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martedì, 13 Gennaio 2026

Buon compleanno SBiG: I Catalano, il Servizio Sanitario Nazionale ed i principi Torlonia

Michele Zompa al forestiero che gli chiedeva conto delle gerarchie, così spiegava: “In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il Principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi, vengono i cafoni. E si può dire che è finito”. I Torlonia non sono i protagonisti del romanzo Fontamara di Silone, ma la loro figura aleggia sinistra su tutto il romanzo.

I Torlonia erano i più grandi latifondisti del Meridione d’Italia, con un latifondo di ben 14000 ettari, 140 chilometri quadrati, la città di Torino si estende su 130 km quadrati tanto per rendere l’idea.

Fino alla Riforma agraria del 1950 i latifondi furono un grande freno all’agricoltura. Comunemente accettato definire latifondo un podere di oltre 1000 ettari.

Se i Torlonia accumularono in breve tempo 14000 ettari, i Catalano in un tempo forse ancora più breve ne accumularono oltre 1000. La fortuna terriera dei Catalano era 1/14 di quella dei Torlonia. Se per i contadini del Fucino i Torlonia erano un gradino sotto Dio, l’impressione che i Catalano dovettero fare ai loro compaesani nella metà dell’800 non dovette essere poi molto diversa.

Le grandi riforme in Italia sono state approvate nel secondo dopoguerra ed il partito di riferimento con tutte le sue contraddizioni era la Democrazia Cristiana. Ricordiamo la riforma agraria (magari con un poco di coraggio in più), le riforme sul diritto di famiglia del 1975, e quella che ci è invidiata in mezzo mondo e che noi apprezziamo molto poco e difendiamo ancora meno la legge 833/1978 che istituì il Servizio Sanitario Nazionale.

Nel 1978 si stabilì che la Sanità dovesse essere un bene universalmente fruibile, sia che tu fossi figlio ad Agnelli, sia che fossi il figlio di Giovanni Rossi. Lo Stato italiano ebbe l’utopia di curare tutti gratuitamente e tutto sommato ci riuscì e al netto di scandali sprechi e storture varie continua a farlo.

Una protesi all’anca costa euro 20000, il SSN te la sostituisce gratuitamente; la sostituzione di una valvola mitralica costa euro 30000, il SSN ti opera gratuitamente; alcuni cicli chemioterapici possono arrivare a costare anche euro 100000, il SSN te le porge gratuitamente.

Ciò che a noi sembra normale e giustamente ci lamentiamo se non vengono più garantiti standard minimi di buona sanità, prima del 1978 normale non era. Per dirla brutalmente: chi aveva i soldi si curava e chi no… pace all’anima sua.

Nel, per noi sanbartolomeani, conosciutissimo libro di Jesse White Mario: La miseria in Napoli, l’autrice, che non è mai stata a San Bartolomeo, ricevette da un amico ingegnere la descrizione di come si vivesse in paese dopo l’entrata di Garibaldi a Napoli. L’ingegnere scrive che a San Bartolomeo c’è un medico pagato dal Comune che non fa altro che prescrivere il chinino (con cui si curava la malaria), ma la gente non poteva comprarlo e pertanto, si affidava alle preghiere.

Ma se la povera gente moriva, c’era a San Bartolomeo chi si curava e anche bene per le possibilità della medicina dell’epoca.

Grazie a Cristina Giuliani erede Catalano che ci ha permesso di visionare l’archivio privato famigliare, abbiamo letto una “Nota dei medicinali somministrata alla famiglia del Sig. Don Leonardo Catalano a datare dal 1880.

Al Sig. Don Leonardo il 12 ottobre fu fatto bere un bicchiere di acqua di lauro-ceraso, in ambito farmaceutico è usato come sedativo per dolori gastrici, come lenitivo per la tosse e per le nevralgie, ed esternamente come viene impiegata per le dermatiti pruriginose. Sempre il 12 ottobre furono consegnati alla famiglia Catalano insieme al lauro-ceraso, anche 4 oncie di China Calisaia, preparato antipiretico, antimalarico e antireumatico e due bottiglie di anticolerico.

Il 14 ottobre 1889 fu consegnato a palazzo Catalano per essere somministrato questa volta al sacerdote don Pietrantonio Catalano un grammo di bismuto subcitrato, doveva soffrire di ulcera don Pietrantonio, mezzo grammo di acido tannico, un astringente e antinfiammatorio, due grammi di bicarbonato, oltre alle solite 4 oncie di china calisaia e una boccetta di laudano liquido.

Ed ancora il sacerdote si fece preparare acqua di menta, di anice, di melissa, di finocchio, rispettivamente per aiutare la digestione, sgonfiante, calmare il sistema nervoso ed in ultimo carminativa. Abbiamo capito che don Pietrantonio aveva problemi di stomaco.

Si fece preparare anche dieci gocce di anisato d’ammonio usato come espettorante ed uno sciroppo di cedro, avente proprietà lassative, ma anche antiossidanti e digestive.

Donna Lucia il 20 si fece recapitare la solita china calisaia, la malaria doveva essere molto temuta, il citrato di ferro solubile, probabilmente soffriva di anemia, acqua di calce che usava per l’igiene intima e olio di mandorla emolliente per pelle e capelli.

Il 23 gennaio1890 fu recapitato a palazzo, la tintura d’arnica, un disinfettante, radici d’altea un antinfiammatorio usato anche per sciacqui o impacchi, tintura d’oppio e carbonato di litium inglese, uno stabilizzatore di umore.

Nella lista vi sono medicinali che a parer nostro il 95% dei sanbartolomeani dell’epoca non conosceva nemmeno l’esistenza come la gomma arabica, la radice di tormentilla, sconsigliatissima per le donne in gravidanza, mucillagine di gomma arabica, dalle proprietà emollienti e lassative, nitrato di argento un antisettico caustico per verruche e calli, corteccia di quercinolo, antisettico e astringente, olio essenziale di trementina usato per il benessere di articolazioni e muscoli, polvere di bacche di ginepro, sciroppo di ioduro di ferro, ioduro di potassio per proteggere la tiroide in un paese dove i gozzi erano centinaia stante l’endemicità delle malattie tiroidee, farina di lino protettiva per le mucose.

In un paese che si affidava a janare e sciamani e in caso di fallimento di questi ultimi ai santi e alla Madonna, i Catalano si curavano come e meglio dei signori che vivevano a Napoli, Roma e Torino.

Ad Maiora Ariadeno

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