Ma bomba o non bomba, noi arriveremo a SBiG malgrado voi…

La banda, le bandierine al vento, i fuochi d’artificio, le autorità religiose e civili ed un treno elettrico che passa fischiando. Così il 19 gennaio 2026 è stata inaugurata l’elettrificazione della linea ferroviaria Isernia – Venafro, parte del più lungo tragitto Campobasso – Roma.

È giustificata questa felicità, questa pompa magna?

Noi crediamo di si, ma insieme alla festa sarebbe giusto anche ricordare la dualità del Paese in cui viviamo, perché se la Campobasso – Roma viaggia ancora a gasolio e solo alcuni tratti sono stati elettrificati e cosa ancor più grave non esiste un cronoprogramma che certifichi la fine dei lavori, la Milano – Monza fu elettrificata il 12 febbraio 1899, ed a cascata tutte le altre linee “nordiche”.

È giusto festeggiare l’elettrificazione di una linea ferroviaria, ma bisognerebbe porsi anche la domanda: che paese è quello in cui ci vuole oltre un secolo per garantire ad 1/3 dei suoi cittadini gli stessi diritti degli altri 2/3. E non parlateci di cialtroneria dei politici meridionali, quella c’è, né più né meno che la cialtroneria dei politici settentrionali e poi Rete Ferroviaria Italiana è pur sempre un organismo di diritto pubblico che dovrebbe occuparsi delle ferrovie in tutta l’Italia e non solo al centro nord come di fatto è stato finora.

Basti pensare all’Alta Velocità ferroviaria, il Sud Italia ha soli km 180, quando il tanto vituperato Marocco ne ha ben 300.

Il 10 aprile del 1867 Presidente della Provincia Michele Ungaro e Consigliere anziano Rosario Petruccelli ci fu uno scontro tra i consiglieri provinciali a seguito del quale si modificò il tracciato della Strada Valfortore che originariamente doveva passare per Baselice ed invece fu modificato e il nuovo tracciato sarebbe passato per Foiano.

Si mise ai voti tale mozione e ovviamente il Petruccelli votò per il mantenimento del vecchio progetto, il voto terminò con 12 consiglieri a favore del mantenimento del tracciato per Baselice e 12 consiglieri che votarono per il nuovo tracciato per Foiano, ma tra questi votò a favore il Presidente Ungaro, pertanto la strada subì la prima variazione che portò al primo degli infiniti ritardi sulla sua costruzione.

Questo ampio preambolo per focalizzare l’attenzione sull’inaugurazione avvenuta ieri del secondo lotto della strada Valfortore. Una strada che fino agli anni ’70 era poco più che una mulattiera, basta leggere gli articoli del fu Alfredo Del Re.

Il secondo lotto arriva al cimitero di San Marco dei Cavoti, il che significa che se per costruire 30km di strada decente per farci raggiungere il nostro capoluogo di provincia hanno impiegato 165 anni, per costruire gli altri 30 km ci vorranno almeno altri 165 anni, pertanto la data di fine lavori con questa tabella di marcia sarà il 2191, quando forse le auto non ci saranno più e la strada diverrà totalmente inutile.

Bisogna festeggiare questi 2,5 km di strada, sicuramente si, ma inutile negare che resta un po’ di amaro in bocca nel vedere che quello che in altre latitudini italiane è la normalità, da noi diventa un evento eccezionale da celebrare con banda, bandierine, sindaci, preti, nani e ballerine.

Ad Maiora Ariadeno

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