ImageIl rappresentante Fesmed illustra le perplessità in merito al documento in fase di approvazione in Consiglio regionale

«A San Bartolomeo è prevista una strampalata sperimentazione anzichè vera assistenza»

 Il Piano Ospedaliero in fase di approvazione non piace ai sindacati. Nino Rosa, fiduciario regionale della Fesmed, interviene per illustrare i motivi della contrarietà.

 “Il principale motivo della protesta – afferma Rosa – è il mancato confronto tecnico sul piano ospedaliero, auspicato, richiesto e infine promesso da Montemarano in una riunione a Santa Lucia del 6 ottobre scorso. Nel mentre si sottraggono all’utenza oltre trenta pronto soccorso rimpiazzati da servizi di guardia medica, sono numerose le funzioni che si vogliono implementare nei vari territori senza una verifica del costo globale dell’operazione; sono convinto che una verifica della Corte dei Conti potrebbe indicare un raddoppio della spesa sanitaria per la Campania. Uno dei primi aspetti è proprio il voler a tutti i costi innovare, non rispettando l’esistente, che viene modificato nella nomenclatura e retrocesso di funzione. Non potendo creare ex novo Ospedali Territoriali si riconvertono i PSA (pronto soccorso attivi) che scompaiono, con non improbabile disorientamento di un cittadino di altra regione in transito per la Campania: la presenza di entrambe le strutture è organizzazione non desueta, come qualche politico regionale lascia credere, bensì prevista dal Piano Sanitario Nazionale 2003-2005, quindi recente. La reale variazione sta nel personale che affronta l’emergenza, che non è più personale specialista ma generalista. E’ previsto – spiega inoltre Rosa – che l’Ospedale Territoriale abbia funzionamento in Day Hospital e Day Surgery, attività diurna, quindi possibilità dalle ore 14 o dalle ore 20 di avere non più un trattamento in loco delle urgenze, ma solo la reale possibilità per un paziente di essere trasferito in un centro di maggiore livello. Se tanto può sembrare agevole in un’area metropolitana, tanto non lo è nelle aree interne e montuose, con ritardo obbligato di assistenza del paziente e la reale possibilità di intasare e “cardarellizzare” le Aziende Ospedaliere (leggasi barelle), aziende che dovrebbero avere altre e ben superiori finalità di specializzazione”. La disamina tecnica di Rosa si fa sempre più dettagliata: “Scompaiono nel Piano i DEA di I livello (ora detti “II livello della rete di emergenza”) e scompare la dizione DEA di II livello (ora detti III° livello della rete di emergenza) anche se la loro funzione è ricopiata di sana pianta dal PSN 2003-2005. In verità, si tratta di una reale retrocessione del servizio di emergenza più vicino a quello che succedeva negli anni ’70 che a quello che succede oggi nel resto d'Italia. Ovunque, gli Ospedali del Territorio forniscono una prima emergenza, con successivo trasporto presso un Ospedale sede di PSA o di DEA di I livello, ove il paziente incontra uno Specialista in Medicina d’urgenza e Pronto Soccorso. Se il caso è di maggiore gravità, il paziente viene trasportato presso un Ospedale sede di DEA di II livello, ove l’organizzazione è ancora più sofisticata. In definitiva, si ha la netta impressione che la Commissione Sanità abbia fatto confusione tra il medico specialista in Medicina d’Urgenza e il cosiddetto “medico unico dell’emergenza. Il pubblico Ospedale non può per legge rinunciare a trattare l’urgenza, inviando altrove il paziente, come spesso succede nel privato. L’ulteriore diminuzione di posti letto nel pubblico (il Piano prevede una riduzione dal 5,2 % al 4.2%) ridurrà la possibilità di trattamenti di elezione negli ospedali pubblici, con aggravio di spesa, visto che i Reparti che effettuano urgenza (Pronto-soccorso, Rianimazione, Medicine e Chirurgie sub-intensive,etc..) hanno sempre bilanci passivi”.
Un aspetto già emerso in passato nel dibattito sulla Sanità, la cosiddetta sperimentazione pubblico-privato. “Anche qui – nota Rosa – c’è da ridire: infatti non sono chiari i limiti delle “sperimentazioni gestionali”, né come si vogliono realizzarle, né i poteri degli attori; giusto l’emendamento presentato in Consiglio che prevede che nelle sperimentazioni gestionali, le Aziende Sanitarie detengono obbligatoriamente il pacchetto di maggioranza in costituende SRL. Come proposto dal consigliere regionale di Forza Italia, Luca Colasanto, con un emendamento, “le Case di Cura accreditate non possono detenere oltre il 50% dei posti letto per non acuti in rapporto al tetto definito e programmato/abitanti dal PSR. La Giunta Regionale, con atto separato, provvede annualmente a fissare i tetti di spesa per le prestazioni di ricovero in Casa di Cura , in analogia ai tetti di spesa per le prestazioni specialistiche rese da privati”. Non voglio dire di essere contrario all’esercizio che le buone strutture private accreditate svolgono nel panorama campano, ma credo che una maggiore attenzione e controllo la Regione debba esercitare in specifici settori di attività delegati ai privati. Quanto all'Ospedale di Comunità – conclude Rosa – nuova introduzione di questo Piano, non si capisce chi debba intervenire in urgenza. Esiste un giusto emendamento presentato in Consiglio dallo stesso Colasanto che richiede che questi Ospedali siano sede di Guardia Medica”.
Un ultimo appunto, Rosa lo dedica alla istituzione dei Comitati Tecnici Provinciali che dovrebbero tradurre sul territorio i dettami del Piano. “Composto da assessore regionale alla Sanità, Direttori generali (la cui nomina ricordo avviene da parte del Presidente della Giunta su indicazione dello stesso Assessore) e Sindaci, non mi pare proprio un comitato di tecnici; sarebbe meglio definirlo comitato politico provinciale. E' giusto integrarlo con rappresentanti sindacali del personale dipendente del comparto e della dirigenza, come proposto da Colasanto. Bene – aggiunge Rosa – la promozione dell’Ospedale di Cerreto al II livello di rete di emergenza; malissimo il prevedere solo un Ospedale Territoriale a Sant'Agata, che è meta turistica rinomata, e a S. Bartolomeo, dove è prevista una strampalata e pluridenunciata sperimentazione per la riabilitazione, incoerente con i soldi pubblici spesi per la realizzazione di un ospedale, e dove si muore per strada senza assistenza”.

Da "IL SANNIO QUOTIDIANO"   28/11/06