C.Iulium Polybium aedilem oro vos faciatis, panem bonum fert. (Vi prego di eleggere C. Giulio Polibio edile, fa del buon pane).
La propaganda elettorale che avete letto, la troverete scritta sulla parete di una casa a Pompei. Vi invito a visitare questo sito ad un’ora e mezza di macchina da noi, è il sito archeologico per eccellenza, non ve ne sono di pari bellezza nel mondo. Adempiuto il mio lavoro di promotore delle bellezze italiche, entro nel merito dello slogan.

 
Credo sia chiaro che Caio Giulio Polibio fosse un fornaio, anzi un ottimo fornaio che si occupava della molitura del frumento ed impastava e cuoceva del buon pane. 

Caio Giulio aveva il pallino della politica e decise di candidarsi all’elezione di edile.
(Nella foto forno di Pompei)
Gli edili nell’antica Roma equivalevano ai nostri odierni amministratori, si occupavano tra l’altro delle terme, centro nevralgico delle città romane, della manutenzione delle strade, dei giochi pubblici e circensi, del verde pubblico, dei bagni.

Non sappiamo se Caio Giulio fu eletto, ma possiamo sicuramente dirvi che il suo slogan ha fatto scuola se a distanza di 2000 anni, abbiamo eletto uno che s’era proposto di guidare l’Italia come ha guidato le sue aziende, ed il popolo dello stivale gli ha dato credito.Possiamo però dirvi che avremmo avuto più simpatia per un buon fornaio/amministratore, rispetto agli odierni politici ex giocatori della ruota della fortuna, doppio slalom e aspiranti opinionisti a uomini e donne. Ma c’è un tempo per ogni cosa e per ogni politico.

Facciamo un grande passo temporale in avanti rispetto a Polibio e un “piccolo” passo indietro rispetto ai nostri giorni. Prima di procedere è d’uopo ringraziare per l’ennesima volta l’amica Cristina Catalano per averci fornito il materiale cartaceo da cui attingeremo questa storia.
Nel 1892 si votò per il rinnovo della Camera dei Deputati del Regno d’Italia. Si abbandonarono per la prima volta i collegi plurinominali per passare ai collegi uninominali. Il collegio di San Bartolomeo fece gola al prof. Leonardo Bianchi che iniziò dal suo paese natio la sua carriera politica. Non analizzerò l’operato del Leonardo Bianchi politico, potete leggere in questo sito una sua biografia e farvi un’idea dell’uomo, dello scienziato e del politico.
Ci si lamenta ora dell’astensionismo, della forte disaffezione per il voto e la politica. Nel 1892 non c’era il suffragio universale, votavano i ceti medio alti, il voto era un onore, gli elettori iscritti nelle liste erano circa tre milioni, i votanti 1,6 ml. Votò il 59%, ben al di sotto del 75,20 delle recenti elezioni politiche del 2013.

Il Bianchi fu eletto, e nel 1895 si ripresentò agli elettori di San Bartolomeo per un secondo mandato, fu clamorosamente bocciato. Gli preferirono un forestiero. Probabilmente fu in quella occasione che si ruppe quella connessione tra l’illustre scienziato e il suo borgo natio, tant’è che le sue spoglie riposano a Napoli. 

