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Ambiente

Ambiente (10)

eBook “ Le 100 e più fioriture del Bosco Montauro" - II Edizione

Un "must-have" per tutti gli amanti del nostro territorio, un atlante con immagini sensazionali della flora erbacea ed arbustiva del bosco Montauro, collocato nell'alta valle del Fortore beneventano, al confine con la Daunia. Le "100 e più fioriture del Bosco Montauro" si presenta nella sua 2° edizione, completamente rivista ed ampliata. 

Lo trovi qui.

Sito internet dell'autore

Recensione alla I° Edizione

Spesso nel tentativo appassionato di recupero della nostra dimensione storico-antropologica-culturale come abitanti di un luogo, protagonisti della sua storia, della sua natura, della sua metamorfosi continua nel tempo, ci imbattiamo nella completa assenza di documentazione e di fonti, nell’incapacità di reperire informazioni organiche e complete di qualsiasi sorta.

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Cos’è il bello? (Adotta un geranio)

Cos’è il bello? “È ciò che offre all'occhio e alla mente proporzione e armonia, ordine e misura, in modo che la varietà degli elementi si disponga in gradi e si componga in un tutto plasmato e ordinato dalla vita dello spirito” (Platone).

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Gennaio 2017: sul podio dei mesi invernali più freddi nell'ultimo ventennio

L’andamento meteo-climatologico di Gennaio 2017 ha mostrato una netta inversione di tendenza rispetto a quanto osservato nei mesi di Gennaio degli ultimi 10-15 anni, evidenziando un trend, persistente per tutto il mese, incline a condizioni di freddo persistente grazie alla reiterazione del blocco delle miti correnti atlantiche.

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Sulla prossima ondata di neve e gelo

Martedì 3 gennaio 2017, ore 11:00
Una bassa pressione di origine artico-marittima discenderà nelle prime ore della giornata di domani, 4 gennaio 2016, dal Mar Glaciale Artico, muovendosi in seno alle correnti occidentali che guidano la circolazione generale dell'atmosfera. Al suo posto andrà affermandosi un campo di alta pressione, con fulcro sulla Gran Bretagna, capace di meridianizzare la circolazione atmosferica sul bacino centro-occidentale del Mediterraneo e dunque in grado di bloccare le correnti atlantiche per diversi giorni.
Nel suo transito sull'Europa centrale in direzione del mare Adriatico, la bassa pressione artica andrà assumendo dei nuovi connotati, alimentandosi di aria gelida continentale polare proveniente da quella immensa ghiacciaia della siberia occidentale, oltre i monti Urali; in questa fase la struttura andrà ulteriormente raffreddandosi raggiungendo valori termici d'eccezione.
Nella giornata del 5 Gennaio, il nucleo gelido irromperà dal Golfo di Trieste sull’alto Adriatico iniziando il lento moto di scivolamento su di esso in direzione Sud-Est; in questa fase l’aria fredda raggiungerà le coste del nord-Africa. Il meridione d’Italia verrà investito da intensi venti gelidi di Buran, il vento che solitamente spira sulle lande desolate siberiane e sulle steppe del bassopiano sarmatico russo. La bassa pressione, al contatto con il mite bacino dell’Adriatico, si rinvigorirà, andando ad intensificare i moti condensativi forieri di precipitazioni. Nella giornata del 6 è previsto l’approfondimento della bassa pressione ed il suo incardinamento di fronte alle coste della città di Taranto. Questa nuova bassa pressione “italica” verrà alimentata dal flusso di aria gelida proveniente dai Balcani ed andrà lentamente colmandosi, esaurendo i moti convettivi al suo interno muovendo verso levante, in direzione della Grecia, per poi allontanarsi definitivamente dalle nostre regioni meridionali solo a partire dall’8 Gennaio.

