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mercoledì, 12 Maggio 2021

Cannoneggiamenti su San Bartolomeo

Luglio 1943,

gli alleati sbarcano in Sicilia e cominciano una risalita della penisola che il 4 giugno del 1944 li porterà a liberare Roma dopo aver sfondato la Linea Gustav, Questa è la grande Storia. Poi c’è quella non scritta sui libri di scuola, ma carica delle stesse sofferenze e degli stessi lutti. Settembre 1943, gli alleati nella loro risalita per liberare l’Italia,arrivano a San Bartolomeo, i tedeschi occupatori ripiegano verso nord-est, tenendo ben salda la loro linea difensiva sul versante di Castelvere di Valfortore, provando a fermare l’avanzata degli americani con le loro micidiali Armi pesanti Inizia un bombardamento selvaggio con cannoni a lunga gittata che riescono a far esplodere le loro bombe fino a San Bartolomeo.

Il primo obiettivo è la caserma dei carabinieri vicino al convento dei frati minori, dove suppongono che gli alleati abbiano posto il loro quartier generale. Esplodono i primi colpi, la gente di Badricc è spaventata e commette un grave errore, invece di spostarsi verso il sud ovest del paese, si sposta verso il sud est (per intenderci dove ha casa Giuseppe De Maria, u pagliar d Z Mchel d Facch e Tonn Sciaravogl). Purtroppo i proiettili che non colpiscono la caserma, superando largo Sebastiano e via monte dei Carpini, vanno ad esplodere nel punto esatto dove si erano rifugiate le persone,scappate dal centro abitato di Badricc. Ci furono feriti, uno di loro è Gino La Vecchia, allora un bambino,ci furono anche alcuni morti,sembra il suocero del prof. Spallone e come diceva mio nonno anche un vecchiotto di via Montauro,di altri non so. I tedeschi ruotano gli obici e i cannoni verso il centro del paese,la gente è in piazza, arrivano le prime bombe e purtroppo il bilancio è pesante, i morti saranno tre o quattro, una proiettile si frantuma e a detta di chi ha vissuto quei tragici eventi fà vari feriti trà cui un anziana single detta signorina Capuano, altre schegge squarciano intonaci,finestre e tutto quello che incontrano sulla loro traiettoria,non per ultimo uno dei due lampioni di ferro al centro della piazza. I cannoni cessano di rombare lasciando SBiG a piangere i suoi morti. Il Largo della Fontana è stato rifatto molte volte, ma fortunatamente quel lampione è ancora lì, con la sua scheggiatura a ricordarci una giornata di dolore e di morte.

 

 

 

 

Antonio Vinciguerrahttps://www.docenti.unina.it/antonio.vinciguerra
Farmacologo presso Università degli Studi di Napoli Federico II. Contro il pensiero unico. Per un nuovo umanesimo delle montagne.

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