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Si era creduto che lo sfruttamento degli extracomunitari in agricoltura fosse un retaggio pugliese, calabro e dell’hinterland casertano e che non avrebbe mai interessato il Fortore. Ma il fermo di 14 extracomunitari, operato dalla compagnia dei carabinieri di San Bartolomeo in Galdo, dopo una attenta vigilanza operata dalle stazioni dislocate nei vari comuni della zona e durata alcuni giorni, ha ribaltato tale convinzione. I lavoratori, tutti senegalesi, erano utilizzati nella raccolta di uva nelle campagne di Baselice. Il nuovo comandante dellaCompagnia, Armando De Marco, con la collaborazione degli agenti dell’ispettorato del lavoro, hanno dovuto ricorrere all’ausilio di un interprete, il professore Antonio Telegramma, insegnante di lingue presso il locale liceo Medi, per strappare informazioni utili ai malcapitati visibilmente scossi ed impauriti.
Si tratta di richiedenti asilo politico che alloggiano presso un centro accoglienza che è ubicato nel comune di Telese Terme, che, avvicinati da qualcuno che aveva proposto loro un lavoro, non hanno esitato ad accettare, anche a salario bassissimo. I carabinieri hanno denunciato il proprietario del fondo in cui gli extracomunitari lavoravano. Secondo i militari pare che sia da escludere l’ipotesi di reato di caporalato, ma sicuramente non venivano rispettate, secondo gli agenti dell’ispettorato del lavoro, le condizioni adeguate per il tipo di impiego.
I fermati sono stati riaccompagnati presso il centro. Forse dovremmo dire altro raccolto, altra schiavitù. Perché nonostante leggi, programmi e promesse, quello dello sfruttamento nei campi è un fenomeno che a questo punto sembra estendersi a macchia di leopardo. Assume nuove forme, al limite della legalità, tra intermediazioni, aziende fantasma e miseria, utilizzando fondi europei e prolifera a causa della mancanza di controlli. E non arretra. E oggi all’emergenza «storica» che fino a ieri riguardava altre regioni se ne aggiunge una nuova: il Fortore.

Fonte: ilmattino.it