Nelle giornate del 6 e del 7 si potranno registrare valori termici inconsueti per il centro-sud Italia, accompagnati da impetuosi venti di Bora (Nord-Est) in grado di esasperare la sensazione di raffreddamento da vento o windchill verso valori ai limiti del sopportabile per l’organismo. La stazione dell’AM di Campobasso potrebbe registrare valori prossimi al record storico di -10,8 registrato nel Gennaio del 1968.
Al momento i dati dicono che a San Bartolomeo le temperature resteranno costantemente negative dalla metà giornata di giovedì 5 gennaio al mattino di lunedì 9 gennaio; dunque ci saranno 4 giorni di ghiaccio.
Si prevedono tormente di neve nelle giornate del 5, 6 e 7 associate a scaccianeve in particolare il 6 ed il 7.
Ma la straordinarietà di questa ondata di gelo risiede nei valori particolarmente bassi delle temperature che ci si aspetta di registrare nelle giornate del 6 e del 7 Gennaio: nella fase clou dell’ondata di gelo la temperatura dovrebbe oscillare tra i -7/-9 C° per la minima e -3/-4 C° per la massima alla quota media del centro abitato, 600 mt slm. Insomma potremmo avvicinarci alla soglia psicologica dei -10°C che, dalle nostre parti, non si registrano dall’85.

Dal punto di vista delle precipitazioni nevose attese è possibile suddividere, al momento, l’ondata di gelo che si appresta ad interessarci in due fasi distinte:
- la prima, che va dal mattino del 5 gennaio 2017 fino a metà giornata dell’Epifania, in cui dovremmo essere interessati da rovesci nevosi associati allo scivolamento della saccatura colma di aria artica lungo l’Adriatico. Nella notte dell’Epifania l’entrata sulla nostra verticale del nucleo gelido in quota associato all’ondata di gelo farà sì che le nevicate divengano più regolari e durature; lasciando al suolo a fine periodo (ore 13 del 6 Gennaio) un discreto accumulo (10-20 cm);
- la seconda, che va dalla seconda parte del giorno dell’Epifania fino ad includere tutto il 7 Gennaio, terminando il mattino dell’8. Questa fase verrebbe caratterizzata dall’attivazione del fenomeno dello STAU (sollevamento orografico forzato delle correnti fredde in transito sull’Adriatico in corrispondenza dell’appennino centro-meridionale) che comporterebbe una maggiore persistenza delle nevicate proprio sull’area fortorina. Insomma, in questo frangente, potremmo avere una fenomenologia nevosa simile a quella che ci ha interessato a Sant’Antuono dell’anno passato (17 Gennaio 2016) quando vi furono diverse ore di nevicate abbondanti e persistenti in presenza di una bassa pressione al suolo ormai traslata sulla Grecia.
Dunque mentre nella prima fase le precipitazioni nevose potrebbero essere più discontinue, sotto forma di rovesci esse diverrebbero più continue e persistenti nella seconda fase, dal pomeriggio dell’Epifania, per gran parte di sabato 7 gennaio, terminando l’8 Gennaio.

Sul quantitativo nevoso atteso al suolo occorrerà procedere step-by-step; è impossibile avere una previsione dettagliata al momento. Il prossimo aggiornamento ci sarà domani. Ovviamente si tratta di previsioni che non vanno prese come certezze. Il quadro potrebbe variare nei prossimi giorni.

 

 

 

 

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Referendum trivelle, sindaci se ci siete battete un colpo

