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-Sei un farabutto. 
-Tu sei un furfante.
Non è un litigio tra avventori brilli di una locanda, ma leloquio forbito di due personalità del nostro borgo: l’Arciprete Rev. Don Ernesto Saccone ed il canonico e ormai personaggio mitologico Rev. Don Francesco Catalano, meglio conosciuto come Don Ciccio, fratello di quella gran faccia da cinema che fu il canonico Don Matteo.

 Dall’archivio storico diocesano di Lucera, sono emersi particolari divertenti sulla genesi della Chiesa di Maria SS. del Carmelo, meglio nota come Chiesa a don Cicc. Sorta nel 1910 ed attualmente chiusa al culto, riaperta solamente per il triduo del Carmelo a luglio e Santa Lucia a dicembre dall’infaticabile Rev. Don Clemente Arricale.

Don Ciccio Catalano
Don Ciccio Catalano

 

Se un giorno ci avventureremo nella descrizione biografica del Rev. Francesco Catalano proveremo a chiarire i motivi, non solo devozionali, della costruzione della chiesa del Carmine.

Oggi proveremo a raccontare, grazie alla lettura del registro delle sante messe, la lista di tutti i sacerdoti che hanno celebrato messa nella chiesa del Carmine dal 1910 ai giorni nostri, la piccola storia di una piccola chiesa intrecciata con alcuni avvenimenti del borgo.
A costruzione ultimata nel 1910, i fratelli Catalano salutarono larciprete Saccone, lasciarono il capitolo cattedrale e iniziarono la loro attività quali rettori della Chiesa del Carmine.
Tutte i giorni alle ore 5, sia nelle gelide e buie mattine invernali, sia nelle fresche e piacevoli albe estive i due fratelli uscirono dalle mura di SBiG da porta della Croce e celebrarono la messa nella loro chiesa.

Tutti i giorni ininterrottamente per i primi 8 anni, i canonici Catalano si recarono a lodare lAltissimo. Non cerano vacanze o malattie che li fermassero. La prima assenza la rileviamo nellottobre del 1918. Non abbiamo certezze, se non che per alcuni giorni non si recarono a celebrare messa. Andiamo nel campo delle ipotesi. Cosa successe nellottobre del 1918? Linfluenza c.d. spagnola, una pandemia mondiale colpì anche il nostro piccolo borgo. Nei registri della Confraternità dellImmacolata Concezione, la Chiesa Nuova per intenderci, ho letto che nellottobre di quellanno morirono ben 27 confratelli. Credo che i canonici, seppellendo lascia di guerra, dovettero aiutare larciprete nella celebrazione dei funerali, è lipotesi più plausibile, che si potrebbe verificare nei registri parrocchiali. Non regge secondo me lidea che si chiusero in casa in attesa che la malattia passasse. Durò ben due anni, anche se da noi il numero maggiore di morti lo provocò nella sua fase iniziale. Una forma virale che si abbatté sullorganismo provato dalla fame e dalla miseria del popolo sanbartolomeano. I morti furono soprattutto povera gente, i galantuomini ben nutriti e pasciuti, superarono quasi indenni tale pandemia.

I fratelli Catalano ripresero a celebrare nella propria chiesa con regolarità fino al 1938. In Italia ci fu la fine della I guerra mondiale, lavvento del fascismo, le leggi razziali, ma i nostri canonici, tutte le mattine si svegliavano e andavano a celebrare messa. Nel 1937 morì anche leterno rivale di Don Ciccio, larciprete Saccone, ma non leggiamo particolari scossoni sulla routine dei due.
Nel marzo del 1938 leggiamo che Don Ciccio si assentava spesso, a beneficio di Padre Alfonso Maria Pepe. Costui celebrava spesso con don Matteo fino allagosto del 1938. Ipotizziamo linizio di una malattia di Don Ciccio, anche perché fino alla fine dellanno le sue presenze non saranno regolari, anzi si diraderanno sempre più, a volte don Matteo celebrava in solitudine per una settimana, altre volte era coadiuvato da Don Donato DOnofrio e alcune volte celebrava solo larciprete Scrocca. 
Il 16 luglio del 1938 giorno della Madonna del Carmine, il nuovo arciprete Rev Don Giulio Scrocca di Roseto Valfortore, celebrava la solenne festività assistito da Don Michele Ziccardi, valente predicatore, don Nunzio Lupo, i fratelli Catalano e lo stesso Padre Alfonso Pepe. La data è da ricordare perché segna la grande distensione tra lenclave dei Catalano e larcipretura di San Bartolomeo Apostolo. Cera voluta la morte di Don Ernesto per aversi tale distensione. 
Gennaio del 1939 si apre con la sola celebrazione di Don Matteo e si chiude nello stesso modo. Crediamo che la malattia di Don Francesco si stia aggravando, le faticose funzioni della settimana santa dello stesso anno sono celebrate dal solo don Matteo.

Don Matteo Catalano
Don Matteo Catalano

 

Nel seguente luglio si hanno cinque giorni di chiusura della chiesa, rubricati con la dicitura: Non celebrato perché infermo. Il che ci fa supporre che ammalatosi don Matteo, don Francesco non fosse più in grado di celebrare da solo. Quellanno il panegirico della Madonna del Carmine fu tenuto da uno dei più conosciuti predicatori di San Bartolomeo in Galdo: Padre Teodoro DOnofrio, u monac Ciufellon.

Il 21 settembre del 1939 la Chiesa del Carmine fu soggetta a visita pastorale, il vescovo di Lucera Mons. Giuseppe di Girolamo fu accompagnato dal curiale Sac. Don Giovanni Pepe, fondatore del Calvario e che di lì a qualche anno, per l’esattezza nel 1951, avrebbe effettuato una visita apostolica ben più importante per conto del Papa Giovanni XXIII a San Giovanni Rotondo per verificare se Padre Pio avesse davvero le stimmate.
Nel dicembre del 1939 le condizioni di Don Ciccio peggiorarono, concelebrerà con il fratello pochissime messe. La messa solenne di Santa Lucia non lo vedrà tra i concelebranti, ma farà la sua apparizione un piccolo frate minore che ha lasciato un grande ricordo a SBiG: Padre Silvestro DAndrea. Il giorno di Natale don Francesco Catalano celebrerà la sua ultima messa, e obbedirà, per dirla con le parole di Ibn Al Athir, allunico ordine di Dio a cui luomo non può sottrarsi, morirà qualche giorno dopo e si risparmierà le brutture e i drammi della II guerra mondiale che non lasceranno esente il nostro piccolo borgo.