SBiG 700: Santa Maria ad Nives

Se chiedete ad un sanbartolomeano quale festa religiosa considera più importante e più partecipata non avrà dubbi a rispondervi: la Madonna dell’Incoronata che si festeggia l’ultimo sabato d’aprile nella omonima chiesetta rurale.

Ed oggettivamente è così di gran lunga senza tema di smentita. La festa dell’Incoronata è partecipata, sentita, come se fosse nel dna dei sanbartolomeani da sempre, ma non è sempre stato così.

La cappella dell’Incoronata è stata l’ultima chiesetta rurale ad essere costruita nel territorio di SBiG e precisamente nel 1761 per devozione di don Nicola Reino canonico della chiesa badiale o collegiata impropriamente detta Cattedrale di San Bartolomeo Apostolo.

Non si è affermata subito come festa nel cuore dei sanbartolomeani, e anche qui ci viene in aiuto l’archivio della famiglia Catalano.

Nel 1845 l’immensa forza economica dei Catalano divenne anche potere politico, il 1° gennaio dello stesso anno, fu eletto sindaco don Michele Catalano e rimase in carica per ben 5 anni.

Tra le carte che abbiamo visionato abbiamo trovato una richiesta di arredi sacri per le chiese di San Bartolomeo che il Comune ha inviato alla Provincia di Capitanata, Distretto di Foggia il 30 luglio 1845, sindaco Don Michele Catalano, il Perito era Don Tommaso De Crescentiis.

Le chiese interessate erano 7: la chiesa della SS. Annunziata, la chiesa di Santa Lucia, la chiesa della SS. Immacolata Concezione, la chiesa di San Bartolomeo e del Beato Giovanni, la chiesa di Santa Maria ad Nives, la chiesa del SS. Rosario e infine la chiesa di San Diego e Crocifisso, la cappella dell’Incoronata non era menzionata e non l’abbiamo trovata nemmeno in altre carte di fine ‘800 visionate all’Archivio Diocesano di Lucera.

In quel periodo fungeva da chiesa parrocchiale l’Annunziata perché nella Chiesa Madre si stavano effettuando i lavori per la seconda navata inaugurata e consacrata nel 1849. Ed infatti, per l’Annunziata vengono chiesti arredi sacri per 15 ducati: per doratura d’un calice, per l’acquisto d’una nuova pianeta di damasco color rosso, colla correlativa Stola, e manipolo, rappezzatura occorrente ad un vecchio parato composto d’una pianeta, e due tonacelle, per un messale di tipo romano.

Per la chiesa di Santa Lucia si è fatta richiesta per 2 ducati: per l’acquisto di due tovaglioli di cotone a fazione di fiandra, per pulirsi le mani il sacerdote nel lavarsi pria di celebrare, per una sotto tovaglia all’altare di tela rustica, canna 1., per cucitura, per un campanello di bronzo.

Per la chiesa della SS. Immacolata Concezione richieste per 6 ducati:

per l’acquisto d’una pianeta di varii colori, di roba detta portanova, colla rispettiva stola, e manipolo, per un leggio di legno noce, fatto a politura.

Per la chiesa di San Bartolomeo e del Beato Giovanni richiesta per 2 ducati: per una tovaglia di tela di lino colla correlativa falbalà, e cucitura.

Per la chiesa di Santa Maria ad Nives che tra le cappelle rurali doveva essere la più importante la richiesta era di 3 ducati: per doratura d’un altro calice interdetto anche da Monsignore, per una tovaglia di cotone a fazione di fiandra, per pulirsi le mani il Sacerdote, pria di celebrare, per un paio di ampollina.

Per la chiesa del SS. Rosario una richiesta per 2 ducati: per una borsa, velo, corporale, palla, due purificatori, e due manutergi.

Per la chiesa di San Diego e del Crocifisso, probabilmente il Convento dei Frati Minori la richiesta fu di 10 ducati: per una pianeta di damasco color rosso, stola, e manipolo, per doratura d’un altro calice, più per l’acquisto d’un parato di carte di gloria, Vangelo di S. Giovanni, e lavabo, il tutto di legno inargentato.

Santa Maria ad Nives doveva essere una chiesetta davvero importante per il paese, ora ne restano poche macerie.

Leggiamo di una passeggiata degli amici di Archeo SBiG a Castelmagno, sperando di fare cosa gradita postiamo foto di resti di pietre decorate, probabilmente alcuni portali ritrovati in prossimità della chiesetta di Santa Maria ad Nives.

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