Manca meno di una settimana al referendumcontro le trivelle e dai nostri amministratorilocali nessun segnale. Come se la cosa non li riguardasse.
Eppure sono passati solo pochi mesi dalledelibere e dagli appelli con i quali sindaciassessori e consiglieri comunali chiedevano a gran voce allo Stato e alla Regione di sospendere gli atti con i quali si autorizzavano progetti di ricerca di idrocarburi nei nostri territori.
Tutti contro le trivelle. Tutti a difendere le nostre terre. Tutti a gridare contro l’abuso che Stato e Regione stavano consumando ai danni delle aree interne. 
E ora dove sono finiti tutti questi paladini della tutela dell’ambiente e delle peculiarità sannite? 
Per ora se ne sono perse le tracce.
Eppure il referendum di domenica 17 aprile è arrivato dopo l’iniziativa delle Regioni che a seguito delle delibere comunali in opposizione ai progetti di ricerca di idrocarburi che interessavano soprattutto Sannio e Irpinia. 
Un successo di quei territori che oggi rischia di essere vanificato proprio da chi quelle delibere che aveva voluto e difeso a spada tratta.
Un’assenza, quella degli  amministratori locali in questa campagnareferendaria, pesante, visto che proprio dai sindaci e delle amministrazioni locali era stato sollevato l’incostituzionalità del decreto Sblocca Italia.
Un’assenza alla quale però si può ancora rimediare quando manca meno di una settimana al voto. 
Certo il referendum, come dicono quelli che lo vogliono boicottare, serve solo all’abrogazione del comma 17, terzo periodo, dell'articolo 6 del dlgs n. 152 del 2006, limitatamente alle parole: "Per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale".
Noi invece riteniamo che andare a votare SI al referendum di domenica 17 aprile serve a dire no alle trivelle e a tutti progetti futuri di ricerca di idrocarburi nei nostri territori. 
Per questo lanciamo un appello ai agli amministratori locali: se ci siete battete un colpo.
Qualcuno obietterà che ai sindaci è stato vietato, con una circolare de governo, di intervenire nella campagna referendaria. Bene. Ma qualcuno ha per caso sentito alzare la voce ai sindaci e agli amministratori locali contro questa provvedimento da regime
 
Io non me ne sono accorto. 
Leonardo Bianco
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Reportage nevicata - 17/18 Gennaio 2016

Una selezione di foto dell'evento nevoso recente a San Bartolomeo in Galdo
La mattina del 18 Gennaio alla quota del centro abitato 550-600 mt slm si registra un accumulo di neve al suolo in campo aperto pari a circa 55-60 cm. Le foto sono state scattate la notte tra il 17-18 gennaio, e nel corso dell'intera giornata del 18.

Foto di Antonio Vinciguerra, Salvatore Picciuto, Vincenzo Caroscio, Andrea Coduti, Agata Casamassa, Giuseppe Battaglino, Antonella Mucciacito, Domenico Vinciguerra, fra Israel Cardoso
Segue la galleria fotografica in basso

In aggiornamento

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Presentazione dell'Atlante “ Le 100 e più fioriture del Bosco Montauro" - Monari Marco

Spesso nel tentativo appassionato di recupero della nostra dimensione storico-antropologica-culturale come abitanti di un luogo, protagonisti della sua storia, della sua natura, della sua metamorfosi continua nel tempo, ci imbattiamo nella completa assenza di documentazione e di fonti, nell’incapacità di reperire informazioni organiche e complete di qualsiasi sorta.

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Giardinaggio pensile e domestico a San Bartolomeo in Galdo

In questi giorni, girando per il paese, mi è capitato spesso di aver rivolto lo sguardo sia verso gli ingressi che nell’alto delle case, perché attratto irresistibilmente da fiori vistosi e colorati, ma anche da semplici piante, che fanno da ornamento alle abitazioni stesse.

Si tratta di un Giardinaggio cosiddetto “minore”, portato avanti, talora con molta passione, di solito, dalla “padrona” di casa.

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Il degrado dei portali e la qualità dell'aria a S.Bartolomeo

""Addentrarsi nel centro storico di San Bartolomeo in Galdo e prolungando di pochi passi, fino all'imbocco di via Leonardo Bianchi, il consueto percorso della <stituzionale passeggiata> al Corso, ci si può fermare in corrispondenza dei prospetti principali della Chiesa Madre prima, e dell'Annunziata poi, per cogliere lo stato di consistente degrado che interessa gli antichi Portali delle due Chiese. Questi monumenti, forse gli unici testimoni superstiti della storia più remota del centro fortorino, e di un non trascurabile interesse artistico, risultano fortemente devalorizzati da una massiccia presenza di patatine nere superficiali; prodotti che nel tempo si sono via via depositati coprendo e mascherando i pregevoli elementi decorativi di tali opere. Incuriosito dal vistoso nerume, alcuni anni fa, analizzai, in uno studio sperimentale condotto sotto la direzione del prof M.Del Monte titolare della cattedra di Petrografia Applicata alla facoltà di Agraria presso l'Università di Bologna, i tipi e di prodotti di alterazione presenti sulle superfici di questi monumenti, giungendo ad una originale, e curiosa conclusione: <in contraddizione con quanto in primo luogo si poteva immaginare (per analogia per degradi apparentemente simili presenti su altri monumenti italiani), il degrado dei portali delle chiese di San Bartolomeo in Galdo, ironia della sorte, ritrova l'unico principale responsabile nella purezza e nell'ottima qualità dell'aria.>

Come si è giunti ad una simile affermazione?

