I capelli brizzolati e sul viso impressi i segni del tempo… Michele Monaco con passione racconta le storie di guerra: l’addestramento alle armi nel deserto libico, la prigionia nei campi di concentramento inglesi, la convalescenza all’ospedale nella città  di Colombo di Ceylon . Storie indelebili impresse nella mente e riportate in un diario di cui vi proponiamo dei commenti. Un affresco che se da una parte illustra avvenimenti internazionali dal 1941 al 1946 dall’altra riesce a rendere a volte con crudezza i particolari della guerra.

Nel 1940 vigeva la Monarchia e il regime fascista, personaggi principali della scena politica erano Vittorio Emanuele III e Benito Mussolini. Il 3 febbraio 1940, all’età  di 20 anni, fui chiamato alle armi. I primi 11 giorni sono stato a Nola in provincia di Napoli. Poi, giunto un ordine dal Comando Militare di partire per la Libia il 15 febbraio del 1940 con la nave Giulio Cesare. Due giorni di navigazione e siamo sbarcati a Tripoli la capitale della Libia. In seguito abbiamo preso il treno e siamo andati a Mellaha e per ben 5 mesi siamo stati là per l’addestramento al combattimento dove ci hanno insegnato a sparare e a conoscere le armi. Io facevo parte della divisione Brescia batteria d’accompagnamento, poiché ogni reggimento di fanteria ha una batteria d’artiglieria e d’accompagnamento. Dopo 5 mesi di addestramento arrivò un ordine dal Comando Militare e dovemmo partire di sera da Mellaha, destinazione Zaria ai confini della Tunisia. Passarono otto giorni e arrivò una notizia, la Francia chiese l’armistizio, noi tutti eravamo contenti. Due giorni di tregua e arrivò un altro ordine dal Comando Militare, destinazione il fronte della Germania. Subito siamo partiti con l’autocolonna militare. Dopo alcuni giorni di viaggio arrivammo a Tobruk. Nel momento in cui montavamo la tenda, vedemmo precipitare l’aeroplano in cui viaggiava Italo Balbo e appena toccò terra si infiammò … Poi ci comandarono di stendere le reticolate in una località  vicino alle coste, e per ben due mesi abbiamo lavorato là. Terminato di stendere le reticolate fummo trasferiti al 31° settore G.A.F. per montare di guardia alla Polveriera, e caricare i camion di munizioni e proiettili 75/27 e 65/17, erano i calibri dei cannoni anticarro … Trascorsi 3 mesi di guardia alla Polveriera venimmo trasferiti in prima linea vicino alle coste di Tobruk e là siamo stati accampati 3 mesi e mezzo. Il mattino del 21 gennaio del 1941 fummo fatti prigionieri, erano le ore 10, ci furono 2 feriti e un colonnello morto. Da prigionieri gli inglesi e gli australiani ci portarono a Salum. Per ben due giorni siamo stati lì senza acqua ne pane, c’era il sole che ardeva e tanta sabbia. I miei amici svenivano e cadevano a terra. Intanto arrivò un ordine dal Comando Militare Inglese e ci imbarcarono su di una nave mercantile che ci condusse nella città di Alessandria d’Egitto. Durante il viaggio il mare andò in tempesta e si ruppe un’elica della piccola nave, arrivavano grande ondate di acqua e per poco non andò a fondo. Giunti nella città di Alessandria inzuppati di acqua ci condussero in un campo di concentramento… Dopo 8 giorni, arrivò un nuovo ordine di partire, non sapevamo dove ci portavano. Sotto gli occhi vigili e i mitra dei soldati inglesi raggiungemmo un altro campo di concentramento dove siamo stati per ben 11 mesi. Dopo quella prigionia sciupati e dimagriti cadevamo a terra per la debolezza. Una notte all’improvviso arrivò un ennesimo ordine di partire immediatamente per il canale di Suez. Là c’era un campo di concentramento dove siamo stati 4 giorni. Poi siamo stati imbarcati ancora una volta destinazione India, e facemmo altri 12 giorni di navigazione. Arrivati in India, a Bombay prendemmo il treno, ci diedero una coperta per dormire. Nel treno i soldati inglesi chiusero i finestrini per non farci vedere il tragitto, e così arrivammo in un altro campo di concentramento 23/ala 4 e là siamo stati per ben 3 anni. Arrivò poi una notizia dall’Italia, Vittorio Emanuele III e Pietro Badoglio chiesero l’armistizio era il settembre 1943. Alcuni mesi dopo venne un generale il quale disse che i prigionieri potevano collaborare con gli inglesi … Cos’ un bel giorno venne l’ordine che dovevamo partire per l’Isola di Ceylon per la collaborazione con gli inglesi. E così gli ufficiali inglesi ci portarono a prendere il treno, attraversammo parecchi paesi e la città  di Nuova Delhi. Abbiamo viaggiato 8 giorni con il treno per raggiungere il porto. Arrivati alla punta dell’ India abbiamo preso una nave e siamo sbarcati nella città  di Colombo di Ceylon. Sbarcati dalla nave ci caricarono sui camion e ci portarono a Calutara. Attraversato questo paese raggiungemmo campo Reber dove siamo stati altri 2 anni. Il mattino del 22 maggio 1944 mentre andavamo a spianare una pista per l’atterraggio degli aerei inglesi, venimmo investiti da una macchina piena di gente. Fummo feriti in 15, io e il caporale maggiore siciliano eravamo nelle condizioni peggiori. Ci portarono in infermeria, poi con autoambulanza all’ospedale di Colombo dove siamo stati 7 mesi e 20 giorni. Una volta guariti ci mandarono di nuovo al campo Reber. Circa un anno dopo arrivò un ordine per il rimpatrio e noi contentissimi partimmo per l’Italia il 30 marzo 1946 con una nave la Duches on Bed Ford. Abbiamo viaggiato 15 giorni e siamo sbarcati a Piedigrotta a Napoli il 14 aprile 1946… Giunti in Italia il Comando Militare Italiano mi mandò a casa con 90 giorni di convalescenza…. ho servito la mia patria dal 3 febbraio 1941 al 14 aprile 1946…