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martedì, 15 Giugno 2021

Divario di cittadinanza: quando nascere al Sud è uno svantaggio.

L’Italia è il paese più diseguale d’Europa, non vi sono altri paesi in cui nascere sopra o sotto un Garigliano porta un livello di disparità ormai insostenibile.

Nel nostro paese se nasci al Sud hai meno di tutto. Insigni meridionalisti del passato e del presente hanno spiegato il perché, o almeno ci hanno provato. A noi interessa esporre una piccola sintesi del libro scritto da Luca Bianchi Presidente dello SVIMEZ e Antonio Fraschilla dal titolo “Divario di cittadinanza Un viaggio nella nuova questione meridionale”.

Il libro svela le disparità tra un cittadino del Nord e uno del Sud Italia in svariati campi, noi per brevità ne riportiamo solo alcuni, quelli che ci sono sembrati più eclatanti.

Se nasci nel Sud della penisola sei già penalizzato rispetto ad un tuo coetaneo nato al nord, ma se sei donna allora la situazione è ancor più drammatica.

Il tasso di occupazione femminile in Europa è del 67,9%, in Italia nelle regioni settentrionali è pari al 62-63%, nelle regioni meridionali è pari al 31-32%. E ciò ovviamente non si spiega con la minore propensione al lavoro della donna meridionale.

Se nasci al Sud, se puoi te ne vai a studiare al nord. Gli studenti meridionali iscritti all’Università nell’anno accademico 2016-2017 sono stati 685 mila circa, di questi 1 su 4 pari al 25% era iscritto in un’Università del Centro Nord. Gli studenti del Centro – Nord iscritti in un’Università meridionale erano l’1,9%, vi è un saldo migratorio di meno 157.000  unità.

Se nasci al Sud prima o poi parti e forse non torni. Nel quindicennio 2002-2017 due milioni di meridionali hanno lasciato il Sud, ne sono rientrati poco più di un milione, con un saldo migratorio di meno 850000 unità, 200000 erano i laureati.

Se sei un infante al Sud vali 1219 euro in meno di un tuo pari classe settentrionale. La spesa media in Italia dei comuni per l’infanzia da 0 a 2 anni è di euro 808,00 a bambino, però, se nasci sopra il Garigliano spendono per te 1500,00 euro, sotto il Garigliano per il tuo bambino si spende 281,00 euro.

Se ti ammali al Sud, curati al nord, anche i primari del Sud si curano al Nord. Non voglio buttare la croce addosso ai due dottori citati nel libro, ma la loro situazione sembra simile a quella del dittatore Mugabe, che dallo Zimbawe si curava in Svizzera o in Sudafrica, né più né meno come Ben Ali l’autoritario Presidente della Tunisia si curava in Francia, o altri presidenti o dittatori di altri poveri paesi.

Antonio Marfella, oncologo, primario del reparto del Pascale di Napoli e presidente di Medici per l’ambiente, ha scoperto di avere un cancro alla prostata, pur lavorando in un centro di qualità della sanità meridionale ha deciso di operarsi a Milano presso l’Istituto Europeo Oncologico. Non ha vergogna ad ammettere che purtroppo per la sua operazione le linee guida internazionali prevedono un’operazione robotica, in centri che ne effettuano almeno 250 all’anno e in tutto il Sud strutture del genere, Pascale compreso, non ve ne sono, per cui il margine d’errore è abbastanza elevato rispetto a strutture che ne effettuano di più.

Gaetano Rivezzi pediatra neonatologo al Sant’Anna di Caserta scopre di avere un tumore al rene, e dopo aver consultato molti colleghi meridionali, i quali gli hanno spiegato che sarebbe stata necessaria l’asportazione di un rene, si rivolge al Careggi in Toscana i quali lo operano senza nefrectomia, Il dott. Rivezzi ha ancora tutte e due i reni e siamo contenti per lui.

Lo scienziato Antonio Iavarone in un’intervista al Mattino di Napoli afferma che è lui stesso a consigliare i propri pazienti di rivolgersi a strutture ospedaliere settentrionali per la cura oncologica, ma parla anche di terapie anticancro di serie B per i pazienti del Sud che vanno a curarsi al Nord Italia.

Il razzismo non c’entra, chi si cura fuori sede dopo qualche tempo è costretto a rientrare e quindi determinate terapie che richiedono la presenza del paziente non vengono neppure iniziate. Per esempio, l’estrazione di cellule immunitarie che vanno poi rinfuse nel paziente. La terapia è basata su analisi genetiche complesse.

Ci vorrebbe più Equità Territoriale.

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