Di Viviana Pizzi

A sessant’anni dai movimenti operai che portarono alla marcia della fame del 14 aprile 1957, una serie di eventi a Benevento, Baselice e San Bartolomeo in Galdo hanno voluto ricordare un momento topico della storia dei contadini della Valfortore campana. Da uno studio quadriennale dell’archivista Marisa Micco sono stati raccolti una serie di documenti che riguardano quei giorni tra la domenica delle palme e la Pasqua. Quando oltre 1000 braccianti agricoli sono partiti dall’Alto Fortore tentando di raggiungere Roma. Volevano arrivare nella sede del Parlamento italiano per far sapere a tutta Italia che pativano la fame.
Lavorando al massimo un paio di mesi l’anno, molto spesso in estate, e riuscendo solo in quei periodi a pagare i debiti che contraevano con i negozi alimentari. Uomini e donne volevano arrivare a Roma per farlo sapere. Ma grazie a una alleanza tra Prefetto, sindaci e forze di polizia neanche i più duri e puri riuscirono a superare la volta di Pesco Sannita. Cosa successe allora? Che i braccianti furono presi a manganellate e caricati dalla polizia sui camion per essere riportati prima in caserma per la segnalazione. Successivamente tutti gli scioperanti fecero ritorno nelle loro abitazioni. Ma a Roma non ci arrivarono mai e i parlamentari non seppero mai dalla loro voce quello che avveniva nella Valfortore. Pasquale Giantomaso, ancora in vita e organizzatore di quella manifestazione, ha sostenuto durante il convegno di San Bartolomeo in Galdo dello scorso 25 agosto, che quella marcia ebbe comunque il suo effetto. Quello di portare le ragioni della Valfortore alla Cassa del Mezzogiorno. E quello di avviare un nuovo processo culturale che ha portato a due grandi promesse nella Valfortore: la fortorina (strada di collegamento tra Benevento e San Bartolomeo) e l’ospedale di San Bartolomeo in Galdo. 
Primo obiettivo semi raggiunto (la strada arriva a San Marco dei Cavoti ndr) secondo miseramente fallito come negli anni ha mostrato anche l’arrivo del Tg satirico di Striscia la Notizia. In questo contesto si pone anche il libro del giornalista scrittore Antonio Bianco. Moderatore dell’evento del 25 agosto. L’opera dal titolo “Pane e Lavoro” narra di un baselicese che decise di partecipare alla marcia. Ma vedendo l’obiettivo fallito e le sue istanze non arrivare a Roma, qualche mese dopo fece la grave scelta, quella che molti non avrebbero fatto se il Fortore fosse stata terra più ricca e accogliente: andare come emigrato in America.
L’autore per descrivere il suo Francesco ha consultato tutte le fonti a disposizione facendone un’opera unica e di scorrevole lettura. Di facile empatia per il lettore e per chi quella povertà la ha vissuta direttamente.
Al convegno ha partecipato anche il registra Ugo Gregoretti. Giunto a San Bartolomeo già negli anni 70 quando arrivarono anche gli Inti Illimani a realizzare un murales sulla marcia della fame. E il professore di Storia moderna all’Università Federico II di Napoli Guido D’Agostino che ha invitato soprattutto i più giovani al dovere del ricordo “per non commettere più gli stessi errori socio politici”.

Fonte: molione.it