(Nella foto Leonardo Bianchi) 
 Il Bianchi nelle elezioni del 1897 si presentò nel collegio di Montesarchio e fu eletto, si ripresentò varie volte, venendo sempre rieletto fino al 1919, anno in cui su invito di Giovanni Giolitti fu nominato senatore del Regno dal re sciaboletta Vittorio Emanuele III. Non sappiamo perché nel 1895 la gente di San Bartolomeo in Galdo voltò le spalle al suo illustre concittadino. Forse disattese qualche promessa elettorale? Ma quando mai il disattendere le promesse elettorali erano d’ostacolo per la rielezione?
Ci sembra più verosimile uno scollamento tra il sindaco dell’epoca e il Bianchi. Nel 1892 fu eletto sindaco di San Bartolomeo Francesco Anfossi, rimase in carica fino al 1897. E’ ipotizzabile che nelle elezioni del 1892 a San Bartolomeo si formò il binomio elettorale Anfossi – Bianchi che portò all’elezione di entrambi, il primo sullo scranno più alto del comune di SBiG, l’altro per la prima volta a Roma alla Camera dei Deputati. Nel 1895 qualcosa dovette rompersi, non sappiamo se ci furono contemporaneamente le elezioni per eleggere il nuovo consiglio comunale, o se ci furono solo le elezioni per rinnovare la Camera. Il dato certo è che Anfossi continuò a fare il sindaco per altri tre anni, il Bianchi fu silurato in malo modo, tanto che decise, di non presentarsi mai più nel collegio del borgo. L’elezione del 1897 con Anfossi ancora sindaco, lo vide competitore e vincitore nel collegio di Montesarchio.
Chi certamente non abbandonò Leonardo Bianchi nelle disastrate (per lui) elezioni del 1895 fu l’amico Pietro Antonio Catalano, il quale costituì un comitato elettorale per il Professore e a sue spese stampò un “Discorso al Comitato elettorale del Prof. Leonardo Bianchi in occasione delle elezioni politiche del 1895”.
Come scrivevo innanzi, ogni epoca ha i politici che merita, ma anche senza voler distinguere tra Renzi e Bianchi, che per noi pari sono, la differenza sta tutta nei comitati elettorali. Lotti per Renzi e il Catalano per il Bianchi. Non abbiamo vergogna nell’affermare che in quanto a raffinatezza il Catalano stravince il confronto con il fiorentino, anche se non raggiungerà il risultato finale, ed è proprio la mancata forza elettorale ciò che non torna. Senza dubbio i Catalano erano la famiglia economicamente più importante di SBiG, talmente importante che mio nonno pur essendo vissuto in America per oltre dieci anni ai tempi di Rockfeller, secondo Forbes, l’uomo più ricco di tutti i tempi, alle richieste del figlio che non poteva o voleva esaudire, soleva rispondere non “E che sei figlio a Rockfeller!”, ma “E che sei figlio a Catalano!”. 

(Nella foto il belvedere del Palazzo Catalano) 
Il Discorso è datato 24 maggio 1895 ed inizia con un asiano “Illustre Professore, e Nobile Amico”. Il Catalano esprime subito la richiesta di candidatura all’amico, affermando che il Bianchi è l’unico che può risollevare le sorti di San Bartolomeo in Galdo.

“Voi, esclusivamente Voi potevate, e dovevate essere il nostro Eletto alla Candidatura Politica in questo Collegio. Non vi era bisogno di molto per orientarsi nella scelta. Bastava la evidenza di due fatti incontestabili: da una parte le misere condizioni della nostra Penisola, e quelle più miserande delle nostre contrade; e dall’altra le eminenti qualità che vi distinguono, e che attualmente, fanno di Voi l’uomo della situazione”.

A distanza di 120 anni nulla è cambiato, ma non vogliamo dar manforte al nostro Presidente del Consiglio che ci accusa di piagnistei, ma solo ricordare le forti analogie con un periodo storico della nostra piccola storia, era il 1992, elezioni per eleggere il Senato della Repubblica, da Napoli la Democrazia Cristiana ci inviò un uomo diventato impresentabile anche per i palati non fini degli elettori napoletani, il sig. Antonio Gava. L’arcivescovo di Benevento Minchiatti aveva da poco descritto la Valfortore come la “Mezzanotte del Mezzogiorno”, quindi misere condizioni il Mezzogiorno, ancor più miserande la nostra Valfortore, e come il Bianchi definito dal Catalano “Uomo della situazione”, anche Antonio Gava contiguo alla camorra, dal pulpito della Chiesa Madre fu definito: “Uomo della Provvidenza”.  

(A destra Antonio Gava)

Nel 1892 era scoppiata la guerra dei dazi con la Francia che mortificò ed impoverì enormemente l’agricoltura meridionale, da alcuni viene vista come il colpo mortale alle speranze dei contadini meridionali di poter vivere del loro lavoro, e l’inizio vero e proprio dell’esodo migratorio che dura tutt’oggi.
Commovente la lucida analisi del Catalano: “E l’Agricoltura? – Una parola che desta fremiti di sdegno, e nulla più – Sorgente prima di ogni ricchezza, vita delle Industrie e del Commercio fu sempre il fattore più interessante della prosperità delle Nazioni agricole. In Italia invece è un argomento di dolori e di scoraggiamento. La Saturnia Tellus ammirazione, ed invidia degli stranieri per la esuberanza di sue naturali ricchezze, oggi protende la mano mendica ai laboriosi suoi figli, che, impotenti al soccorso, portano lontano il fardello della loro propria miseria, e dei loro dolori. E poi…? E poi proprio un portento di nequizia! Una Rappresentanza Nazionale, ed un Governo che tutto pretendono, e spietatamente, da quella terra, di cui con perfide ipocrisie avviliscono e depreziano i prodotti”.

