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“Ci permetterà, l’amministratore unico della SAMTE e sindaco di San Bartolomeo in Galdo, di intervenire nuovamente sul complesso tema del ciclo dei rifiuti sanniti, sulle inefficienze, i gravi rischi all’orizzonte e le connesse responsabilità, recenti o meno che siano. Un contributo di chiarezza, in coerenza con il ruolo di controllo vigile che il voto, benché di secondo grado, ci ha assegnato. Tenteremo di disvelare, quindi, l’effettivo “gioco degli inganni”, delle porte girevoli e delle ipocrisie cui l’ubiquo amministratore -sindaco partecipa attivamente, oscillando, con camaleontico piglio e grazia da rinoceronte, tra ruoli istituzionali e incarichi fiduciari, fugaci protagonismi e durevoli comparse. Ci appelleremo alla cruda verità dei fatti la cui forza vanifica anche gli ampollosi ed artati richiami al Latinorum di donabbonddiana memoria”.

Inizia così una nota di precisazione e di replica del consigliere provinciale Giuseppe Antonio Ruggiero, dopo le dichiarazioni di ieri di Agostinelli.

“Il default finanziario  – scrive Ruggiero – della Samte è anzitutto ascrivibile alle mole di crediti che la società vanta nei confronti delle amministrazioni municipali del Sannio.

Il primo debitore, con ampio distacco, è il Comune di Benevento del sindaco Mastella che, negli anni, si è distinto per non aver pagato quanto dovuto alla Samte (ben oltre 2 milioni di euro!) e per aver altresì promosso una serie di liti con la Provincia, ai limiti del temerario, sulla tariffazione adottata (tutte regolarmente perdute!).

Liti che hanno ulteriormente rallentato l’afflusso di cassa sino a procurarne il sostanziale stallo.  Che si trattasse di vertenze strumentali è avvalorato, d’altro canto, dalla natura “vincolata” delle risorse legate alla tassazione dei rifiuti. Risorse che i cittadini di Benevento pagavano e pagano.  Paradossalmente, quelle stesse tariffe che a dire di Agostinelli erano “insufficienti” e troppo basse – ragion per cui le ha aumentate insieme al presidente Di Maria – sono state in passato sistematicamente impugnate (le liti) dal sindaco di Benevento, Clemente Mastella, suo neo-vecchio (pre-loved) mentore.

La narrazione agostinelliana, al di là degli eccessi di zelo nei confronti dei nuovi/pre-loved compagni di ventura politica, non regge neppure con riferimento alla precedente conduzione tecnico-gestionale della Samte, se è vero, come è vero, che i suoi storici profili apicali sono, oggi, alla guida di ASIA, l’azienda beneventana di igiene ambientale.

Parimenti, è utile ricordare come, negli stessi giorni della nomina di Agostinelli alla guida della Samte, il presidente Di Maria, alla presenza dell’intero organo consiliare della Provincia, aveva paventato un aumento tariffario di circa 4 euro, unitamente alla garanzia di riaprire, nel mese di settembre, lo STIR di Casalduni e la discarica di Sant’Arcangelo, onde evitare la prossima annunciata crisi del ciclo dei rifiuti.

Insediatosi il nuovo amministratore unico, l’aumento tariffario lievita, d’incanto, a 15 euro per ciascun abitante della Provincia! Trattasi della “archimedea” soluzione delineata nel nuovo Piano Industriale della Samte: accollare le diseconomie dell’azienda ai cittadini sanniti, ripartendole con rigoroso metodo aritmetico. Ça va sans dire… Analogamente, Alitalia sarebbe salva e risanata in un nanosecondo!

Allo stesso tempo, la fondamentale “riapertura della discarica” sembra aver perso i caratteri dell’urgenza. Non si spiegherebbe, altrimenti, con riferimento all’appalto dei lavori di riattivazione, la repentina decisione di ripiegare verso la macchinosa, complessa, lunga e discrezionale procedura di gara secondo i canoni dell’offerta migliorativa, rispetto alla già avviata e notoriamente celere procedura economica.

Risultano, inoltre, inspiegate e inspiegabili le ragioni della mancata “perequazione dei costi” connessi all’utilizzo dei siti sanniti durante l’emergenza rifiuti dello scorso decennio.

Oggi, a differenza che in passato, è possibile agire nei confronti delle analoghe società provinciali della Campania. Si è preferito, invece, caricare per intero, sui cittadini, i “costi per la gestione inattiva del ciclo dei rifiuti”, con un incremento relativo del 100% sul 2018.

In merito alla “disastrosa gestione” del Partito Democratico, responsabile, tra le altre cose, di una tariffazione insufficiente e troppo bassa – a dire dello stesso Agostinelli – giova ricordare che, negli ultimi cinque anni, sia stato definitivamente risolto il più grave problema ambientale della Val Fortore, procedendo alla bonifica, per circa 6 milioni di euro, della discarica di Serra Pastore a S. Bartolomeo in Galdo.

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui il fortore era divenuto la pattumiera della Campania, con evidenti responsabilità delle locali amministrazioni. Chiaramente non quella di Agostinelli (Carmine), sindaco dal 2017, il quale, tuttavia, pur avendo da tempo assegnati, dalla Provincia, 40.000 euro per la caratterizzazione di una seconda discarica, quella di Taglianaso, non ha attivato alcuna procedura in merito. Evidentemente, gli interessi del territorio si soddisfano a fasi alterne.

Ritornando all’ingente mole debitoria dei comuni nei confronti di Samte, ragione che ha determinato il concordato in continuità, Agostinelli, presumiamo nelle vesti di sindaco di S. Bartolomeo in Galdo, con dichiarazioni a mezzo stampa del primo Luglio 2019 testualmente afferma: “ho riconosciuto in Consiglio Comunale l’intero debito verso la SAMTE, rateizzandolo in tre anni e pagando puntualmente”.

A fronte di un debito di circa 160mila euro, sarebbe opportuno sapere dall’ubiquo amministratore/sindaco come, quando e chi abbia proceduto all’approvazione e alla sottoscrizione della rateizzazione dell’anzidetto debito.

Sedeva, nel farlo, su entrambi i lati della scrivania? Sono stati computati i legittimi interessi sul debito dell’ente creditore da egli rappresentato? Ha ugualmente badato a spuntare le migliori condizioni possibili per l’ente debitore, il comune di cui è Sindaco?
Non si appalesa, in tutto questo, una plastica condizione di “conflitto di interessi”?
E ancora, può il detentore di una legittima carica elettiva percepire un’indennità aggiuntiva (pari a 24mila euro) legata all’incarico di amministratore unico di una società a controllo pubblico? Non scatterebbero, nel caso, i limiti di cui all’articolo 5, comma 5, del D.l. 78/2010 e ss.mm.ii. concernenti la gratuità degli incarichi conferiti ai soggetti titolari di “cariche elettive”?

A nostro avviso, si tratta di quesiti molto importanti, oggetto, pertanto, di una formale interrogazione che abbiamo prodotto e protocollato nella mattinata del 3 luglio presso la Provincia di Benevento. “