Per stabilire la natura dei prodotti di degradazione dunque risalire alla causa principale del degrado, sia è primo luogo proceduto al prelievo di micro-campioni (frammenti di materiale litoide ed esili croste superficiali) con la premura ed il rispetto della necessità di intervenire il meno possibile sulle opere d'arte. Successivamente tali campioni sono stati sottoposti a scrupolose analisi di laboratorio, sfruttando sofisticate metodologie e potenti strumenti di indagine (diffrattometro a raggi X e microscopio a scansione elettronica), messi gentilmente a disposizione dal direttore del Dipartimento di Scienze della Terra e Geologiche-Ambientali dell'Ateneo bolognese. Le risultanze ottenute dalle analisi, hanno chiaramente evidenziato come le pietre dei portali a prevalente natura calcarea (calcareniti o calcari), sono interessate da una netta prevalenza del biodegrado rispetto all'azione assolutamente trascurabile di agenti inquinanti. Infatti le osservazioni al microscopio hanno permesso di individuare una forte abbondanza di licheni (simbiosi tra alghe e funghi) ancora viventi ed <in splendida forma>; sono proprio tali organismi principali responsabili della pellicola bruna dallo spessore di alcuni decimi di millimetri (100-200 mm) che ricopre le superfici dei monumenti. Semplificando si può dire che l'acqua di pioggia, scivolando sul tappeto lichenico, si arricchisce in acidi secreti dei funghi ed interagisce con le parti più superficiali dei manufatti, portando così ad una trasformazione chimico-fisica del materiale calcareo di cui sono costituite le pietre dei portali, e alla conseguente formazione di un nuovo minerale chiamato Weddellite (Ossalato biidrato di calcio) che costituisce oltre il 99% del materiale di cui sono formate le patine esaminate. 

Ma come si correla la qualità dell'aria con quanto detto sino a questo punto? Nelle atmosfere inquinate delle aree fortemente industrializzate, le patine di alterazione dei monumenti sono per la maggior parte costituite da gesso;  minerale che si forma per l'interazione con l’SO2, le superfici carbonatiche delle pietre le particelle carboniosa emesse in atmosfera dal traffico veicolare, dei bruciatori ad olio per riscaldamento, dalle industrie, ecc. Mentre nel caso specifico delle croste nere che interessano i portali delle chiese di San Bartolomeo, non è stata rilevata neanche in minima parte la presenza di gesso ma al contrario si è registrata una forte quantità di Weddellite, minerale legato alle funzioni vitali dei licheni, organismi indicatori di atmosfere pure in quanto molto sensibile anche a bassissimi tenori di SO2 in aria. Risulta dunque evidente che gesso e Weddellite sono da considerarsi antagonisti. A questo punto è intuitivo che la Weddellite, assieme alla presenza di licheni ancora viventi sulle superfici dei portali, indicano con certezza che la qualità dell'aria a San Bartolomeo in Galdo è ancora ottima, con valori di SO2 certamente molto bassi ed inquinamento decisamente scarso.

Articolo originale

Dott. Michele Barbato (geologo)

 

 

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La fine di un bosco

Uno scorcio del Bosco MontauroTagli selvaggi e confini che scompaiono...

Un tuffo al cuore… ogni volta che passando da lì, da quella strada mille volte fatta fin da bambina, vedo i confini del mio amato bosco scomparire, vedo distese brulle, terreno arato di fresco dove prima c’erano alberi, querce preziose che appartenevano al patrimonio di tutti… scomparse!

Tutto è racchiuso nelle origini del nome. I Longobardi, fondatori del nucleo originario di San Bartolomeo in Galdo, barbari colti ed evoluti vollero aggiungere Galdo riferendosi ai comprensori di terreni densi di vastissimi boschi (walde) che circondavano il nostro paese e  rendevano incontaminato il nostro paesaggio.
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