Provate ad entrare nella mente del Catalano, egli si accorge che il Governo italiano sta impoverendo il Meridione, ne “deprezia” i prodotti agricoli, l’unico sostentamento della povera gente meridionale dopo la chiusura delle poche industrie nell’immediatezza post unitaria, aumentano le tasse “spietatamente”, usa un avverbio forte, ma non è uso al sensazionalismo, diversamente non può chiamarsi l’esosità dello Stato e la sua cecità. Egli vede ancora partire i suoi coloni per il Nuovo Mondo, con il loro carico di miseria, di dolore, e ne è sinceramente partecipe.   C’è un mondo che sta cambiando e sta per essere travolto: “E’ il Genio del male, che trionfa: Ormuz soccombe ad Ariman”.
E quando ormai si pensava di aver raggiunto il fondo, e aspettarsi una risalita: “Dopo tante e tali sciagure sembrava nessun’altra esserne possibile – Non è vero – Assistemmo umiliati allo spettacolo indecente di un Parlamento che demoliva se stesso… Noi chiniamo le nostre fronti per nascondere il rossore delle ignominie altrui”.
La domanda che dovremmo porci dopo aver letto questo lirismo è: “Ma il Bianchi non era parte integrante di questo Parlamento? Non avrà magari anche Lui le sue responsabilità?”.
Lo sa bene anche il Catalano il quale non si aspetta rivoluzioni o “Palingenesi radicali”, più realisticamente “Non siamo di coloro, che sognano ideali che non possono essere paradigmi di utili realtà. E’ follia aspirare a Palingenesi radicali, ed una Instauratio ab imis fundamentis non può essere l’opera della nostra generazione, né, forse, di parecchie altre venture. Ma se non ferro e fuoco, neppure i tiepidi fomenti, od i blandi anodini. Si caustichi almeno là ov’è il virus del male, per potervi inoculare il polline della vita, e del bene”.
Purtroppo alla luce degli ultimi avvenimenti, potremmo dire che siamo ancora in attesa di quelle generazioni che potranno cambiare le cose, o almeno qualcuno che possa cauterizzare il male della corruzione e gettare il seme dell’onestà.
Noi dunque, stiamo ancora aspettando chi possa gettare il seme dell’onestà, il Catalano l’aveva individuato nel Chiarissimo Professor Bianchi, ammiratore del Suo alto ingegno, della Sua larga cultura e della Sua specchiatissima onestà.
Credo però che l’esimio Presidente del Comitato elettorale avesse il polso della gente e stesse già prevedendo la sconfitta ed infatti disse: “Domando ancora – Credete voi che la dignità di una causa, o la entità di un uomo si definiscano col numero dei voti, o che la vittoria dell’urna possa redimere dalla colpa e dall’onta di una lotta indegna? Voi v’ingannate, o Signori, se così pensate. Imperocchè non è il successo, ma la essenza stessa della causa per la quale si lotta che umilia o nobilita […] Colombo e Galileo nelle loro lotte soccombono ad un vulgo numeroso di dotti, che ignorano, e le rivelazioni del Genio passano schernite fra gli insulti dei villani cachinni. Ma per questo? Quelle sconfitte sono gloriose: Scienza e Civiltà trionfano: i derisi di ieri saranno i Divini del domani, e de’ secoli – Per gli avversari la vittoria è disastro: il numero non li salva dalla infamia, e quella infamia, irredenta finora, sarà sempre irredenta”.Dopo l’alto esempio il ritorno alla competizione politica: “Con o senza i vostri voti, Leonardo Bianchi sarà sempre Leonardo Bianchi […] La vittoria potrebbe essere con voi: ma passando sul cadavere del vostro decoro e della vostra dignità. Potrebbe essere con voi: ma al prezzo di aver chiesto a tutta Italia la limosina di un qualunque, che vi rappresenti […] tutto può far naufragio nella coscienza di un elettore”.

La sconfitta era certa, emergeva dall’ultimo appello del Catalano, cosa aveva combinato, o non aveva combinato il Bianchi ai suoi concittadini?”Io non sono quì, lo ripeto anche una volta, non sono qui per sollecitare i vostri voti, la vostra adesione. Però non vi nascondo che un dissidio de’ miei concittadini sul nome di un Leonardo Bianchi è cosa che mi addolora […] io deploro questa lotta, perché è indegna del vostro patriottismo, della vostra dignità, del vostro decoro”.

Leonardo Bianchi perderà malamente quelle elezioni, non si candiderà più nel collegio di San Bartolomeo in Galdo.
Pietro Antonio Catalano continuerà a far politica nel borgo raggiungendo la carica di sindaco.
San Bartolomeo continuerà nel suo lento, ma inesorabile declino.
E il mio ringraziamento va a chi non si è addormentato leggendo questa storia.

editing Lobonero