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Il 25 settembre è una data che non dà emozioni. Non è il 12 ottobre che vide apparire sulle coste del Nuovo Mondo tre caravelle, non è l’11 settembre, ormai eletto  nell’immaginario collettivo come il giorno nero di quel Nuovo Mondo che ormai guida il Vecchio Mondo, non è il 26 settembre, giorno fausto per il borgo che ha visto la dedicazione della nuova chiesa intitolata alla Sacra Famiglia e sita in rione Ianziti.

 Il 25 settembre è trascorso come il 24 settembre, come il 23 settembre, con la placida tranquillità che contraddistingue il quotidiano settembrino di SBiG. Eppure per una piccolissima enclave incastonata al centro del borgo, e composta da pochi cristiani più vicini ai cento che non ai cinquant’anni, non è stata una giornata come le altre. In quel piccolo lavacro di spiritualità e di fede che è la Chiesa Nuova, io e le nove consorelle presenti, cum magno gaudio, ci siamo stretti attorno al nostro Padre Spirituale il Rev. don Clemente Arricale per festeggiare i suoi 60 anni di sacerdozio. Il 25 settembre 1955 don Clemente riceveva dall’allora vescovo di Lucera Monsignor Domenico Vendola il sacramento dell’ordine. Conosco il rev. Arricale da ben 36 anni, come centinaia, se non migliaia di ragazzini sono stato suo ministrante, abbiamo servito messa o in chiesa Nuova o in chiesa del Carmine o in chiesa Madre, ove celebrava la messa domenicale alle 11:30. Non è un capo don Clemente, non ha grandi capacità organizzative, non è un grande predicatore, ma è una persona umile. In curia a Benevento è soprannonimato bonariamente il “Vice”, per intendere il suo esser sempre stato viceparroco, nel 1955 troppo giovane per succedere a Mons. Giulio Scrocca Arciprete rosetano della Chiesa Madre e dunque nominato vice di Mons. Canfora e nel 1995-1996 dopo quarant’anni, forse già troppo vecchio per succedere allo stesso Canfora.

Quando lo guardo salire con difficoltà le scale che portano all’altare, appoggiato alla balaustra, curvo, minuto, non posso non ricordare i versi pronunciati nel salmo 117: «La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo». Ed è davvero una pietra angolare della carità. Passatemi la similitudine, sembra un Giovanni Maria Viennay della Valfortore. Innamorato della Madonna, ha un particolare attaccamento alle missioni ed ai missionari, forse perché missionario lo è stato lui stesso in Svizzera negli anni ’60 per portare una parola di conforto e speranza ai nostri emigranti. È amico fraterno di uno dei migliori figli di SBiG, il missionario comboniano Padre Salvatore Pacifico che sta spendendo la sua vita tra i più poveri fra i poveri in Sud Sudan. A nome dei Sanbartolomeani nel mondo, ma spero anche dei sanbartolomeani residenti nel borgo rivolgo un grande augurio al nostro Reverendo Padre Don Clemente.