
Non molti sanno che Benevento dopo Roma è la città con la più alta concentrazione di reperti e monumenti egizi al di fuori dell’Egitto.
Fu l’imperatore Domiziano, di cui a Benevento si conserva una statua con le sembianze di un faraone, a volere che nella città sannita, crocevia della strada che congiungeva i porti meridionali a Roma, la via Appia, si costruisse il grandioso Tempio di Iside e fece trasportare a Benevento migliaia di reperti e monumenti egizi, moltissimi giunti fino a noi.
C’è un aspetto che ti colpisce quando entri nella sezione egizia del Museo Arcos di Benevento, quasi tutte le statue egizie sono senza testa e quelle poche teste rimaste sono tutte deturpate.
Sono gli effetti collaterali dei cristiani, perché noi ora giudichiamo imbecilli i talebani che distruggono i Buddha di Bamiyan, ma agli albori del cristianesimo gli imbecilli eravamo noi.
Altra curiosità che colpisce è che la maggior parte dei reperti egizi non sono stati trovati in città o lungo le sue mura perimetrali, ma nei boschi che all’epoca circondavano Benevento.
La spiegazione era semplice, man mano che le conversioni cristiane divennero sempre più frequenti, man mano che crescevano gli atti di intolleranza verso le altre religioni dell’Impero Romano, le sacerdotesse del maestoso Tempio di Iside, decisero di rifugiarsi nei boschi e portarono con loro quante più statue ed oggetti sacri poterono, così da perpetuare il culto di Iside, sperando ingenuamente di sfuggire alla furia iconoclasta dei cristiani. L’illusione durò poco, i cristiani riuscirono a trovarle e distrussero tutto ciò che trovarono.
Nella loro ignoranza però, erano convinti di aver trovato nel bosco delle sacerdotesse della dea Diana, signora delle selve, protettrice delle donne a cui assicurava parti non dolorosi, inconcepibile per la nuova religione che nei suoi libri sacri imponeva alle donne di partorire con dolore (Gn, 3:16).
Confusero dunque, le sacerdotesse di Iside con le Dianare sacerdotesse di Diana, da cui il termine Janara.
Il termine Janara abbandonò il significato di sacerdotessa di Diana per assumere agli occhi dei cristiani quello più generico di “strega”.
Il ricordo rimase indelebile a Benevento e l’odierna provincia tanto da arrivare fino a noi.
Se nel capoluogo l’arrivo di San Barbato ha posto termine ai Sabbah e alle stregonerie, in provincia le janare hanno avuto miglior destino radicandosi nel territorio, soprattutto nell’Alta Valle del Fortore.
Secondo l’indimenticato professor Morrone a Baselice esisteva addirittura una scuola di janare con tanto di preside, una hogwarts prima di hogwarts, ove il preside non era Silente, ma Maria Rosaria la Sambartolomeana, meglio conosciuta come Maria d’a roscia.
La scuola di Baselice era ovviamente clandestina e coloro che vi studiarono (o forse esiste ancora oggi) imparavano a preparare filtri d’amore a compiere “legature”, a guarire gli infermi.
Di filtri amatori, di “legature” di guasti e di guarigioni a San Bartolomeo ne parlava già il Falcone nellasua monografia sul paese della prima metà del XIX secolo.
Di fatto con la presenza della “strega” Maria Rosaria in quel di Baselice, codesto paese surclassò San Bartolomeo nella presenza di janare e di magie.
E proprio da Baselice nel secolo scorso arrivò a San Bartolomeo una delle janare più potenti conosciute nella Valfortore.
Incoronata Montanini nata a Baselice nel 1897 e morta a San Bartolomeo 86 anni dopo.
Gli scriventi coltivano da sempre l’arte del dubbio pertanto ci limiteremo a riportare fatti di cui per ovvie ragioni anagrafiche non serbiamo ricordi diretti.
Incoronata sposò un vedovo di San Bartolomeo che aveva 4 figli Rosario Di Ionno. L’ultimo figlio di Rosario aveva dei piccoli decifit cognitivi e restò con la matrigna fino alla sua morte, per poi spegnersi nell’antesignana della casa albergo per anziani di via Leonardo Bianchi.
Incoronata era una janara molto potente, coloro che scrivono hanno avuto la fortuna di sentirne raccontare le gesta da una miriade di persone della Valfortore tutta. Abbiamo ascoltato persone di Baselice, Roseto, Tufara, Foiano, Montefalcone, Volturara, Volturino. Alcuni ci hanno raccontato la sua storia ridendo, ma i più pur con narrazioni impregnate di scetticismo e di inspiegabilità si trinceravano nel più classico: “Non è vero, ma nel dubbio…”, d’altra parte come diceva Borges: “Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza”.
Ci hanno raccontato di persone che sono salite in casa di Incoronata su sedie di fortuna, ella abitava in un vicolo di badricc, perché non riuscivano a camminare e dopo pochi giorni sono tornati con le proprie gambe per ringraziare la janara. Alla domanda fatta dai vicini di casa su cosa avesse quel signore Incoronata rispondeva: “Nulla, era stato legato, ma l’ho sciolto”.
Ci hanno raccontato di bambini che piangevano incessantemente da giorni e portati dalla janara, bastava che passasse una sua mano sul piccolo corpicino per tranquillizzarli.
Ci hanno raccontato di persone che non credevano nemmeno ai santi, eppure giuravano di aver tratto beneficio ai propri dolori quando Incoronata avvicinava le sue mani al punto dolente.
Ci hanno raccontato, e noi lo riportiamo senza esprimere giudizi, di fenomeni di bilocazione, avendola vista in paesi vicini e non essendosi lei mai mossa dalla sua casa.
Non entra nelle canoniche categorie magiche Incoronata, ella non praticava né magia nera, né magia bianca, anche se a quest’ultima si avvicinava maggiormente, poiché pur non preparando filtri d’amore e pozioni magiche, la sua magia agiva sui blocchi energetici, favorendo l’armonia del corpo rimuovendo eventuali negatività.
Si è spenta nel proprio letto Incoronata, nel lontano 1983. Benvoluta da tutti.
In occasione dei 700 anni di SBiG la storia dei suoi figli (in questo caso acquisita) meritava di essere raccontata.
Chiunque abbia idee, chiunque abbia storie da raccontare, chiunque voglia fare un regalo a SBiG per i suoi primi 700 anni ce lo comunichi usando il form sul sito o scrivendo alla nostra mail: sbig@sanbartolomeo.info
Ad Maiora Ariadeno




