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martedì, 27 Luglio 2021

Un paesologo a sbig: l’intervista

Visionario e ottimista, strenuo difensore dei piccoli paesi, tanto che l’appellativo “paesologo” se l’è cucito addosso, diventando un esperto della nuova scienza che tanto affascina le platee di tutta Italia: la paesologia. Franco Arminio è ormai un noto scrittore e poeta. Il suo best seller rimane “Vento forte tra Lacedonia e Candela” edito da Laterza nel 2008. II libro rappresenta la narrazione cruda e lirica di una presa di coscienza: la deflagrazione delle comunità agricole italiane al cospetto della cosiddetta modernità.

L’ultimo lavoro si chiama “Cedi la Strada agli Alberi, poesie d’amore e di terra”, pubblicato da Chiarelettere a febbraio scorso e presentato qualche sera fa a San Bartolomeo in Galdo, presso la biblioteca comunale, per iniziativa del circolo Steven Bantu Biko. Una raccolta della sua vasta produzione in versi. Ma non è un’antologia, è un’opera antica e nuova, raffinata e popolare, un preciso intreccio di passioni intime e civili. I versi di Arminio sono lavorati a oltranza, con puntiglio e cura, con l’obiettivo di arrivare a una poesia semplice, diretta, senza aloni e commerci col mistero. Arminio – che i paesi li conosce bene perché lui stesso è natìo di un piccolo borgo dell’Irpinia, Bisaccia – nel corso dell’incontro, ripete come un mantra che bisogna credere nel futuro dei piccoli paesi e combattere i pessimisti endemici. “In Italia – afferma- nessun paese è mai morto, anche quando qualcuno di questi è stato colpito da fenomeni naturali, primi fra tutti i terremoti”. Ottimismo, dunque; che si intreccia con la realtà che, spesso, appare desolata e desolante. “Prima – ha sottolineato Arminio – nei nostri paesi c’era la miseria ma non desolazione; oggi, invece c’è ricchezza, ma le strade sono sempre più vuote”.

Antonio Monaco – Radio Centro Roseto – RCR

Guarda il video dell’intervista a Franco Arminio

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Antonio Vinciguerrahttps://www.docenti.unina.it/antonio.vinciguerra
Farmacologo presso Università degli Studi di Napoli Federico II. Contro il pensiero unico. Per un nuovo umanesimo delle montagne.

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