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L’Alto Fortore rivendica una migliore sistemazione del presidio Saut e l’apertura dell’ospedale Padre Pio. Il Piano per la ricollocazione dei Servizi di emergenza sul territorio è fermo presso la Regione, che dovrà vararlo.

Nei giorni scorsi, il Sannio ha riportato la notizia di “una ricollocazione dei SAUT sul territorio sannita”, per venire incontro alle esigenze dei cittadini. Il Piano, però, predisposto dall’Azienda sanitaria BN1, già dall’ottobre 2003, è fermo presso la Regione Campania che dovrà vararlo definitivamente. Per il Fortore, il Servizio Assistenza Urgente Territoriale (SAUT) dovrebbe essere dislocato a Foiano di Valfortore, perché quello di Ginestra degli Schiavoni è molto lontano da San Bartolomeo in Galdo, Castelvetere in Valfortore e Baselice. Infatti, le distanze sono enormi e le vie provinciali piene di curve e di dissesti. È da anni che la collettività dell’Alto Fortore rivendica un migliore collocamento del presidio SAUT. Se una persona viene colpita da un infarto o da un grave infortunio, prima che venga soccorsa passa un’ora e più. Anche se l’ambulanza giunge sul posto, bisogna attendere l’arrivo da Ginestra degli Schiavoni del sanitario di turno per poter, poi, inviare nei Nosocomi di zona l’infermo, che sono sempre molto lontani. Abbiamo denunciato, spesso, casi di persone che, colpite da infarto, sono decedute appena giunte in ospedale, per causa del tardivo soccorso. Nel marzo 2003, l’82enne Matteo Agostinelli, per fare un esempio, abitante a San Bartolomeo in Galdo, già sofferente di cuore, mentre usciva dalla sua abitazione di Via Torre si era sentito male, cadde a terra. Nonostante fosse stato chiamato il 118 per intervenire il prima possibile, il sanitario arrivò con molto ritardo. In ambulanza Agostinelli fu trasportato prima nel Nosocomio di Lucera, poi in quello di Foggia ed, infine, alla Casa di Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Nonostante le cure, però, l’uomo morì. Quando il trasporto infermi d’emergenza fu razionalizzato dalla Regione Campania, a suo tempo, fu scelta come sede del Fortore Ginestra degli Schiavoni, che non è, affatto, l’epicentro dell’ampia zona. Quella fu una scelta sbagliata. Intanto, si aspetta che la Regione Campania approvi anche il Piano sanitario già varato dalla Giunta esecutiva. Esso prevede l’apertura dell’ospedale Padre Pio di San Bartolomeo in Galdo che non avrebbe più il P.S.A., ma solo alcuni servizi giornalieri, in modo particolare per le persone anziane. Per i casi di emergenza, gli ammalati dovrebbero essere trasferiti al Rummo di Benevento. È in programma la costituzione di una società per azioni per la gestione del Nosocomio. Si tratterebbe di una società a partecipazione mista: 51% Asl BN1 e 49% operatori privati. È un’ipotesi di sperimentazione approvata dal management dell’Asl BN1. La Regione dovrà individuare i soggetti privati per la costituzione della S.p.A. Il Decreto Legislativo del ’92 ammette, difatti, programmi di sperimentazione di tal genere. Per la struttura ospedaliera del Fortore sarebbero previsti: ottanta posti letto di riabilitazione di lunga degenza e di base; dodici posti letto di primo soccorso ed osservazione breve. Inoltre, otto posti letto dovrebbero servire per la dialisi e dieci per Country Hospital. La collettività fortorina si chiede: “Quando tempo ancora dovrà trascorrere perché la Regione si decida ad approvare il Piano sanitario?”. Sono passati oltre quattro lustri dalla posa della prima pietra dell’ospedale fortorino. L’immobile ora è stato completato: si aspetta solo che sia aperto. Ciò dipende solamente dagli amministratori regionali.

di Benedetto Canfora da “Il Mattino”