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1943: La guerra a San Bartolomeo

Esattamente 80 anni fa in località Ianziti si affrontavano la retroguardia tedesca in ritirata verso nord per assestarsi a protezione della Linea Gustav e l’avanguardia degli alleati, nello specifico 30 canadesi.

La battaglia lasciò sul campo due soldati delle opposte fazioni, il caporale canadese G. Oreno e il milite tedesco Eberhart Seadle.

I sanbartolomeani non fecero distinzione tra amici e nemici, tra l’altro chi erano gli amici e chi i nemici era difficile da capire in quei giorni concitati del dopo Cassibile.

Il rev. Arciprete don Giulio Scrocca benedisse entrambe le vittime, accompagnandole con la pietà cristiana.

Il giorno 5, la Wehrmacht iniziò un bombardamento da Castelvetere a San Bartolomeo che uccise 8 nostri compaesani innocenti.

Come ha detto il Presidente Mattarella nel ricordo dell’eccidio nazista di Acerra: “E’ doveroso farne memoria… perché le Istituzioni democratiche, nate dalla solidarietà di popolo, sono affidate alla cura di tutti i cittadini”.

Importante è stato anche il richiamo fatto da Mattarella al valore unitario della Resistenza, perché gli eccidi commessi a Sud dalle truppe della Wehrmacht in rapida ritirata verso Cassino, sono stati quasi sempre ignorati. La strage di Acerra con circa 90 morti, la strage di Caiazzo, la strage di Canicattì, anche i nostri 8 morti.

Le truppe tedesche tradite dai vertici militari italiani, il Re e Badoglio, erano in rapida ritirata e avevano il compito di terrorizzare le popolazioni, lo facevano mediante stupri, saccheggi, rastrellamenti di uomini da mandare nelle fabbriche in Germania.

Noi tutti ricordiamo gli eccidi delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema, e non sappiamo cosa è successo ad Acerra o a San Bartolomeo. Le rappresaglie tedesche commesse dall’esercito non furono meno sanguinose di quelle commesse dalle famigerate SS o dalla Gestapo.

Al Sud è sempre stata attribuita una volontà attendista: verrà qualcuno e ci libererà.  Dimenticando che quando gli Alleati arrivarono a Napoli la trovarono libera, perché i napoletani si liberarono da soli, con battaglie epiche durante le poco celebrate, a livello nazionale, Quattro giornate di Napoli.

Il Sud è sempre stato trattato in modo diverso, anche riguardo alla Resistenza e il monito di Mattarella da Acerra tende a dare pari dignità alla Resistenza sul suolo nazionale, da Nord a Sud. Ci sono voluti 80 anni, ma le parole di Mattarella ci lasciano sperare che prima o poi anche a Sud si farà memoria di questi fatti, è un dovere civico: «Nel Mezzogiorno, gruppi di giovani combattenti, persone armate di ogni età, difendevano il territorio dalle distruzioni dei guastatori, difendevano gli uomini dalle razzie, le donne dalle violenze. I massacri furono un’opera di vendetta e di intimidazione verso questa popolazione» (Sergio M

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