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Il ministro provinciale dei frati minori della provincia di Benevento fra Franco Pepe visita il Piauì che descrive minuziosamente. E’ questo il posto in cui esplica la sua missione fra Domenico Apicella originario di San Bartolomeo in Galdo ed è qui che vivono i bambini adottati a distanza da diverse famiglie di sanbartolomeani.

Conoscevo già quest’angolo del nordest del Brasile. Ci venni la prima volta con la curiosità e l’entusiasmo divedere un altro mondo, questa volta ero solo preso dal desiderio di incontrare i confratelli della nostra Fondazione: ero spinto dal richiamo insistente col quale reclamavano la visita del Ministro, per farlo partecipe delle cose nuove da tempo avviate.
Mi accompagnava in questa visita frate Sabino, segretario della Provincia, e io mi affannavo a dirgli di stare attento agli insetti e alle zanzare. Ma ad essere più in ansia ero io: mi tornava in mente qualche ospite indesiderato in camera o qualche incontro poco simpatico all’aperto. Per quel che riguarda frate Sabino credevo che sarebbe stato in difficoltà per la lingua, e invece mi accorsi che già masticava un po’ di portoghese nelle celebrazioni eucaristiche. Erano trascorsi appena pochi giorni e già traduceva con disinvoltura. “Resta con noi, reclamavano gli studenti, almeno per due anni”. Aveva superato la prova, e con giudizio lusinghiero. Per quel che mi riguarda, sarei stato contento anche di un giudizio appena sufficiente. Al di là dei risultati per la lingua, spero che il nostro incontro abbia offerto l’incoraggiamento e la serenità che aspettavano, sia per la loro vita come per la missione che svolgono.
Cosa mi ha soddisfatto di questa visita? Diciamo che mi si è confermata l’impressione della volta scorsa: alla gioia di sentirti accolto, qui si aggiunge la sensazione di ritrovarti amico di tutti: dei frati e della gente, dei piccoli e dei grandi, dei giovani e degli anziani. Allora come adesso, sono rimasto toccato dall’affabilità, dal calore delle persone: della loro gestualità, dei movimenti, dei comportamenti spontanei, dell’ospitalità; dei ritmi della musica, del canto, dell’allegria. I bambini di solito ispirano dovunque tenerezza, ma questi del Piauì brasiliano ti lasciano incantato: occhi piccoli e luccicanti, dentini sporgenti e sorridenti, pancino a bombetta. I giovani sono snodati e molleggianti, le ragazze, graziose e seducenti.
Mi è rimasta dentro una certa nostalgia per l’animazione delle celebrazioni liturgiche, e per il segno più eloquente di comunione e di spontaneità che è quello della pace. Tutti gli incontri —occasionati o organizzati — sono sempre festosi. E’ particolare il saluto tra gli amici durante la Messa: con gli uomini ci si stringe la mano e ci si appoggia all’altro toccando la spalla sinistra; con le donne ci si stringe la mano, reclinando il capo prima da un lato e poi dall’altro, e ci si bacia.
E allora cosa mi è dispiaciuto? Mi è dispiaciuto di ritrovare città e paesi immutati, con le stesse carenze e deficienze di tre anni or sono. Tutto è rimasto fermo. Mancano strutture e servizi adeguati. Il settore primario è lasciato alla libera iniziativa dei singoli. Vi sono distese di campi abbandonati. Quello secondario, poi, nasce senza consistenza finanziaria. Gli interventi sono lenti e appesantiti da un lungo iter burocratico. La maggior parte delle famiglie è composta di molti figli, ma vivono in condizioni economiche disastrose, che rasentano la sopravvivenza. Il salario di un lavoratore o lo stipendio di un impiegato non consente risparmi, né tanto meno investimenti. La moneta è in continua svalutazione. Manca una rete ferroviaria, e quella stradale è pericolosa e accidentata. La povertà sembra incollata addosso a questa gente.
Il clima subequatoriale, umido e soffocante, mortifica il turismo e impedisce lo sviluppo. E’ pur vero che questo territorio è povero di risorse naturali e l’estensione della superficie è immensa; ma è inconcepibile che non s’intervenga per impedire il perpetuarsi di ritardi gravi e inconcepibili. A Guadalupe, un paese dell’interno, hanno costruito una grande diga per fornire energia elettrica a tre Stati limitrofi. Si pensava che questo avrebbe risolto i tanti problemi di occupazione. Il funzionamento dell’impianto però è affidato a pochi operai e a un piccolo numero di tecnici. Penso che, se dovessi ancora ritornare fra molti anni, son certo di dover rifare lo stesso racconto.
Per concludere. Questo è un paese grande come un continente e pieno di contraddizioni. Da Brasilia, che è la capitale centrale, fino a San Paolo ha il volto di un paese colmo di bellezze naturali, di tecnologie di avanguardia, e presenta sviluppo, ricchezza, progresso e benessere di un paese avanzato e moderno.
Noi con i nostri frati e con i frati del posto siamo invece nel Brasile del sottosviluppo, quello del nordest. C’è toccato lo Stato del Piauì, il più cattolico ma anche il più povero di tutto il Brasile. La nostra Provincia francescana del Sannio e dell’Irpinia è al servizio, dunque, di questi brasiliani, trascurati da tutti, perfino dai Missionari, diremmo. Siamo poveri in soccorso di poveri, realizzando il vecchio paradosso cristiano che dice: sono sempre i poveri ad aiutare altri poveri.