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La festa è sempre la stessa: bella, intima e per certi aspetti magica…

quei fuochi che al tramonto si illuminano e prendono forza mano mano che la notte incalza, quell’allegria dei preparativi, il rito di accomodare la legna in maniera perfetta in modo che nessun legnetto cada giù durante il rogo.
È una tradizione di rara bellezza… lo spirito del Natale che all’improvviso quella notte si fa sentire dentro, intimo e caldo come i fuochi che incontri; quella gioia che solo questa festa nel cuore dell’inverno riesce a regalarti.
Anche quest’anno a San Bartolomeo tanti falò in onore della Madonna Immacolata, tanta legna a bruciare, la devozione della gente del paese abituata a partecipare col suo legnetto alla riuscita di questa bella festa è stata pronta e vera come sempre, ma una cosa è venuta meno o almeno è apparsa ridotta rispetto al passato: il rito (indispensabile) di chiedere casa per casa i pezzi di legno per il fuoco; un rito necessario per l’autenticità della festa… un rito giusto che va mantenuto perché legato alla vera tradizione.
Abbiamo timore che questo rito forse scomodo e faticoso possa andare scomparendo in nome di una modalità più veloce di procurarsi la legna: abbiamo visto trattori scaricare grossi tronchi tagliati di fresco chissà in quale sperduto boschetto per allestire un fuoco che doveva essere più grande e maestoso di quell’altro…
La tradizione vuole che si vada casa per casa a chiedere gentilmente legna per la Madonna e che si cominci tanti giorni prima ad accumularne per poi confezionare un fuoco, anche piccolo ma fatto nel vero rispetto di questa festa, che ricordiamocelo, non è nata come gara tra chi fa il fuoco più maestoso ma è una festa arcaica e stupenda nata in devozione della Madonna e nel rito purificatore del fuoco.
Abbiamo il dovere di mantenere intatto lo spirito di questa festa nel rispetto di quella cultura che ci appartiene e che ci rende veramente ricchi rispetto a chi non ne ha.
Ricordiamoci infine che gli alberi vanno salvaguardati… riflettiamo cento volte prima di abbatterli.

di Filomena Marcasciano