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Scarichi fognari, assenza del depuratore e montagne di sabbia: le cause del degrado

Il fiume Fortore, che nasce nell’Appennino del Sannio nei pressi del Comune di Montefalcone di Valfortore e sfocia, dopo aver percorso 86 chilometri, nelle vicinanze del lago di Lesina in Puglia, è ridotto in uno stato pietoso. Le sue acque costituiscono un serio pericolo per la flora e la fauna. L’assenza di un depuratore, lo scarico delle reti fognarie e dei Comuni fortorini e l’attività di alcune aziende per l’estrazione d’inerti fluviali, sono sicuramente le cause del comatoso stato del fiume. L’alveo è irriconoscibile, perché è tutto sconnesso. Il paesaggio è stato imbruttito con le montagne di materiale sparso un po’ ovunque. Un’iniziativa di salvaguardia ecologica potrebbe essere promossa dai Sindaci poiché l’acqua è sorgente di vita animale e vegetale; quando il prezioso liquido è inquinato, tante forme di vita scompaiono per sempre. Rispettare le acque vuol, dire avere conoscenza che la vita va difesa in tutti gli angoli della terra. L’acqua del fiume Fortore, come si ricorderà, è raccolta nella mastodontica diga d’Occhito, costruita dall’ex Cassa del Mezzogiorno, ubicata a valle del Comune di Carlantino, che serve sia per l’approvvigionamento idrico, sia per l’irrigazione della Capitanata, dopo essere stata depurata. Si potrebbe costituire un comitato di studi per esaminare lo stato di salute del fiume, registrare il tasso d’inquinamento delle acque ed individuare i rimedi. Ciò servirebbe a frenare il degrado ambientale al fine di non compromettere oltre l’ecosistema e la natura. Ai pescatori dilettanti, intanto, non è più consentito di praticare il loro hobby, perché la fauna ittica è scomparsa. A San Bartolomeo in Galdo vi è l’associazione ‘Pescatori Sportivi’ che spesso organizza competizioni di pesca d’acqua dolce (carpa, barbo e cavedano) e non può servirsi delle acque del fiume Fortore. Le gare, difatti, vengono svolte in altri luoghi proprio perché il Fortore è inquinato e privo di pesci. Anche gli ambientalisti potrebbero fare qualcosa per la salvaguardia del territorio fortorino. Occorrerebbe fare una radiologia del fiume con una ricerca accurata e scrupolosa per il suo recupero. Alcuni decenni addietro, c’era gente che si bagnava nelle limpide acque del fiume Fortore d’estate e tante donne avevano l’abitudine di lavare i panni in alcuni tratti del fiume. Intanto, essendo di recente stata istituita l’Autorità per la tutela del bacino dalla Regione Campania per alcuni fiumi, tra di essi è compreso pure il Fortore. Si auspica che la vigilanza sul corso d’acqua del nostro fiume sia maggiore. Il controllo sull’area fortorina, quindi, servirà a tutelare l’equilibrio del fiume.

Benedetto Canfora da “Il Sannio Quotidiano”