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Scatta la protesta dopo l’ennesimo caso di intervento “ritardato” dovuto alla lontanza dai luoghi di cura. Per i cittadini è indispensabile, in attesa dell’apertura dell’ospedale, decentrare il centro di soccorso polifunzionale Spesso abbiamo riportato che il servizio SAUT, la cui sede è ubicata a Ginestra degli Schiavoni è poco utile per i paesi dell’alto Fortore (San Bartolomeo in Galdo, Castelvetere in Valfortore, Baselice ed anche Foiano). Quindici medici svolgono lì il servizio in tutte le ventiquattro ore del giorno secondo turni prestabiliti. Quando una persona viene colpita da un improvviso infarto, da un ictus cerebrale o subisce un incidente grave in uno dei paesi menzionati, anche se l’ambulanza si presenta con una certa celerità sul posto, bisogna aspettare l’arrivo del medico di turno da Ginestra degli Schiavoni. Passa, intanto, molto tempo poiché il sanitario allertato dal 118 (la centrale operativa si trova presso l’Azienda ‘Rummo’ di Benevento) deve percorrere vie tortuose e lunghe. Quando l’ambulanza parte col malato a bordo giunge in uno dei nosocomi vicini, che poi sono sempre lontani, quelli di Lucera, Foggia, Campobasso e Benevento, con molto ritardo. L’ammalato può anche rendere l’anima a Dio durante il tragitto se l’infarto si ripete durante il percorso. Domenica 22 giugno, giorno della festa del Corpus Domini, a San Bartolomeo in Galdo si è ripetuto il problema del ritardo di cui abbiamo accennato prima. Un uomo di 54 anni Bartolomeo Delle Donne colpito da engina pectoris, prima che arrivasse al nosocomio di Lucera che è la struttura sanitaria più vicina, sono passate oltre due ore. Poi è stato trasferito all’ospedale di San Severo. Domenica gruppi di cittadini fermi in Piazza Garibaldi, commentavano negativamente e con rabbia l’increscioso ed ulteriore avvenimento. C’era qualcuno che diceva: “quando succede una disgrazia del genere, invece di chiamare il 118 è meglio fare accompagnare in auto il proprio familiare con urgenza al più vicino ospedale”. Ciò per non perdere tempo e per cercare di salvare la vita della persona. Nel mese di marzo scorso, l’82enne Matteo Agostinelli, abitante in San Bartolomeo in Galdo in Via Torre, in un appartamento dei braccianti agricoli, già sofferente di cuore, uscito di casa si è sentito male ed è caduto a terra. I soccorritori, sui vicini di casa, si prodigarono a chiamare il 118 perché si facesse giungere con urgenza il medico di turno da Ginestra degli Schiavoni per soccorrere l’infermo ed accompagnarlo in ambulanza in ospedale. Il tempo trascorreva inesorabilmente. L’uomo venne accompagnato in uno studio medico locale per un elettrocardiogramma. Successivamente, fu trasportato prima al nosocomio di Foggia e poi alla Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Nonostante le cure dei sanitari, il mattino seguente Agostinelli morì. La collettività, in attesa che l’ospedale Padre Pio apra i battenti, i cui tempi sono ancora lunghi, chiede che la sede del SAUT venga spostata in un centro più vicino in modo che il medico di turno possa giungere in tempi brevi a San Bartolomeo, Baselice e Castelvetere di Valfortore in caso di chiamata urgente. Quando il trasporto infermi d’emergenza nel Fortore fu razionalizzato dalla Regione Campania, a suo tempo, istituendo il SAUT a Ginestra degli Schiavoni, non si tenne presente che quella sede non era collocata all’epicentro dell’alto Fortore. Anche d’inverno, quando su casone Cocca, lo spartiacque tra Foiano e San Marco dei Cavoti, nevica abbondantemente, da Ginestra è difficile raggiungere i citati paesi. A nome della collettività dell’alto Fortore, si chiede al direttore generale dell’Asl BN1, dott. Mario Scarinzi, di risolvere la problematica della sede del SAUT. Pare che, dopo una riunione avvenuta nel mese di agosto 2002 a San Marco dei Cavoti con i Sindaci fortorini, si era deciso di spostare almeno una parte dei medici del SAUT di Ginestra. Poi non si è parlato più di tale argomento. Sia pure momentaneamente e sino all’apertura del locale nosocomio, tale proposta si potrebbe attuare.

Benedetto Canfora