola torre eolica, anche di quelle piantate nel lontano 1995, ma occorre aver fiducia e fede, succederà prima o POI.

Per un impianto di tre aerogeneratori da 6 MW della potenza complessiva di 18 MW, occorreranno in fase di progettazione dell’impianto 12 addetti. Probabilmente lavorerà qualche tecnico locale per costruire le piazzole di cemento; 25 addetti in fase di realizzazione dell’impianto, ed anche in questo caso, crediamo che per le maestranze locali vi saranno briciole; 3 addetti in fase di esercizio per la gestione dell’impianto; 20 addetti in fase di dismissione.

Alla luce di questa suddivisione, crediamo che le ricadute occupazionali siano quasi nulle, che comparate alla deturpazione del paesaggio, probabilmente l’unico crinale ancora libero da installazioni eoliche nel raggio di 10 km, ci portano a reputare l’eolico a San Bartolomeo, fallimentare ancor prima di essere costruito.

Il popolo di San Bartolomeo si è già espresso contro l’eolico, ci toccherà farlo di nuovo.