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Platone scriveva che non esiste la bellezza in sé. Se esistesse vivremmo in un mondo uniforme, omologato, appiattito su un’idea di bellezza dominante. Tutti tenderemmo a quel bello. Immaginate un mondo con 3,5 miliardi di Moniche Bellucci. Sarebbe un mondo fantastico per il primo quarto d’ora, magari, esageriamo e arriviamo alle prime 24 ore, ma poi? Tuttavia non possiamo considerare la bellezza come qualcosa di soggettivo, la bellezza oggettiva esiste e sta nell’armonia delle parti.

Ora prendete un piccolo borgo con 700 anni di storia. C’era una sola strada lastricata, chiamiamola via Frentana. Su questa strada affacciano i palazzi dei “signori” ed è lastricata con pietre basaltiche vulcaniche. I vicoli perpendicolari non sono lastricati, polverosi d’estate, fangosi d’inverno. Con fatica nel secolo XX le amministrazioni comunali riescono a lastricarne alcuni. Non ci sono molti soldi, si usa una pietra viva, modesta,  alternata al mattoncino. Povere le case, povera la pavimentazione. Dove non si riesce a lastricarla, vien colato il primo cemento, nell’attesa di tempi migliori.Arrivano gli anni ’80 e nell’euforia consumistica, si mette mano ad alcuni vicoli, con splendide mattonelle di cemento. Fortunatamente i soldi non sono molti e i danni limitati ad alcuni vicoli.
Negli ultimi anni vengono ristrutturati altri vicoli, non mi unisco al coro degli entusiasti. La pietra viva viene sostituita con una pietra rossastra, alternata al mattoncino. Il risultato che ne vien fuori è ottimo, bello, ma è una piccola amputazione della nostra storia. Se fosse stato fatto sui vicoli in cemento e in betonelle cementizie avrebbe avuto il mio plauso sincero; come scrivevo, non me la sento di essere entusiasta su qualcosa che ha una venatura di fittizio, ma il lavoro è davvero ben fatto.
Fortuna, capacità amministrativa, Dio, il tempo, tutti insieme in ordine sparso, hanno voluto che venisse approvato e finanziato un progetto per il ripristino del centro storico.Finalmente si renderà giustizia a secoli di storia, uno sguardo al futuro, un occhio alla bellezza e un piede nel passato. Si smontano tutti i vicoli del lato sinistro direzione sud dell’antica via Frentana. Si costruiscono fogne degne di questo nome, l’illuminazione viene messa a terra, se servirà ad eliminare buona parte dei fili enel appesi ai muri, ben venga questa soluzione. Si ricopre tutto di cemento e ci si appresta a lastricarlo.
Restauro critico – conservativo vorrebbe che si usassero le stesse pietre alternate a mattoncino. Dove c’era il cemento usare pietre uguali se sono in commercio, o almeno simili come i lavori precedenti.Si decide, non sappiamo se Dio, il Fato, l’amministrazione o i “tecnici”, di usare una bellissima pietra bianca perlata. Nessun dubbio che sia davvero bella, elegante, chiara, raffinata, ma è fuori posto, fuori contesto, manca l’armonia con la semplicità delle case. È come mettere un pianoforte a coda in un pagliaio. Lastricare i nostri vicoli con quella pietra perlata è una scelta pacchiana, incongruente, decontestualizzata. I centri storici si lastricano con quella pietra? Bene, per l’ennesima volta non dubitiamo, ma non vogliamo omologarci agli altri centri storici, la nostra “bellezza” ci è data da quella pietra umile alternata al mattoncino, quella pietra umile come le case, i jafii, come l’umiltà del nostro popolo, che da vico Fiorilli fino alla sostituzione delle pietre basaltiche vulcaniche di corso Roma ha sempre piegato il capo, finora…