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Giuseppe Nicola Summa è nato ad Avigliano in provincia di Potenza il 12 aprile 1833 da Domenico contadino e Anna Coviello.

Atto di nascita e battesimo di Giuseppe Nicola Summa

Il sindaco pro tempore Diodato Corbo apparteneva ad una famiglia di signorotti locali che facevano il bello ed il cattivo tempo nel piccolo borgo lucano.

Giuseppe Nicola era balbuziente, e i paesani lo prendevano in giro chiamandolo “Lo scialpo”. Come il padre anche Giuseppe Nicola faceva il contadino, spaccandosi la schiena nel piccolo podere preso in affitto dai Corbo. Si sposò Giuseppe Nicola rendendo il padre felicissimo. Lavoravano insieme il piccolo fazzoletto di terra, riuscendo con fatica a mettere insieme il pranzo con la cena e cercando di di risparmiare qualcosa per costituire la dote delle tre sorelle.

La vita di Giuseppe Nicola si sarebbe consumata come quella del nonno Giuseppe Nicola e del padre Domenico, una lotta quotidiana con la povertà e con il lavoro duro della terra, una vita più simile a quella degli animali che a quella dell’uomo. Una sequela di gesti e fatiche sempre uguali, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, anno dopo anno.

Ma Qualcuno lassù aveva deciso che per Giuseppe Nicola la vita sarebbe stata diversa ed anche la morte.

I paesani sanno essere crudeli e il soprannome “lo scialpo” gli veniva scagliato contro ogni qualvolta Giuseppe Nicola girava per il paese.

E proprio durante una sua uscita in paese, mentre ridevano di lui e del suo modo di parlare, Giuseppe Nicola decise che la misura era colma e un suo paesano smise di ridere per sempre.

Andrea Corbo dei fittavoli di Avigliano, che faceva il doppiogioco per i Comitati borbonici lo reclutò per la banda Crocco.

Giuseppe Nicola Summa divenne leggenda ed il suo nome di battaglia spaventa e risuona tuttora tra le montagne e le valli della Lucania e del Mezzogiorno d’Italia.

Giuseppe Nicola Summa meglio conosciuto come Ninco Nanco.

Nel 1864 quando ormai il brigantaggio era stato sconfitto, Ninco Nanco pensò di chiedere aiuto a Benedetto Corbo capitano della Guardia Nazionale di Avigliano che faceva come tutta la sua genìa il doppiogioco per i Comitati borbonici. Ma i signorotti non erano stupidi e il tempo dell’ambivalenza era quasi finito, il vincitore era il Piemontese e bisognava schierarsi con lui, spazzando via chi poteva raccontare dei loro tradimenti e Giuseppe Nicola era colui che insieme al generale Crocco conosceva più a fondo i segreti dei notabili lucani.

Rimasto solo con quattro uomini, Ninco Nanco fu fatto nascondere nella masseria di Benedetto Corbo, ma costui lo tradì.

Si mossero in 200 per catturare soli quattro uomini, ma Giuseppe Nicola Summa non era un uomo normale, incuteva terrore anche se ormai era braccato come una bestia, anche in 4 contro 200.

La taglia sulla sua testa era di lire 20000, un’enormità.

Ma Ninco Nanco si accorse della trappola e riuscì a scappare insieme con gli altri tre. Uno però, fu raggiunto dalle fucilate dei militi, era il germano di Giuseppe Nicola, Francesco Summa.

Francesco morì e Giuseppe Nicola ormai braccato fu tradito da un tal Giovanni Lorusso Padula detto Carciuso che ospitò i fuggitivi nel suo pagliaio, ma prima avvertì i militari e la guardia nazionale.

Questa volta i carabinieri e le guardie circondarono il pagliaio e gli dettero fuoco, intimando la resa. Ma Giuseppe Nicola non poteva cadere vivo in mano ai piemontesi, conosceva molti segreti e molti traditori, e mentre usciva con le mani alzate in segno di resa, un falegname della guardia nazionale Nicola Coviello si avvicinò e gli sparò a sangue freddo. Gli altri due compagni di Giuseppe Nicola furono trasportati vivi nelle carceri di Potenza.

Una Coviello gli dette la vita, un Coviello gliela tolse.

La relazione di Benedetto Corbo giustificò il Coviello affermando che Ninco Nanco uscì dal pagliaio sparando e Coviello rispose al fuoco uccidendolo.

La verità forse la raccontò qualche anno dopo lo stesso Giovanni Lorusso Padula detto Carciuso, pentito del suo tradimento.

Padula affermò che dopo due intimazioni alla resa, Giuseppe Nicola Summa ed i suoi due amici, decisero di arrendersi. Gettarono fuori le armi ed uscirono con le mani alzate dalla capanna come gli era stato ordinato. Gli si fecero incontro cinque carabinieri, tra loro vi era Giovanni Segoni, al quale fu ordinato di mettere i ferri ai polsi di Giuseppe Nicola, nella confusione si avvicinò inosservato un uomo di Benedetto Corbo, Nicola Coviello che scaricò il fucile alla gola di Ninco Nanco.

Era il 13 marzo 1864. La salma del Capitano Giuseppe Nicola Summa fu trasportata ad Avigliano ed appesa nella piazza principale del paese come monito per i suoi paesani.

Gli fu data sepoltura solo il giorno dopo.

Giuseppe Nicola Summa
Ninco Nanco in posa

Il capitano Corbo per avallare la morte di Ninco Nanco in uno scontro a fuoco, fece scattare due fotografie. Nella prima era visibile il corpo steso di Giuseppe Nicola dopo l’uccisione in cui si nota la macchia di sangue sulla sinistra, nella seconda il cadavere era stato ricomposto, ripulito, pettinato ed adagiato ad un muretto. Due immagini che certificano un falso storico e ricordano una foto simile scatta poco più di un secolo dopo a La Higuera in Bolivia.

Ernesto Che Guevara
Ernesto Che Guevara 1967